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13/12/2018

Proroghe e bandi sospetti nel mirino dirigenti capitolini “Da rifare un atto su dieci”

La Repubblica - LORENZO D'ALBERGO

La relazione del Campidoglio
Affidamenti diretti, senza gara.
Servizi concessi in proroga perché il bando è in ritardo. Mancate verifiche sulla congruità degli incarichi esterni e sulle autocertificazioni presentate dalle aziende. Pietro Paolo Mileti, segretario generale del Campidoglio grillino, lo certifica nell'ultima edizione della relazione sul controllo successivo di regolarità amministrativa.
pagina V Affidamenti diretti, senza gara.
Servizi concessi in proroga perché il bando è in ritardo.
Mancate verifiche sulla congruità degli incarichi esterni e sulle autocertificazioni presentate dalle aziende. Pietro Paolo Mileti, segretario generale del Campidoglio grillino, lo certifica nell'ultima edizione della relazione sul controllo successivo di regolarità amministrativa: più di un atto su dieci di quelli sfornati da Roma Capitale, per l'esattezza l'11,4%, è fallato.
Su 2.321 documenti firmati dai manager capitolini nel corso del 2017, 264 provvedimenti andrebbero riscritti. Perché negli uffici in cui ogni anno si decide come spendere quasi 5 miliardi di euro, a giudicare dalle conclusioni del dossier, si lavora peggio che negli anni precedenti: «L'attività di controllo ha evidenziato, in controtendenza con il passato, un regresso nello standard redazionale e nella cura delle motivazioni degli atti».
I burocrati capitolini - il report in alcuni frangenti pare rinviare ai travagliati anni di Mafia Capitale - continuano a commettere più o meno volutamente sempre gli stessi errori: ignorano le prescrizioni del codice degli appalti di Cantone, fanno a pugni con il concetto di trasparenza e il relativo decreto. Infortuni che hanno portato all'apertura di 143 inchieste interne per fare luce sugli errori più leggeri e sui 20 casi più pesanti in cui l'atto è stato giudicato palesemente illegittimo. Indagini con esiti poco fortunati: in 77 casi i chiarimenti arrivati dagli uffici sono stati giudicati «insufficienti o parzialmente insufficienti» dal segretariato. In 19 occasioni, poi, la replica non è mai arrivata.
Una «totale anomalia» che peserà sulla valutazione della performance di chi è rimasto in un silenzio «omissivo». Magari per non rispondere di un affidamento diretti.
Tra i «più fertili terreni in cui si possono annidare pratiche corruttive», spauracchio dei 5S che almeno a parole hanno giurato di scatenare l'inferno contro questo tipo di procedure, i servizi concessi senza bando sono sempre lì. Nel campione analizzato dai tecnici del Comune sono 74 e «hanno dato luogo a perplessità attinenti l'artificioso frazionamento soprattutto nelle commesse di modico valore e a carattere ripetitivo».
Nulla di nuovo in Campidoglio.
Anche perché le criticità riguardano ad esempio i vecchi Caat (i residence in via di dismissione entrati negli affari del Mondo di mezzo) e i servizi di portierato e pulizia affidati sempre agli stessi operatori. Il tempo medio della proroga? «Otto mesi, con punte superiori a l'anno». Fenomeni che si sono ripetuti più spesso nei dipartimenti Politiche sociali, Politiche abitative e al Simu, lavori pubblici, rispettivamente in 38, 20 e 15 casi.
Tra i municipi il primo a mostrare il fianco è quello di Ostia, con 22 atti fallati. Seguono il centro storico con 17 e l'ex circoscrizione di Tor Bella Monaca con 12 casi.
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