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26/10/2018

Progetti p.a., no alla Centrale

ItaliaOggi - FRANCESCO CERISANO

MANOVRA 2019/ Oice e Rete professioni tecniche bocciano la nuova struttura del Demanio
A rischio la qualità delle prestazioni professionali
Un secco no alla creazione della Centrale per la progettazione delle opere pubbliche, la nuova struttura che dovrebbe essere costituita presso l'Agenzia del demanio con il compito di far decollare gli appalti e gli investimenti pubblici. A bocciare la norma contenuta nella bozza di legge di bilancio 2019 sono le professioni tecniche afferenti al mondo ordinistico e confindustriale che definiscono «inaccettabile» l'ipotesi, ritenendo la Centrale «un nuovo, immenso, carrozzone pubblico, facilmente schiavo della politica, che non potrebbe assicurare la qualità delle prestazioni professionali, garantite dalla concorrenza e dal mercato». La norma della bozza di Manovra Tra le principali novità contenute nei primi testi della legge di bilancio 2019, diffusi nei giorni scorsi (e, come ammesso dallo stesso governo, tutt'altro che definitivi) c'è l'istituzione presso l'Agenzia del demanio (che assumerà la nuova denominazione di Agenzia del demanio e della progettazione) di una Centrale a cui potranno rivolgersi le amministrazioni centrali e gli enti locali per: - progetti di fattibilità tecnica ed economica (defi nitiva ed esecutiva di lavori), collaudo, coordinamento della sicurezza, direzione lavori e incarichi di supporto amministrativo; - gestione delle procedure d'appalto in tema di progettazione per conto della stazione appaltante; - predisposizione di modelli di progettazione per opere simili; - valutazione dei progetti sottoposti all'esame della Centrale dagli enti interessati alla realizzazione dell'opera. Per gestire queste funzioni la Manovra autorizza l'assunzione di 500 lavoratori presso l'Agenzia del demanio, il 70% dei quali sarà costituito da personale tecnico. In fase di avvio della Centrale, l'Agenzia del demanio provvederà ad assumere 100 unità di personale mediante apposita selezione all'interno della p.a. Nelle intenzioni del governo, la Centrale per la progettazione delle opere pubbliche dovrebbe sveltire le procedure di appalto e gli investimenti pubblici, sia delle p.a. centrali che degli enti locali. Per i primi la bozza di Manovra stanzia 2,8 miliardi per il 2019, di 3 miliardi per il 2020 e 3,5 miliardi per ciascuno degli anni dal 2021 al 2033. Per gli investimenti locali, invece, ci sono 3 miliardi per il 2019 che saliranno a 3,4 mld nel 2020. Il giudizio dei professionisti Per la Rete delle Professioni tecniche e l'Oice, l'Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria, sarebbe «necessario puntare ad una chiara distinzione tra controllori e controllati, riservando ai liberi professionisti e alle società di ingegneria, la progettazione ed ai pubblici dipendenti il controllo del processo di esecuzione delle opere pubbliche, dalla programmazione al collaudo. Ciò nella consapevolezza che le norme che, sino a adesso, hanno provato a invertire i ruoli, affi dando la progettazione interna alle stazioni appaltanti ed attribuendo, contestualmente, ai liberi professionisti e alle società di ingegneria, competenze in materia di verifi ca dei progetti, hanno puntualmente fallito, alimentando varianti in corso d'opera, contenziosi ed incompiute». Di qui il giudizio critico nei confronti della Centrale per la progettazione delle opere pubbliche che, a giudizio dei professionisti, non garantisce la qualità delle prestazioni professionali e la trasparenza nel processo di esecuzione delle opere. Per la Rete delle professioni tecniche e l'Oice, la Centrale costituirebbe dunque «un nuovo immenso carrozzone pubblico», «una nuova Italstat» (la società statale del gruppo Iri per la progettazione e costruzione di grandi infrastrutture ndr) «facilmente schiavo della politica». «Una norma come quella prevista nella legge di bilancio», prosegue la nota congiunta di Rete professioni tecniche e Oice, «rischierebbe di dare uno schiaffo ai progettisti italiani in un momento in cui tutta la fi liera ordinistica e imprenditoriale sta cercando, con forza e determinazione, di superare la grave crisi del settore dei lavori pubblici». «Nessuno nega l'esigenza di rafforzare i ruoli tecnici delle amministrazioni», concludono i professionisti, «ma ciò va fatto per le fondamentali fasi di programmazione e controllo del processo di esecuzione delle opere pubbliche e non per attività di progettazione in house, rischiando di riproporre modelli statalisti, certamente anacronistici, più onerosi e senza eguali in Europa».

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