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13/06/2019

«Non solo il centro Piccole grandi opere in tutti i quartieri»

Eco di Bergamo - Isaia Invernizzi

Nuova Giunta Marco Brembilla, confermato assessore, racconta le sue priorità e spera in un cambio di rotta «Troppi otto mesi di attesa per far partire un cantiere»
La sua poltrona ha da poco finito di traballare dopo gli scossoni post voto che hanno rischiato di mandarlo in un «semplice» banco del Consiglio comunale. Invece Marco Brembilla è ancora al suo posto, all'ultimo piano dell'assessorato ai Lavori pubblici in via Quarenghi 33, insieme ai «suoi» funzionari che blandisce tra battute e sorrisi. Lo aspettano altri cinque anni di fuoco tra i WhatsApp inviati dal sindaco per piccole grandi opere in ogni angolo della città. «Una piazza in ogni quartiere». L'avete promesso.

«È una sfida importante, ne siamo consapevoli. E tra l'altro tocca anche il mio quartiere, Campagnola, dove la sfida nella sfida è coprire un tratto di torrente Morla. Un'altra piazza che va definita meglio è quella di Colognola. Vogliamo pensare un discorso anche più complessivo a Valtesse Sant'Antonio. Piazza Pacati è stata sistemata, così come la piazza di Loreto. Non vogliamo dimenticare nessuno».

E piazzale Alpini?

«Per fine luglio completeremo la prima parte, in contemporanea con l'area mercatale di via Spino. In entrambe le aree andrà una parte del mercato. Poi toccherà al secondo lotto e infine al terzo. Prima però sistemeremo anche i marciapiedi in viale Papa Giovanni».

Già con queste opere la lista dei cantieri è lunga.

«Veramente è solo una parte. Ci sono anche la sede della Protezione civile, l'ex centrale Daste e Spalenga, il viadotto di Boccaleone, la passerella di Boccaleone, la facciata della procura in piazza Dante, il lotto iniziale del centro piacentiniano. Quest'ultimo sarà un cantiere molto complesso, con un doppio passaggio tra il Comune e la proprietà del futuro Diurno. E poi ci saranno tanti altri progetti, questi sono solo quelli che partiranno nelle prossime settimane».

Fisiologici ritardi compresi?

«Purtroppo non dipende da noi. Io credo che il codice degli appalti non sia da sospendere per due anni come dice Salvini. Sono dell'idea che vada un po' rivisto. Dal via libera al progetto esecutivo a quando apre il cantiere passano otto mesi. Un tempo immenso, che faccio molta fatica a digerire».

Dove si potrebbe intervenire per limare i tempi attuali?

«Il fatto è che quando io apro le buste e aggiudico una gara sono costretto a stare 35 giorni in attesa di ricorsi. A mio avviso dovrebbero essere dieci giorni, tanto se uno vuole fare ricorso lo sa prima. Guadagnare 25 giorni sarebbe già qualcosa».

Non era già previsto un elenco ditte da cui il Comune può «pescare» per accelerare i tempi?

«L'avevamo già creato grazie all'aiuto di Ance Bergamo. Le aziende presenti nell'elenco avevano un numero di dipendenti adeguato, fatturato e altri parametri adatti. Però non è stato più aggiornato e quindi non è utilizzabile perché si presterebbe a ricorsi. In ogni caso torneremo a lavorare anche su quello».

Qual è il progetto di cui è più orgoglioso realizzato nei primi cinque anni da assessore?

«Uno è sicuramente il salone Furietti, uno dei primissimi che ho fatto. I motivi sono semplici: la storicità del luogo, le difficoltà del recupero e la bellezza degli spazi. Un'altra grande soddisfazione è il riallestimento dell'Accademia Carrara. E non posso dimenticare il rifacimento di piazza Duomo. Mi piacciono i cantieri storici perché Bergamo è davvero stupenda e riportare alla luce tanta bellezza rappresenta un grande obiettivo».

