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24/08/2018

Prese denaro a invalidi di guerra, chiesto il processo per il giudice Bufo

Il Secolo XIX

L'INCHIESTA
Il magistrato, da mesi sospeso dal servizio, avrebbe agito in concorso con i politici spezzini Notarangelo e Grazzini Nel mirino anche alcune onlus, I pm: «Utilizzate per truffare l'Autorit à portuale »
Tiziano Ivani / LA SPEZIA L a Procura tira dritto e chiede che il giudice spezzino Roberto Bufo, ormai sospeso da ogni incarico, venga processato con l'accusa di essersi appropriato di circa 73 mila euro, denaro che era nelle disponibilit à dell'Associazione nazionale vittime di guerra. Bufo - arrestato all'inizio dell'anno in una maxi indagine sulle aste truccate nei tribunali toscani (dove prestava servizio) - era il presidente della sezione locale della onlus. Ormai più di un anno fa fin ì nel mirino anche dei pm spezzini Antonio Patrono e Luca Monteverde. A giorni verr à fissata l'udienza preliminare. Secondo la ricostruzione di Procura e guardia di finanza, il magistrato avrebbe concorso nel reato di appropriazione indebita con due politici della provincia (partito liberale), Massimiliano Noan Notarangelo e Livio Orlando Grazzini. Gli investigatori sostengono che tra il 3 e il 17 maggio 2016 Bufo avrebbe fatto in modo e maniera di versare 17 mila euro per l'affitto di « un appartamento mai utilizzato dall'associazione e invece utilizzato da « altra associazione gestita dagli indagati » , scrive il pm. Sono spuntati fuori assegni per 38.700 euro emessi in favore di Grazzini. Ancora: la Procura ritiene che non siano giustificati neppure un bonifico di 4.880 e un assegno di 2500. In ultimo, gli inquirenti hanno individuato altri due assegni sospetti, per un totale di 10 mila euro, girati a Notarangelo. Il filone giudiziario incrocia quello sul porto della Spezia, che nel novembre 2016 permise ai finanzieri di arrestare alcuni dirigenti e imprenditori coinvolti in un giro di gare truccate. Gli inquirenti sono convinti che Notarangelo e Grazzini abbiano messo a segno una truffa da 347.964 euro a danno proprio dell'Authority. I due avrebbero utilizzato alcune onlus,che in realt à sarebbero state a tutti gli effetti imprese commerciali, per aggirare le norme del codice degli appalti e ottenere l'affidamento diretto « dei servizi relativi all'assistenza alle operazioni di imbarco e sbarco dei crocieristi e alla regolamentazione stradale da svolgere in largo Fiorillo » . Dettaglio: la legge prevede che le associazioni con finalit à sociali possano ottenere appalti pubblici senza partecipare ad alcuna gara. Le onlus per ò devono essere autentiche, non uno strumento per mascherare le attivit à di aziende private e trarre inganno le amministrazioni pubbliche. La Procura sostiene che Grazzini e Notarangelo abbiamo utilizzato proprio questo stratagemma. In più, avrebbero anche « rendicontato spese mai sostenute, 166. 200 euro, per la produzione di materiale informativo » . Durante le indagini i finanzieri hanno acquisito i documenti relativi a cinque convenzioni stipulate dall'Ap in favore delle onlus riconducibili ai due sospettati. Dei 347.964 euro incassati, secondo gli inquirenti grazie a un raggiro, circa 282 mila sarebbero stati prelevati in contanti da Grazzini. Il solo Notarangelo è accusato invece di istigazione alla corruzione: il politico avrebbe provato a corrompere (senza riuscirci) l'allora dirigente dell'Authority Maurizio Pozella. I pm sostengono che Notarangelo gli abbia offerto denaro per indurlo « a non interrompere i pagamenti senza rendicontazione nei confronti delle onlus Gadit e Lida e al fine di prorogare le convenzioni stesse » . Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Alessandro Civitillo, Carlo Rampi e Davide Bonanni. - tiziano.ivani @ilsecoloxix.it c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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Foto: 1. Una pattuglia della guardia di finanza. 2. La figura principale dell'indagine, il giudice Roberto Bufo. 3. Il politico Massimiliano Noan Notarangelo. 4. L'amministratore della onlus Gadit Livio Grazzini


Foto: PISTELLI