scarica l'app
MENU
Chiudi
26/06/2019

RISORGE DOPO LO SCANDALO IL RUOLO DI CONSIP LE SUE GARE DIGITALI FUNZIONANO E CON LE LEGGI GIUSTE POTREBBERO FARE DI PIÙ

Economy - Sergio Luciano

ECONOMY E POLITICA
L'amministratore delegato, Cristiano Cannarsa, ha compiuto un netto turn-around e ora preme per procedure più snelle e meno "filibustering". La soluzione? L'ampliamento del raggio operativo della centrale acquisti
Consip ha fatto notizia in Italia, al livello dei Tg, soltanto per una breve stagione di scandali - destinata dalla proverbiale inefficienza del sistema giudiziario a galleggiare nell'opacità - ma dobbiamo a quest'azienda pubblica, controllata al 100% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, se quest'anno pagheremo 3 o 4 miliardi di tasse in meno. Un risparmio sui prezzi d'acquisto dei beni che lo Stato compra dai privati, che peraltro sta aumentando costantemente di anno in anno, sia pur troppo lentamente (con l'eccezione del 2017 degli scandali) sin da quando è stata avviata l'attività della Consip. Perché è la strada giusta, quella delle gare d'appalto digitali. Ma si potrebbe fare molto di più, se solo la politica volesse. La Consip, in sostanza, è chiamata appunto a gestire gli acquisti di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione attraverso l'e-procurement, le gare on-line: per definizione più sicure e severe, e quindi più utili, di quelle tradizionali. Il sistema è, purtroppo, aggirabile - anche la Banca d'Inghilterra, del resto, è stata svaligiata - ma riuscirci è difficile e lascia tracce, come del resto il caso Romeo conferma. Invece le vecchie, care gare d'appalto cartacee tradizionali sono poco più di una burletta. Quando la Consip viene incaricata di "filtrare" un acquisto, il compratore - Comune, Regione, Asl o qualunque ente pubblico interessato - risparmia in media il 15% rispetto a quando spenderebbe comprando quei beni o quei servizi "come si faceva prima" Ma i risparmi, in certi settori, sono molto maggiori: si arriva oltre il 60% dei prodotti medicali (siringhe, cateteri, garze e simili), al 57% dell'hardware informatico, ma anche al 30% di risparmio per gli acquisti all'ingrosso di traffico telefonico mobile. E allora perché non si fanno passare per le forche caudine della Consip tutti gli acquisti della Pubblica amministrazione, concretizzando così - una buona volta - la chimerica "spending review" di cui hanno straparlato tutti i governi (salvo l'attuale, sia detto tanto come encomio che come biasimo)? Già: perché? Un'idea deve avercela, e ben chiara, Cristiano Cannarsa, amministratore delegato della Consip che - dopo una vita spesa a mettere insieme e far funzionare ciò che infatti meglio funziona (o l'unica cosa che funziona) della macchina fiscale statale, ovvero l'anagrafe tribu taria, la famigerata Sogei - è stato mandato a sostituire il povero Luigi Marroni, dimessosi dalla Consip all'insorgere dello scandalo non per colpe ma per evidenti difficoltà ambientali. Ha lavorato sodo, Cannarsa, e si vede: intanto, lo scorso anno ha gestito 127 gare per un risparmio, appunto, di 3 miliardi, che hanno coinvolto 100 mila aziende, beneficiarie di 700 mila ordini, con 247 lotti (dai 147 dell'anno prima) rilanciando nettamente l'attività fiaccata dal terremoto dell'anno precedente. Inoltre, ha incrementato l'utile netto aziendale, attestatosi a 5,8 milioni, che è pur sempre tanto denaro. Però Cannarsa non è un politico, è un supertecnico dell'informatica e dell'organizzazione: tutto fare e niente dire. Salvo quando, però, è chiamato a pronunciarsi in sede istituzionale, e allora, lì, parla: «Nell'era della digitalizzazione, l'esame della documentazione è tutto non digitale - ha spiegato nella sua ultima audizione alla Camera, dai contenuti tanto sobri quanto esplosivi, e quindi poco riportata dai media - mentre un e-procurement tutto digitalizzato sarebbe un miglioramento straordinario». Dunque le norme frenano nei fatti ciò che il mantra della digitalizzazione afferma sul piano dei principi. E non basta: c'è la piaga dei ricorsi: circa 200 pendenti, facilitati dal valore irrisorio del cosiddetto "contributo unificato", in pratica la tassa che dovrebbe disincentivare i ricorsi