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09/08/2018

Toscani puniti dal Milleproroghe stop a 400 milioni per le periferie

La Repubblica - ernesto ferrara

In rivolta anche i Comuni amministrati da Lega e M5S. Nardella: "Intimazione al governo"
Periferie, la paura fa 400. L'Anci Toscana si mobilita contro il blocco della quasi totalità dei fondi del piano periferie per rifare piazze e strade, deciso con un emendamento al decreto Milleproroghe approvato lunedì scorso in Senato. E dai calcoli fatti dall'associazione dei sindaci toscani salta fuori il calcolo della paura: 390 milioni che rischiano lo stop, 340 secondo letture più ottimistiche visto che i Comuni di Prato e Grosseto e la Metrocittà di Firenze potrebbero essere "salvi". Soldi che i municipi contavano di avere e nella maggior parte dei casi hanno già impegnato per la progettazione e le gare d'appalto e che ora di colpo svaniscono. Anzi, vengono congelati per 2 anni. «Una follia» si inalbera il presidente dell'Anci toscano Matteo Biffoni, sindaco di Prato. Dario Nardella scrive al premier Conte mentre dagli uffici di Palazzo Vecchio proprio ieri parte un'intimazione-diffida al pagamento del 20% della cifra prevista per Firenze, circa 3,5 milioni sui 18 complessivi. Ma la rivolta è bipartisan: dal sindaco 5 Stelle di Livorno Nogarin al leghista di Siena De Mossi, che chiama il ministro Centinaio.
pagina II Periferie, la paura fa 400. L'Anci Toscana si mobilita contro il blocco della quasi totalità dei fondi del piano periferie per rifare piazze e strade, deciso con un emendamento al decreto Milleproroghe approvato lunedì scorso in Senato. E dai calcoli fatti dall'associazione dei sindaci toscani salta fuori il calcolo della paura: 390 milioni che rischiano lo stop, 340 secondo letture più ottimistiche visto che i Comuni di Prato e Grosseto e la Metrocittà di Firenze potrebbero essere "salvi". Soldi che i municipi contavano di avere e nella maggior parte dei casi hanno già impegnato per la progettazione e le gare d'appalto e che ora di colpo svaniscono. Anzi, vengono congelati per 2 anni. «Una follia» si inalbera il presidente dell'Anci toscano Matteo Biffoni, sindaco di Prato. Dario Nardella scrive al premier Conte mentre dagli uffici di Palazzo Vecchio proprio ieri parte un'intimazione-diffida al pagamento del 20% della cifra prevista per Firenze, circa 3,5 milioni sui 18 complessivi.
Ma la rivolta è bipartisan: a firmare la lettera di protesta dell'Anci sono anche i sindaci di destra come Alessandro Ghinelli di Arezzo e quelli 5 Stelle come Filippo Nogarin di Livorno. Persino la leghista di Cascina Susanna Ceccardi era ieri contrariata e auspicava alla Camera una correzione del testo votato in Senato. Come il neosindaco leghista di Siena Luigi De Mossi, che ieri si è attaccato al telefono col ministro Gian Marco Centinaio per raccontargli il caos generato dall'emendamento. Un pasticcio senza precedenti. La ratio dello stop pensato dal governo ai circa 2,2 miliardi di euro previsti nel fondo nazionale periferie era bloccare i soldi non ancora spesi o con appalti non chiusi. Una scelta che ha però trascurato la realtà: ben prima di spendere i denari un ente pubblico deve fare i progetti, poi i bandi.
E la disponibilità finanziaria deve essere sempre chiaramente indicata. Se al bando artecipa un'impresa è peraltro molto complicato dirle che non ci sono più i soldi. Un enorme guaio. Senza vie di mezzo: il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini, Pd, responsabile finanze Anci, spiega come «sia necessario che le risorse messe a disposizione dei Comuni siano ora interamente confermate». Non spezzettate o dilazionate. C'è peraltro anche un caso nel caso: quello politico. Se i sindaci di 5 Stelle e Lega si sono attaccati al telefono per chiedere modifiche al decreto quando tornerà in aula a settembre alla Camera, nel Pd è scoppiata la polemica sul fatto che a votare l'emendamento incriminato in Palazzo Madama sono stati anche i senatori dem. «Non me lo spiego, spero che daranno una motivazione» ha detto ad esempio Dario Nardella (Pd), sindaco di Firenze, rispondendo a una domanda durante un'intervista concessa al Tgr Rai della Toscana. «Comunque io non vedo il colore politico di chi lo ha votato, chiederò certamente ai deputati Pd alla Camera di non votare l'emendamento, non deve diventare norma». La Lega però attacca con Federico Bussolin: «Nardella ridicolo, i suoi progetti non sono stati ritenuti innovativi e lui per le periferie non ha fatto nulla». Mentre dal sindaco 5 Stelle di Carrara Francesco De Pasquale arriva un distinguo: «Il caos è tutto nato dagli errori del governo Renzi».

Foto: Il quartiere Shanghai di Livorno

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