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17/09/2018

Privati o pubblici? qui nel nord est…

Corriere L'Economia - Alessandra Puato

Economia & Politica LA GESTIONE DELLE INFRASTRUTTURE
Riaffidare le concessioni agli enti locali? No, dice Enrico Marchi della Save che ha riportato in utile l'aeroporto di Verona: «Non è detto che sappiano gestire meglio, anzi». Come si è visto per le autostrade del Veneto «La Brescia Venezia è finita ad Abertis per cattiva gestione»
Non «sparate sui concessionari privati, sappiamo fare il nostro mestiere». Enrico Marchi è uno dei privati che hanno in concessione le infrastrutture italiane. Gli aeroporti, nel suo caso. Difende la categoria dopo l'annuncio del ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, che in seguito al crollo del ponte Morandi a Genova vorrebbe affidare solo a soggetti pubblici la gestione delle infrastrutture: ponti, strade, porti, per esempio. Marchi è presidente e azionista con il 20% di Save, la società degli scali di Venezia, Treviso, Verona (il polo aeroportuale del Nordest) e Charleroi, in Belgio.
Perdite e utili

Dal 2017 i fondi infrastrutturali dei francesi di Infravia e dei tedeschi di Deutsche Bank ne possiedono la maggioranza, certo, ma con il ruolo di soci finanziari che hanno acconsentito a lasciargli, a statuto, la gestione della società. A Cernobbio, al Forum Ambrosetti l'8 settembre, Marchi si è tolto qualche sassolino dalle scarpe. Niente preconcetti, sostiene, non sempre pubblico è bello. Spesso i privati fanno bene dove il pubblico fallisce. E fa tre esempi. L'aeroporto Catullo di Verona (e Brescia), l'autostrada Trieste-Venezia e la Serenissima.


Partiamo dal suo Catullo. «L'aeroporto di Verona aveva accumulato oltre 60 milioni di perdite nel 2010-2014, prima che lo comperassimo. Abbiamo ridotto i costi del 35% e l'abbiamo portato in utile, oggi i passeggeri crescono del 10% l'anno. Abbiamo un piano d'investimenti di 150 milioni al 2030, di cui 65 milioni entro il 2019. E sono uno che inizia a investire ancora prima di firmare il contratto di programma», quello che stabilisce obblighi e diritti della concessione. Così Save per Venezia ha già investito 430 milioni sugli 850 stimati al 2021, nota Marchi. E ora «valuterà» il bando aperto dalla regione Friuli per la privatizzazione del piccolo scalo di Trieste, che nel gennaio-luglio scorsi, secondo Assoaeroporti, ha perso il 2% di passeggeri contro il +7,5% di Venezia, il +8% di Treviso, il +9,2% di Verona.


L'aeroporto di Verona è ancora in maggioranza pubblico - il 47% è di Aerogest con Comune e Provincia di Verona, Provincia di Trento, Camera di Commercio di Verona - ma dal 2014 la Save lo gestisce ed esprime l'amministratore delegato. Nel 2014 il Catullo aveva debiti netti per 12 milioni, l'anno scorso cassa per 16 milioni. Il bilancio era in rosso di 8,5 milioni, ora è in attivo di 1,1 milioni. E se fra il 2011 e il 2014 lo scalo ha perso il 18% di passeggeri, dal 2014 al 2017 ne ha guadagnati il 19% e prevede di toccare il +34% a 3,4 milioni quest'anno (come nel 2011).


È diventato il primo scalo charter in Italia, quest'anno ha 17 nuove destinazioni (90 in tutto nel 2017), sei nuove compagnie aeree (50 in tutto l'anno scorso). «I soci pubblici non lo stavano gestendo bene - dice Marchi - . Come concessionario privato ho l'orgoglio di avere fatto del sistema aeroportuale del NordEst uno dei tre hub intercontinentali italiani». Senza l'Alitalia: «Abbiamo insistito tanto perché investisse, mai avuto risposta».


Veniamo agli altri due esempi. «L'autostrada Venezia- Trieste oggi è un percorso di guerra per la terza corsia che avrebbe dovuto essere costruita dieci anni fa - dice Marchi -. E non siamo in Sicilia o in Calabria». È l'Autovie venete della Regione Friuli, che dovrebbe essere sostituita dalla società Alto Adriatico. Sempre pubblica, di proprietà delle regioni Veneto e Friuli. Il traffico è esploso da anni, dopo il 1989, con la caduta del muro di Berlino.


Buchi e buche

Quanto alla Venezia-Brescia, la Serenissima pur «ad altissima redditività» è stata ceduta alla spagnola Abertis (di cui Atlantia dovrebbe diventare primo azionista e gestore: probabilmente a caro prezzo dopo il crollo in Borsa). «Era gestita da Comuni e province - dice Marchi - ma ha perso oltre 200 milioni con i soci pubblici veneti. Cattiva gestione. Eppure bastava aprire il cassetto per tirare fuori i soldi».


Casi non solo italiani, sia chiaro. E il sistema concessorio degli aeroporti è diverso da quello delle autostrade, ha controparti forti come le compagnie aeree.


Ma in generale, nella scelta pubblico-privato è anche questione di competenze: «Sugli aeroporti, per esempio, servono capacità da gestore aeroportuale internazionale che gli enti pubblici spesso hanno difficoltà a reperire». E comunque resta un problema: «Passa troppo tempo fra il varo dell'investimento e l'autorizzazione ai lavori, il congelamento del Codice degli appalti sta bloccando tutto».


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Foto:

Enrico Marchi, presidente e azionista al 20% di Save