E un progetto di cui vorrebbe essere orgoglioso tra cinque anni?

«Se posso citarne più di uno, la piazza di Campagnola e anche Daste e Spalenga che è una grande opportunità per quella zona. E daremo grande attenzione ai quartieri che nei primi cinque anni hanno avuto un po' meno: mi piacerebbe realizzare un sottopasso ciclopedonale a Colognola, per superare l'autostrada e collegare il quartiere con la pista ciclabile del Kilometro Rosso».

Siamo già a tre.

«Più ne parlo e più mi vengono in mente. Abbiamo trovato una soluzione per raggiungere in sicurezza il cimitero di Grumello del Piano realizzando un marciapiede. Può sembrare una piccola cosa, in realtà è fondamentale per i cittadini».

Però ci sarà una priorità più priorità di altre.

«Se devo proprio dire un'opera che mi farà dormire senza problemi è risolvere i problemi di Astino. Il sabato prima delle elezioni c'è stata una bomba d'acqua. Siamo andati sul posto e non ci sono stati enormi problemi, però il progetto delle vasche anti allagamento va portato avanti. Tutti gli enti coinvolti devono mettersi una mano sul cuore e lavorare per trovare una soluzione, fare i lavori e mettere tutto in sicurezza».

Poi ci sono i problemi, che con la vittoria non si sono smaterializzati. Su tutti, il parcheggio della Fara.

«È bene capire da dove siamo partiti. Le strade erano due: ripristinare lo status quo oppure andare avanti. Noi abbiamo fatto la scelta di andare avanti soprattutto per motivi economici. Abbiamo ritenuto che non fosse giusto buttare via milioni di euro. È stata cambiata la destinazione, sono stati presi tutti i correttivi immaginabili. Rivendico anche la scelta della teleferica, che ha evitato il passaggio di migliaia di camion nel centro della città».

Quindi il ripristino era proprio impossibile, anche con la teleferica?

«Oltre ai soldi dovuti per la mancata realizzazione del parcheggio, anche il ripristino sarebbe costato un sacco di soldi. Non basta riportare lì la terra, bisogna comunque fare opere».

Però è innegabile che quel progetto sia in forte ritardo.

«I tempi si sono dilatati, è vero. Essendo un tecnico, non a mia insaputa per fortuna, mi rendo conto delle difficoltà di questo cantiere. Le priorità sono sempre state due: che non si facesse male nessuno e che non succedesse niente alle strutture. Ed è per questo motivo che sono state posizionate nuove travi. Quando sarà finito, però, potremo davvero liberare piazza Cittadella dalle automobili. Ci sono passato qualche giorno fa e me la sono già immaginata liberata. Un sogno».

Tornando a situazioni non certo stabili, come ha vissuto i giorni in cui il suo posto è stato fortemente in bilico?

«In modo molto sereno, in attesa di notizie. Ho lasciato il sindaco Gori molto libero di scegliere. A mio avviso la continuità ai Lavori pubblici era fondamentale. Non ho neanche pulito la scrivania, perché qui sopra ci sono dossier aperti che sarebbero rimasti aperti anche con un nuovo assessore. Sono sempre stato molto pratico».

A proposito del sindaco, prima delle elezioni Gori ha detto che le piccole manutenzioni sono importanti tanto quando la caserma Montelungo. È pronto a vedersi inondare lo smartphone con foto di marciapiedi da sistemare?

«Io sono d'accordo con lui. La Montelungo, Daste e Spalenga, l'area mercatale e tanti altri progetti sono la festività. I marciapiedi e le buche nelle strade sono la ferialità. Un capitolo non esclude l'altro, anzi si completano. Quando ci sono le strade belle, i marciapiedi comodi, le strisce bianche perfette c'è anche ordine, senso di decoro e pulizia di cui i cittadini si accorgono subito».