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Maxi-buca, 2-3mila auto e Tir fanno lo slalom ogni giorno

13/03/2018

Il Tirreno

Il patatrac 4 anni dopo l'inaugurazione. La Regione: a maggio il via ai lavori SOS STRADE »L'ODISSEA DELLA FI-PI-LI
di Mauro ZucchelliwLIVORNOL'ultimo pezzo della superstrada - in sopraelevata nel cuore del porto - l'avevamo atteso quasi 15 anni, dopo che il ramo per Pisa l'avevano completato con le "grandi opere" dei Mondiali '90. Alla vigilia del Natale 2003 il taglio del nastro, tempo poco più di quattro anni e una notte di primavera si schianta l'asfalto aprendo una voragine profonda due metri. Il rattoppo non basta, non passa nemmeno un anno e stavolta la buca diventa maxi. Risultato: fa patatrac all'inizio del viadotto, là dove la carreggiata scavalca l'Antifosso delle Acque Chiare, un corso d'acqua largo quanto un rigo di penna. La maxi-buca che si vede anche nelle fotografie aeree ce la stiamo tenendo da dieci anni. E non stiamo parlando di un viottolo di campagna: ieri, test in diretta sul campo, all'inizio del pomeriggio in mezz'ora sono transitati davanti alla Toscopetrol 289 camion, 94 furgoni e 266 auto nelle due direzioni. Tradotto: 5-6mila veicoli al giorno. La metà dei quali, quelli diretti verso il mare, sono costretti a fare lo slalom dribbla-buca. Eppure, a dire il vero, salvo lodevoli eccezioni (e anche se non sono mancate pressioni, ad esempio, dall'Authority e da organizzazioni come Confindustria e Cna), la città non si è stracciata le vesti ogniqualvolta Il Tirreno ha riproposto il tema a suon di paginate. Comunque, dalla Regione arriva ora la buona notizia: la gara d'appalto per risistemare la superstrada è stata fatta, il dirigente ha firmato il decreto che individua i vincitori nel pool di imprese guidate dalla ditta Granchi di Pomarance in tandem con la Galletti Amerigo & Arias e con la Esseti srl. L'annuncio arriva dalla Regione Toscana all'indomani dell'ultimo articolo del Tirreno, segnalando però che siamo ancora nella fase di aggiudicazione provvisoria: per ora "non efficace", in attesa cioè del completamento delle verifiche di legge. L'inizio dei lavori? «Entro il mese di maggio», giurano da Firenze. C'è da concludere «l'intervento in corso sulla rampa di via Leonardo Da Vinci»: è questa chiusura («prevista fino a aprile» e necessaria per la messa in sicurezza del nuovo raccordo ferroviario) che «non consente di far partire prima il cantiere».Auguriamoci che sia la volta buona: stavolta il dirigente della Regione Toscana ha firmato il decreto che individua i vincitori nel pool di imprese guidate dalla ditta Granchi di Pomarance in tandem con la Galletti Amerigo & Arias e con la Esseti srl. Ma in passato non sono mancate le false partenze. Basti ricordare cosa aveva detto la concessionaria delle manutenzioni stradali: i lavori per il ripristino porteranno via «alcune settimane», ed eravamo nel 2008. Poi era cominciato il valzer delle competenze: le manutenzioni prima riunificate in mano alla Provincia di Firenze (su tutta la Fi-Pi-Li), poi affidate a un gestore esterno. E ancora: il tourbillon sul destino delle amministrazioni provinciali che per anni ha galleggiato fra cancellazione e taglio ai fondi, quindi la riacquisizione in pugno a Palazzo Granducale. È il 2013 e finalmente si riescono a mettere da parte tre milioni di euro, annunciando che la frana sarebbe stata aggiustata «entro fine 2014». Infine, il passaggio alla Regione all'inizio del 2016 e, nel dicembre di due anni fa, la promessa di una svolta: via ai lavori «entro giugno 2017». Quell'annuncio - l'ennesimo in questa odissea - andò a vuoto. Lo ammette anche la Regione, rivendicando però lo sforzo di aver dato una accelerata alla soluzione del problema ereditato nel 2016 dalla Provincia. «I ritardi rispetto al cronoprogramma annunciato a fine 2016 - dice l'assessore regionale Vincenzo Ceccarelli - sono stati sostanzialmente determinati dall'aggiornamento delle procedure di gara richiesto dal nuovo codice degli appalti, peraltro più volte modificato. Ma adesso il traguardo è davvero vicino».Ma ancor più vicina è la trasformazione in simbolo dei guai sul fronte caldo delle buche nell'asfalto che hanno tenuto banco nelle polemiche a Roma e in altre città: occhi puntati a livello nazionale sul caso livornese della Fi-Pi-Li sia nei grandi siti web d'informazione (a cominciare da lastampa.it, oltre che da quello del nostro giornale) sia nelle emittenti radiofoniche ("Italia sotto inchiesta" di Emanuela Falcetti su RadioUno).Nel frattempo non resta che seguire il consiglio di Cetto Laqualunque, il politico-cult inventato da Antonio Albanese: «Cosa fare per risolvere il problema delle buche? Evitatele».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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