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04/11/2018

Riapre il bar del Tribunale Al lavoro anche detenuti

Corriere della Sera - Massimiliano Nerozzi

La storia
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iapre domattina il bar del Palazzo di giustizia. Già fallito una volta, il locale era tornato in funzione il primo dicembre 2015 per meno di sette mesi. Adesso sarà gestito dalle cooperative sociali «Libera mensa» (di «Abele Lavoro») e «Pausa caffè» (come partner), con 9 dipendenti e 10 tra detenuti ed ex detenuti. Tutto nell'ambito di un progetto reso possibile dalla collaborazione di più enti .


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Riapre domattina il bar del palazzo di giustizia, dopo una pausa (dai caffé) durata oltre due anni. Già fallito una volta, il locale era tornato in funzione il primo dicembre 2015 per meno di sette mesi, costretto alla chiusura per il mancato pagamento dell'affitto e un'inchiesta della Procura: tra arresti e le accuse (all'epoca) di corruzione, turbativa d'asta e truffa aggravata ai danni del Comune, proprietario degli spazi. Sarà pure per questo - le solite aste al ribasso - che stavolta, oltre che alla contabilità si è pensato all'utilità, del bar e dei suoi posti di lavoro: lo gestiranno infatti le cooperative sociali «Libera mensa» (di «Abele Lavoro») e «Pausa caffé» (come partner), con nove dipendenti e dieci tra detenuti ed ex detenuti. Tutto nell'ambito di un progetto reso possibile dalla collaborazione di Comune, amministrazione penitenziaria, tribunale e Compagnia di San Paolo.


Per le centinaia di persone che ogni giorno frequentano uffici e aule, ci sarà un servizio di caffetteria e ristoro, per il pranzo: 350 metri quadrati per i clienti, altri 150 di servizio. L'ambizione è quella di puntare comunque a fornire prodotti di qualità: dalle diverse varietà di miscele di caffé, che si potranno provare in un apposito angolo degustazione, alle pizze gourmet, passando per la pasticceria. Con l'utilizzo di farine biologiche e lievito madre. I detenuti coinvolti nel piano non saranno solo quelli al bar, ma pure altri occupati nella preparazione dei prodotti, quella che avviene ormai da anni. Panetteria e caffè, per esempio, arriveranno dai laboratori della casa circondariale «Lorusso e Cutugno», alle Vallette; la birra sarà fornita dal penitenziario di Saluzzo.


La scorsa settimana, fino a ieri, sono stati fatti gli ultimi dettagli, con i presidenti delle due cooperative, Piero Parente («Libera Mensa») e Marco Ferrero («Pausa Caffè»). Tirava l'aria entusiasta che sempre c'è all'inizio di ogni avventura, e pure di più, per la complessità della sfida: «Conciliare la qualità e l'eccellenza di un percorso, alimentare, con un progetto di inclusione, sociale». Una bella metafora sull'intenzione di cambiare vita. Banalizzando: fare le cose il meglio possibile, conviene. Del resto, se in Italia la recidiva per chi è già stato in carcere può toccare il 70 per cento, nelle persone che riescono a inserirsi nella società e nel mondo del lavoro, la ripresa criminale scende al 15-20 per cento. Insomma, una salutare lucidata al terzo comma dell' articolo 27 della Costituzione - «le pene... devono tendere alla rieducazione del condannato» - visto che i detenuti che qui lavoreranno stanno scontando condanne definitive. Proprio per discutere su questo e altri temi, nei locali del bar ci saranno 60 metri quadrati riservati al garante comunale per i detenuti, Monica Cristina Gallo. In fondo, il bando per l'aggiudicazione del servizio, aveva incluso tra i requisiti il lavorare con detenuti ed ex, per un loro reinserimento nella società. Con un occhio di riguardo, dunque, ai temi della sicurezza e della legalità.


Il bando del 2015 fu invece un disastro, per come sono poi andate le cose. Non finite: tra una settimana, sempre di lunedì, davanti al giudice Stefano Sala, è infatti in calendario l'udienza preliminare per l'inchiesta sulla gestione precedente. Otto imputati - difesi tra gli altri dagli avvocati Flavio Campagna e Giampaolo Zancan - accusati a vario titolo dell'asta «truccata». Indagine con diversi colpi di scena, compreso un ricorso in Cassazione da parte di un imputato, con richiesta «di rimessione» del procedimento. Ovvero, spostarlo in altra sede. Motivo: «la serenità del palazzo di giustizia appare minata anche dalla circostanza che la decadenza della società ha creato disagi, avendo determinato il venire meno dell'unico punto di somministrazione di cibi e bevande presenti nella struttura. Con evidenti ripercussioni, in termini di aggravio sulle attività dirigenziali degli uffici». Insomma, giudici e pubblici ministeri non sarebbero stati troppo sereni nei confronti degli imputati perché sono stati privati del caffé per un paio d'anni. Nel dubbio, con un'ordinanza di due paginette, la corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta, per errore nelle notifiche alle parti. Sul merito, non s'è ovviamente pronunciata. E chissà cosa avrebbe scritto: del resto, doversi fare mezzo chilometro e passare reticolati di metal detector per farsi una birra e un panino, era una discreta seccatura. E lì, guai, a decidere di pancia.


Massimiliano Nerozzi
@MaxNerozzi

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La vicenda

Domani mattina riapre il bar del palazzo di giustizia

Già fallito una volta, il locale era tornato in funzione il primo dicembre 2015 per meno di sette mesi, costretto alla chiusura per il mancato pagamento dell'affitto e un'inchiesta della Procura

Tra una settimana, sempre di lunedì, davanti al giudice Stefano Sala, è infatti in calendario l'udienza preliminare per l'inchiesta sulla gestione precedente. Otto imputati - difesi tra gli altri dagli avvocati Flavio Campagna e Giampaolo Zancan - accusati a vario titolo dell'asta «truccata»

Lo gestiranno le cooperative sociali «Libera mensa»
(di «Abele Lavoro») e «Pausa caffé» (come partner), con nove dipendenti
e dieci tra detenuti ed ex detenuti. Tutto nell'ambito
di un progetto


Foto:

Degustazione Sopra l'entrata, sotto il punto degustazione delle miscele

Per le centinaia di persone
che ogni giorno frequentano uffici e aule
del palazzo
di giustizia
di Torino,
ci sarà
un servizio
di caffetteria
e ristoro,
per il pranzo: 350 metri quadrati per i clienti, altri 150 di servizio