temerari, sporti solo per "filibustering" contro i rivali vincitori, o peggio ancora per bloccare le aggiudicazioni e continuare nelle gestioni provvisorie che vanno a vantaggio dei vecchi fornitori. Ebbene: per fare ricorso, che la gara valga 10 milioni o 300 milioni, si pagano sempre e solo 9000 euro. Assurdo. E poi i tempi burocratici, pazzeschi. Che nascono anche da norme balzane. Per esempio, le offerte si articolano di solito su tre livelli: due di merito, economico e tecnico e una con i requisiti. In tutta Europa, prima si valutano le offerte di merito e poi si controlla se il miglior offerente ha i requisiti per gareggiare. In Italia si devono valutare prima della gara i requisiti di tutti i concorrenti: «In una gara su 10-15 lotti con 200 imprese concorrenti», ha spiegato Cannarsa, «bisogna controllarle tutte e 200, prima di procedere. Richiede mesi. C'è da smaltire una mole mostruosa di documenti». E così, di fatto, alcune gare durano cinque anni: «Sono casi paradossali, che una gara duri cinque anni dal fabbisogno alla contrattualizzazione è un fallimento per la nazione», ha sintetizzato il manager. Sante parole. Ma ancora più sante sono le analisi sul massimo impatto possibile della digitalizzazione degli acquisti. A 50 miliardi di valore ante-gara si potrebbe arrivare subito, verosimilmente incrementando gli attuali 3-4 miliardi di risparmi. Se non accade è soprattutto perché i soggetti pubblici appaltanti non sono ancora tecnicamente obbligati a servirsi delle gare digitali. E non sono neanche attrezzati a farlo: non sarebbe difficile, anzi, ma richiederebbe una modifica dell'organizzazione amministrativa. Insomma, un briciolo di buona volontà. I ministeri sono obbligati a convogliare prioritariamente i loro acquisti sulla Consip su otto tipologie di beni (energia, telefonia, carburanti) oltre che per tutti i loro fabbisogni. Ma tante altre pubbliche amministrazioni non hanno obblighi così stringenti: da qui la necessità di contringerle o, almeno, di incentivarle a farlo. E di controllare e per le meno motivare e incalzare chi, pur potendo farlo, non compra attraverso la piattaforma Consip. Non c'è alcuna normativa sul controllo degli enti pubblici, insomma. E servirebbe. Poi ci sono però ulteriori 40 miliardi di spesa pubblica per acquisti di beni e servizi che non possono, per legge, essere affidati all'e-procurement. Perché? Perché si tratta o di prestazioni professionali non assoggettabili a gara, e fin qui si può anche capire (non sempre); oppure di appalti per attività pubbliche di servizio difficilissime da trasferire tra un fornitore e l'altro. Tipicamente quelle del trasporto pubblico locale: se, per capirsi, il Comune di Roma impazzisse e decidesse di affidare le attività oggi (mal)gestite dall'Atac - i famosi autobus che s'incendiano - all'Atm, l'azienda milanese che gestisce bene i trasporti in quella città e ci guadagna pure, non potrebbe: perché l'Atac è un'azienda pubblica, peraltro mezza fallita, e se perdesse quell'incarico fallirebbe del tutto, con costi enormi a carico - in ultima analisi - del contribuente... Detto questo, Cannarsa va avanti: con tutte le piccole e grandi innovazioni che riesce a fare in proprio: l'ultima che sta per nascere, una App rivolta alle Piccole e medie imprese che si connette con l'agenda dei concorrenti e li tiene aggiornati su scadenze e comunicazioni istituzionali. 0 ancora, e più importante, un accordo che la Consip ha raggiunto con la Sose, un'altra società di Mef, grazie al quale per le gare cosiddette "rilevanti" sono stati inseriti come prerequisiti di partecipazione alcuni indici di bilancio, qualificati e impegnativi come ad esempio il Roi. Uno se ne va dagli uffici della Consip e gli torna in mente quel vecchio adagio che fa bella mostra su tante mattonelle di maiolica che campeggiano alle pareti delle trattorie e dei negozi in tutta Italia: «Il possibile l'abbiamo sempre fatto, l'impossibile lo stiamo facendo, per i miracoli ci attrezzeremo».

Foto: QUANDO LA CONSIP FILTRA UN ACQUISTO L'ENTE COMPRATORE RISPARMIA MEDIAMENTE IL 15% RISPETTO AL METODO UTILIZZATO IN PRECEDENZA


Foto: CHE UNA GARA PER UNA FORNITURA DURI CINQUE ANNI E UN FALLIMENTO PER LA NAZIONE