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12/09/2018

Prima di dare l ‘ appalto era già noto che i tubi messi lì erano a rischio

La Sicilia

IL PROCESSO PER L ' INFORTUNIO MORTALE DI GIANFRANCO ROMANO
«L'accatastamento delle tubazioni era precario ed era noto già prima dell'assegnazione dell'appalto che aveva manifestato fenomeni di instabilità». È un passo della deposizione resa ieri in aula il consulente del Pm al processo per omicidio colposo che si celebra davanti al giudice monocratico Miriam D'Amore contro 16 persone - tra vertici della Raffineria e della Cosmisud e 4 società - finite sotto i riflettori della giustizia per il tragico infortunio sul lavoro che il 28 novembre del 2012 costò la vita al ventinovenne Gianfranco Romano. L'operaio stava lavorando all'imbocco del pontile che conduce alla diga foranea quando rimase schiacciato tra due tubi di otto tonnellate. «Vero è - ha detto la testimone - che si trattava di un'area di stoccaggio e che poco prima dell'incidente in cui perse la vita Romano era stata adibita ad area di saldatura, ma la situazione di rischio c'era e negli atti non c'è indicazione da parte del committente sulla sua pericolosità. Il committente, ovvero la Raffineria, avrebbe dovuto darne comunicazione durante le riunioni di sicurezza». Rispondendo alle domande del Pm Luigi Lo Valvo, la teste ha puntualizzato che «il modello di sicurezza era idoneo, ma inefficace perché richiedeva un sistema sanzionatorio ed un organismo di vigilanza. Se già prima dell'aggiudicazione dell'appalto era noto che nell'area c'era criticità nell'accatastamento dei tubi, doveva essere segnalata anche durante una delle riunioni di sicurezza tenute». L'udienza di ieri è stata anche dedicata al controesame del gruista il quale, incalzato dalle domande del pool di difesa, si è soffermato sui momenti immediatamente antecedenti a quando si verificò la tragedia. E sempre ieri avrebbe dovuto deporre l'ing. Andrea Rotella, perito della Procura, ma il suo esame è stato rinviato alla ripresa del processo fissata per il 30 ottobre. Il processo riguarda l'ex amministratore delegato della Raffineria, ing. Bernardo Casa, Ignazio Vassallo, Fabrizio Zanerolli, Nicola Carrera, Fabrizio Lami, Mario Giandomenico Angelo Pennisi, Marco Morelli, Alberto Bertini, Patrizio Agostini, Sandro Iengo, Guerino Valenti, Rocco Fisci (legale rappresentante della Cosmisud, ovvero la società per la quale lavorava Romano) Salvatore Marotta, Serafino Tuccio e Vincenzo Cocchiara. Il processo riguarda inoltre la Raffineria spa, la P.E.C. srl, la Sgs Sartec srl e la stessa Cosmisud. I familiari della vittima sono parte civile con gli avv. Salvo Macrì, Joseph Donegani ed Emanuele Maganuco. D. V.

Foto: L ' OPERAIO GIANFRANCO ROMANO