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25/09/2018

Ponte di Genova ancora aperto il nodo coperture

Il Messaggero - Umberto Mancini ed Emilio Pucci

Il provvedimento
Il decreto per Genova diventa ogni giorno di più un rebus. Con norme e commi che cambiano in continuazione. Solo oggi, salvo ulteriori colpi di scena, il provvedimento arriverà sul tavolo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per l'esame finale. Ma c'è ancora il nodo delle coperture e non è chiaro se l'ultima bozza contenga l'esclusione esplicita di Autostrade dalla ricostruzione del ponte. A pag. 5 Guasco a pag. 5 R O M A Il decreto per Genova diventa ogni giorno di più un rebus. Anzi un puzzle. Con norme e commi che cambiano in continuazione. Solo oggi, salvo ulteriori colpi di scena, il provvedimento arriverà sul tavolo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per l'esame finale. Non è chiaro se l'ultima bozza contenga o meno l'esclusione esplicita di Autostrade dalla ricostruzione del ponte, come assicurato dal vice premier Luigi Di Maio anche ieri, di certo c'è scritto che il concessionario dovrà pagare tutte le spese, a prescindere dall'individuazione delle responsabilità. Si tratta di un fatto non di poca rilevanza perché il concessionario, in base alle norme europee e alla convenzione siglata con lo Stato, ha l'obbligo di realizzare il nuovo viadotto. Un punto su cui gli uffici legali di Palazzo Chigi, Mef e ministero delle Infrastrutture stanno discutendo da settimane. Preoccupati di un possibile, anzi probabile, ricorso alle vie giudiziarie da parte di Autostrade in caso arrivasse una esclusione per decreto. Di certo, come anticipato dal Messaggero, sarà il super commissario, ad affidare i lavori, seguendo una procedura ben precisa. Dovrà applicare l'articolo 63 del Codice appalti, cioè la procedura negoziata senza bando, scegliendo i contraenti «previa valutazione competitiva di almeno cinque imprese (o cordate) in possesso dei requisiti richiesti». Nessun affidamento diretto quindi, come previsto dalle bozze precedenti o, meglio, dagli annunci del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che, come noto, aveva indicato Fincantieri e Italferr, evitando accuratamente di parlare di una gara aperta ad altre società. Adesso bisognerà vedere se il Quirinale, come temono al Mit, avrà da ridire sul nodo delle coperture per il Ponte. Autostrade, in teoria, potrebbe rifiutare il pagamento dei 500 milioni qualora venisse esclusa. Ed innescare così una non facile ricerca dei finanziamenti. Nel decreto, è vero, si prevede una sorta di "paracadute" che potrà essere attivato da Cdp e della banche, ma l'impianto resta, sempre a giudizio di alcuni giuristi, non propriamente solido. Del resto è stato lo stesso presidente del Consiglio a spiegare di essere in attesa dei "rilievi del Mef". Non a caso nel mirino del Movimento 5 stelle sono finiti proprio gli uffici del ministro dell'Economia, Giovanni Tria. A via XX settembre - spiegano leghisti e pentastellati - hanno deciso anche di tagliare i fondi destinati alle aziende che erano già stati quantificati, di delimitare la cosiddetta zona franca individuata dall'esecutivo per gli interventi a sostegno da parte dello Stato, di ridurre gli aiuti anche per quanto riguarda l'area del porto. Ci sarebbero dei dubbi pure sulla deroga alla legge Madia per l'assunzione di personale nella zona colpita dal crollo del ponte Morandi. Ieri i 'big' del Carroccio erano in allarme, il tema delle coperture è stato discusso anche nel vertice sulla manovra tenutosi a palazzo Chigi nel pomeriggio. «Se verranno confermati questi tagli - annuncia un big del partito di via Bellerio - ci sarà battaglia in Parlamento. Cambieremo di sicuro». Dalla Lega fanno sapere che il problema non è M5s: «La macchina si e' mossa in ritardo ma il ministro Danilo Toninelli sta combattendo per avere i finanziamenti promessi», spiega un'altra fonte. In attesa di vedere il testo definitivo Lega e M5s evitano le polemiche ma soprattutto il Carroccio affila le armi. «Genova merita giustizia», dice Matteo Salvini. Ad alzare la voce, sempre ieri, è stato ancora una volta il governatore della Liguria: «Stiamo perdendo tempo - ha sottolineato Giovanni Toti -. L'unica cosa che non è consentita a nessuno è giocare con il tempo e la pelle dei genovesi e dei liguri». «Se ho parlato con Roma? Ho parlato - ha aggiunto - con il presidente della Repubblica, non posso immaginare più Roma di così. Manca solo il Santo Padre. Tutto questo parlare intorno a un decreto di cui non c'è ancora traccia mi sembra una cosa inquietante». Umberto Mancini Emilio Pucci