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30/12/2018

Su quell’angolino del porto la guerra Onorato-Grimaldi

Il Tirreno - Mauro Zucchelli

Tanti scontri a colpi di carte bollate ma finora in sede civile: il ring era stato spesso il Tar La Procura ora punta i riflettori sulle banchine: i retroscena del caso Sponda Ovest darsena toscana
Mauro ZucchelliLIVORNO. Mai stato così affollato l'andirivieni di uomini del porto negli uffici di avvocati, mai le guerre a suon di carte bollate erano state così numerose ingarbugliate quanto un vietnam di torti, accuse, controaccuse, cambi di fronte. Finora però il ring era stato soprattutto quello delle liti civili o la battaglia di fronte al Tar quando lo scontro riguarda un provvedimento amministrativo. Adesso però l'interesse della Procura per la gestione delle banchine - segnatamente degli accosti nell'angolino alla radice della Darsena Toscana - sembra rappresentare un salto di qualità: si lascerebbe il territorio del civile per entrare in quello del penale. Cosa l'ha determinato? Proviamo a ricostruirlo spiegando il contesto.Prima di tutto va detto che il valzer di "occupazioni temporanee" e provvedimenti transitori è una realtà che non riguarda solo Livorno ma anche vari altri scali.Tutta colpa di due elementi. L'uno è relativo alla geografia: le banchine sono una risorsa limitata e scarsa, non ce ne sono mai abbastanza per sfamare tutte le richieste degli operatori. L'altro ha a che fare con la farraginosità dei tempi della burocrazia-lumaca di fronte alle esigenze di rapidità dell'economia: ed è proprio una parte dell'apparato a reagire tramite scorciatoie che magari forzano un po' le procedure standard (come la decretazione d'urgenza negli atti di governo, come l'urbanistica a colpi di varianti nella gestione del territorio, come gli adeguamenti tecnico-funzionali per velocizzare le mosse nei vecchi Prg portuali). Succede a Livorno, ma non solo a Livorno. Soprattutto se i nuovi crismi che abbiamo importato dall'Europa portano alla comparazione fra i soggetti, anche se questo rischia di tradursi in un allungamento dei tempi di istruttoria. Magari raddoppiati se poi si innesta la consolidata abitudine italica per cui qualcuno fra i perdenti blocca tutto mediante ricorso ai giudici del Tar. C'è anche un altro aspetto: le conseguenze impreviste del nuovo Codice degli appalti. Come riferisce uno degli interlocutori, «per riuscire a condurre in porto la realizzazione dell'Expo sono state previste 77 deroghe alle norme e se Sala è finito sotto indagine dev'essere perché non si è pensato alla 78a...».Ma, dentro le quinte di questo scenario, lo spicchio di porto finito sotto i riflettori della magistratura non è uno qualsiasi: piccolino quanto si vuole, probabilmente non più di 4-5 ettari. Eppure da anni al centro di controversie e gomitate: tant'è vero che, a quanto è dato sapere, il primo sassolino che ha smosso la valanga sarebbe un esposto firmato Ltm. Allora la società era ancora controllata da Renzo Conti, ma dalla primavera dello scorso anno è finita nell'orbita del gruppo Onorato (che controlla Moby, Tirrenia e Toremar, oltre ad essersi aggiudicato la privatizzazione della Porto 2000, la società ex pubblica del porto passeggeri). Non è tutto: proprio in quell'angolo c'è la tensostruttura di 800 metri quadri del gruppo Grimaldi posta sotto sequestro dalla Capitaneria di porto. Presa fra due fuochi: da un lato, è stata realizzata su richiesta dell'Authority perché in quella zona le mutate condizioni di mercato hanno portato alla nascita di un polo in cui sbarcano non solo merci ma anche passeggeri (e dunque bisognava offrir loro un minimo di servizi); dall'altro, è stata contestata dai militari agli ordini dell'ammiraglio Giuseppe Tarzia perché ritenuta un abuso. Quanto basta per far balenare il sospetto di uno scontro istituzionale fra Authority e Capitaneria. A meno che non si creda a un semplice duello fra personalità differenti, vale la pena allora di tornare al dibattito che si è sviluppato da fine luglio in poi su "Port news", la rivista di Palazzo Rosciano: a partire dalla riflessione della prof. Giorgia Boi (Università di Genova) che tirava le orecchie alla riforma Delrio per come ha (poco) distinto i confini fra Authority e autorità marittima. Un tema sul quale ha insistito anche Massimo Provinciali, numero due di Palazzo Rosciano.Ma non è l'unico scontro in atto. Anzi, ce n'è uno ancor più cruento: ecco un nuovo capitolo della guerra fra i due big dei traghetti, Onorato vs Grimaldi, che proprio a Livorno ha il principale campo di battaglia. C'entra con lo scossone giudiziario? Difficile dirlo, sta di fatto che nei mesi scorsi proprio il patron di uno dei due gruppi armatoriali rivali, Vincenzo Onorato, era arrivato a chiedere la testa del presidente dell'Authority, Stefano Corsini. Basterebbe questo per far capire quant'è aspro lo scontro. --

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