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09/11/2018

ZES, LE CABINE DI REGIA UN OSTACOLO INUTILE

Il Mattino

Nando Santonastaso
Nella storia politica italiana degli ultimi 30 anni pochi governi sono sfuggiti alla cosiddetta «Cabina di regia». Nata come artificio politico per comporre dissidi interni alle maggioranze, è diventata sempre più un organismo di stampo commissariale, solo in apparenza tecnico ma in realtà senza mai sfuggire al controllo e ai capricci delle maggioranze di turno. Chi avesse pazienza potrebbe tentare di valutare se e quante di esse siano state davvero utili alla collettività e agli obiettivi di riferimento: senza andare troppo per il sottile, si può tranquillamente dire che i risultati sono stati quasi sempre inferiori alle aspettative, anche quando le intenzioni di partenza potevano sembrare giuste o condivisibili. La percezione generale è che siano sostanzialmente inutili e comunque lontane dalla «pancia» elettorale. Perché allora insistere, come ha fatto ieri alla presentazione del rapporto Svimez 2018 il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, annunciando l'ennesima Cabina di regia per coordinare stavolta i piani e le scelte delle 12 Zes previste nel Mezzogiorno, le Zone econome meridionali legate alla portualità del Sud, che sono l'unica, vera ed enorme opportunità per il futuro di quest'area?
Difficile spiegarlo se non con la logica di affidare allo Stato sempre più poteri e controlli sui territori, nella fattispecie sulle Regioni che rappresentano però il naturale punto di riferimento delle Zes, avendo dovuto predisporre e approvare gli appositi «Piani di sviluppo strategici» per chiederne l'attivazione. Senza quei Piani, come dice espressamente la legge istitutiva delle Zes, non si sarebbe potuto nemmeno iniziare l'istruttoria dei dodici dossier. E la Campania, che ha fatto da battistrada, lo sa bene pur avendo potuto dialogare fino allo scorso anno con un governo «amico». Inoltre, ogni Zes ha uno scenario territoriale specifico (Gioia Tauro non è Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia o Taranto) ma proprio la concorrenza tra sistemi portuali diversi è uno dei presupposti strategici per attrarre investimenti, obiettivo primario di queste aree dalla fiscalità vantaggiosa e soprattutto libere da vincoli burocratici di ogni tipo.
Perché, allora, una Cabina di regia? Il presupposto di questa idea sembra richiamare da vicino la narrazione 5 Stelle sul presunto, totale fallimento della spesa dei fondi europei nel Meridione. In altre parole, le amministrazioni locali devono essere guidate in certi percorsi perché prive di competenze specifiche e anche per questo a rischio di condizionamenti, per così dire, provenienti da fattori locali. Ma l'idea fa acqua da molte parti: non solo perché non è un segnale di cambiamento, visto come detto che la politica ne abusa dagli anni '80 con bilanci tutt'altro che confortanti; non solo perché rischia di aggiungere confusione, ritardi e incertezza a procedure che invece dovrebbero correre spedite e non rischiare di inciampare su conflittualità esasperate, intoppi di ogni genere e scenari politici spesso instabili; ma anche perché non tiene conto della volontà dei cittadini, così tanto esaltata dal Contratto di governo. Già, provate a chiedere loro cosa pensano ad esempio delle Cabine di regia insediate per Bagnoli, per il codice degli appalti o per le liberalizzazioni di qualche anno fa. Vi risponderebbero all'unisono, delusi e rassegnati, che non hanno risolto i problemi, a dispetto di annunci e promesse solenni. E che alla fine sarebbe bastato attuare le leggi esistenti e la Costituzione per fare meglio dei comitati ristretti. Come il buon senso, mai troppo rimpianto, suggerirebbe anche per le Zes.
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