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02/07/2019

Migranti a Villa Lovaria, Viscovich assolto

Messaggero Veneto - Luana de Francisco

Era accusato di avere truffato la Croce rossa stipulando un contratto di locazione senza modificare la destinazione d'uso PAVIA DI UDINE
Luana de Franciscopavia di udine. Ospitare migranti in difficoltà a Villa Lovaria non è incompatibile con la destinazione storica e artistica dell'immobile e neppure pregiudizievole per la sua conservazione. A stabilirlo è stato il tribunale di Udine, con la sentenza che, ieri, ha assolto Alessandro Viscovich, 55 anni, residente a Pavia di Udine e proprietario di una porzione del complesso residenziale in quanto erede del conte Antonio Lovaria, dalle accuse di averne destinato i locali a struttura di accoglienza, in assenza dell'autorizzazione ministeriale alla modifica della destinazione d'uso, e di avere in tal modo raggirato la Croce rossa italiana, con cui, il 20 maggio 2015, aveva sottoscritto il relativo contratto di locazione per un anno e complessivi 54 mila euro.«Il fatto non sussiste», ha dichiarato il giudice monocratico Roberto Pecile, discostandosi dalla tesi della Procura, che con il pm onorario Marzia Gaspardis aveva chiesto la condanna dell'imputato a sei mesi di arresto per la contravvenzione relativa all'ipotizzata violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, e a ulteriori sei mesi di reclusione per l'ipotesi delittuosa della truffa. Nel procedimento si erano costituiti parte civile e avevano chiesto il risarcimento dei danni, patrimoniali (per lo più spese legali) e d'immagine, sia la Croce rossa, rappresentata dall'avvocato Stefano Buonocore, sia il conte Francesco Lovaria, proprietario del 60 per cento dell'immobile insieme alle due sorelle e al fratello. Era stato proprio lui, con l'assistenza legale dell'avvocato Maurizio Miculan, a segnalare il vincolo e presentare denuncia subito dopo la stipula del contratto d'affitto. Informata del pasticcio, la Croce rossa aveva quindi sospeso il trasferimento dei migranti e presentato a propria volta un esposto in Procura. Le rispettive richieste - 50 mila euro per la Cri e 10 mila per il conte - non hanno trovato accoglimento.A imporsi sono state invece le argomentazioni sostenute in aula dal difensore di Viscovich, avvocato Lorenzo Fabbro. «Ciò che conta, nell'esame della vicenda, non è il mutamento di destinazione d'uso, bensì la finalità oggettiva: dare un alloggio a italiani e stranieri in situazione di emergenza - ha affermato il legale -. E questo, a nostro avviso, non è incompatibile con la destinazione storica e artistica del bene». Il progetto, che prevedeva il trasferimento a Villa Lovaria di 38 richiedenti asilo, incassò in breve il parere negativo della Soprintendenza alle belle arti. Eppure, a monte c'era un bando con cui la Prefettura aveva aperto anche ai privati la possibilità di mettere le proprie case a disposizione della rete dell'accoglienza. «Viscovich disse chiaramente che ciò che offriva era un immobile a uso residenziale e nessuna delle parti eccepì alcunché», ha osservato l'avvocato Fabbro. Quanto alla presunta truffa, che secondo il pm Viviana Del Tedesco procurò a Viscovich il vantaggio illecito di avere «chiesto e ottenuto decreto ingiuntivo per i canoni di locazione», mentre la Croce Rossa tentava di risolvere il contratto «per l'inidoneità dell'immobile all'uso pattuito», la difesa ha ricordato come la sentenza del giudice civile che ha revocato il decreto ingiuntivo abbia già «escluso la malafede». --