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23/01/2019

Tecnici rapiti e uccisi in Libia Condannati manager Bonatti

La Stampa - FRANCESCO GRIGNETTI

ROMA ITALIA / LA GIORNATA IN SETTE NOTIZIE
Condannati i manager della Bonatti: per la prima volta la magistratura sanziona una grande società italiana per la morte all'estero di suoi dipendenti. La vicenda nasce con il rapimento di quattro tecnici italiani in Libia nell'estate del 2015, conclusosi tragicamente otto mesi dopo con la morte di Salvatore Failla e Fausto Piano. Il giudice Maria Paola Tomaselli ha inflitto 1anno e 10 mesi di reclusione al presidente della Bonatti, Paolo Ghirelli, e ai due componenti del cda Dino Martinazzoli e Paolo Cardano (pena sospesa per tutti). Un anno e 10 mesi è il frutto del patteggiamento ottenuto dalla difesa del manager Dennis Morson, che era il responsabile dell'azienda in Libia. Rinvio a giudizio per Giovanni Di Vincenzo, l'altro esponente del cda, che ha scelto il rito ordinario e che sarà processato il 28 maggio prossimo. «Prendendo doverosamente atto della decisione», i vertici della Bonatti di dicono comunque «fiduciosi che nel giudizio di appello, che sarà prontamente proposto, emergerà la mancanza di qualsiasi loro responsabilità». La mancata tutela È la prima volta che una azienda italiana, da anni impegnata nel settore «oil and gas» con appalti commissionati dalle più grandi compagnie petrolifere mondiali, sia sanzionata per non avere adottato tutte le misure necessarie a tutela dei propri lavoratori. In quel 2015, infatti, la situazione libica era già gravemente deteriorata, l'ambasciata era stata chiusa a febbraio, e la Farnesina aveva invitato le società italiane ad andarsene o quantomeno ad elevare le misure di sicurezza a beneficio dei lavoratori. Secondo il pm Sergio Colaiocco, invece, i componenti del cda (che rispondevano di cooperazione colposo in omicidio colposo) avrebbero omesso di scegliere adeguate misure di sicurezza «per colpa, consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, anche dopo che la società aveva partecipato a una riunione presso il ministero degli Esteri del 12 febbraio 2015». E fu così che gli italiani Piano, Failla, Pollicardo e Calcagno caddero nelle mani di islamisti che si erano affiliati all'Isis. Accadeva nel viaggio da Djerba a Mellitah. A questo proposito ci sono 3 indagati (l'autista Youssef Aldauody, il nipote Ahmed Dhawadi e il suo amico Ahmad Elsharo), arrestati a Tripoli il 16 marzo dello scorso anno. Sono loro che avrebbero organizzato il rapimento per finanziare l'organizzazione terroristica. Altri dieci complici nel frattempo sono stati uccisi. - c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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