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14/09/2018

“Lo sversamento di greggio dal Cova non è stato un evento istantaneo, ma perdurante”

La Nuova del Sud

Il presidente dell'Ispra audito in Commissione Ambiente alla Camera sui controlli ambientali effettuati in Basilicata
Durante l'audizione si è parlato anche di Valbasento, Pertusillo e Itrec "Con gli impianti mobili di trattamento delle acque evitati danni peggiori della contaminazione"
ICHELANGELO R USSO POTENZA - Il "caso" Basilicata è approdato nel pomeriggio di mercoledì in Commissione Ambiente, alla Camera. Auditi il presidente dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) Stefano Laporta e il responsabile per l'area per la caratterizzazione e la protezione dei suoli e per i siti contaminati Fabio Pascarella, allo scopo di ricevere gli aggiornamenti più significativi sugli esiti delle analisi ambientali condotte in Basilicata. Presente anche l'on. Gianluca Rospi del Movimento Cinque Stelle che si era fatto portavoce dell'iniziativa. In quasi 50 minuti il geologo Pascarella ha passato in rassegna il lavoro svolto da Ispra sul territorio lucano, concentrando l'attenzione sul Cova, sull'impianto Itrec e sui siti Sin. E proprio in merito alla delicata situazione del centro Olio di Viggiano ha esordito, ironizzando, che ci vorrebbero tre giorni per esaminare in maniera compiuta la vicenda. Il presidente Laporta è intervenuto soltanto nelle battute finali dell'audizione per "scagionare" Arpab dalle accuse che le sono piovute addosso in merito a quanto accaduto in Val d'Agri, relativamente alla disponibilità o meno di dati. In risposta ad alcune osservazioni effettuate da Rospi. "Quando si è verificata quell'emergenza al Cova - ha affermato Laporta - noi ci siamo resi disponibili a sottoporre il Cova ad una verifica nazionale, nonostante l'impianto fosse soggetto ad un'Aia regionale, quindi con criteri di autorizzazione e controllo molto diversi. Molti dati che ci chiedete, quindi, non sono disponibili, non perché i nostri colleghi della vostra regione (Arpab) non facciano bene il loro lavoro, bensì perché ci sono dei requisiti autorizzatori che non collimano tra livello regionale e livello nazionale". Chiedendo, pertanto, un intervento del Governo. Puntualizzazione che è stata accolta in questo modo dal deputato pentastellato. "Appare assurdo classificare in quell'area un'Aia di livello regionale, visto che l'80% del petrolio estratto in Italia arriva dalla Basilicata". COVA. Sullo sversamento di circa 400 tonnellate di greggio, il dottor Pascarella, dopo aver ripercorso le tappe che hanno caratterizzato l'intervento di Ispra, ha precisato che non si tratta di un evento "istantaneo, ma frutto di infiltrazioni e perdurante nel tempo e che poi avrebbe determinato la saturazione dei terreni". "Da geologo - ha aggiunto - è interessante notare come questa contaminazione abbia utilizzato un alveo che c'era prima che la zona industriale fosse completamente colmata. E il prodotto che è percolato dai serbatoi si è infilato in questo paleoalveo. Da una parte è stato un bene, perché ha impedito che la contaminazione si diffondesse molto arealmente, ma dall'altra parte - ha spiegato - ciò ha consentito che viaggiasse anche più velocemente, proprio perché si è infilata dentro questo tubo". Secondo Ispra Eni non avrebbe mai potuto accorgersi di questo evento se non ci fosse stato questo paleoalveo, "perché non c'era alcun elemento di misurazione né all'entrata, né all'uscita dei serbatoi". Allo stato attuale Eni avrebbe estratto circa 200250 tonnellate rispetto alle 400 teoriche perse. "Siamo stati molto utili - ha riferito il responsabile Ispra - perché siamo riusciti a far sì che fossero installati degli impianti mobili di trattamento delle acque contaminate, in modo da evitare il traffico di camion che dal Cova avrebbero dovuto raggiungere l'impianto di trattamento Tecnoparco in Valbasento. Ambientalmente - ha candidamente ammesso -", in quel modo "avremmo fatto danni peggiori della contaminazione". Nel corso dell'audizione è anche emerso come nel Cova non sia mai stato previsto alcun piano di caratterizzazione. "Cioè non erano mai state fatte prima delle indagini per valutare delle eventuali contaminazioni del suolo e delle acque sotterranee". BONIFICA SIN - Ispra ha anche stipulato alcune convenzioni con la Regione per la progettazione di alcuni interventi di bonifica sui due Sin lucani di Tito Scalo e Val Basento. Nel primo caso è stato posto l'accento sulla presenza di tricloroetilene, oltre 400.000 volte superiore la soglia di legge, "una delle concentrazioni più alte - ha fatto notare Pascarella - che abbiamo sul territorio nazionale". L'Ispra ha curato la bonifica dell'area a valle. Nell'area dell'ex Daramic, l'agenzia ha spinto con la Regione e ha aperto un tavolo con il Ministero per discutere delle modalità di intervento, "in virtù della presenza di un'area privata e dell'impiego invece di soldi pubblici". "Ma intervenire su questa sorgente - ha aggiunto - è indispensabile, altrimenti non ha senso l'operazione di bonifica". Sul sito della Valbasento c'è un progetto di messa in sicurezza e di bonifica delle falde. Sono state svolte su 70 pozzi delle indagini integrative per avere un quadro aggiornato. "C'è un'area incapsulata, cioè un volume di terreno misto a rifiuti e ad altri materiali, dei quali - ha commentato Ispra - non conosciamo l'origine perché risalgono al 1991". Intanto è stata avanzata la richiesta di caratterizzazione su diverse aree, che sulla base dell'evidenza della contaminazione sembrerebbero essere anch'esse sorgenti di contaminazione. Si è bloccato nel frattempo il progetto preliminare, in quanto è cambiata la legge sugli appalti. "La Regione sta facendo una gara sulle indagini integrative, alla quale ne seguirà un'altra per l'installazione degli impianti di bonifica". PERTUSILLO - Risultati in questo caso ancora non ce ne sono perché si ragiona sull'opportunità o meno di impiegare le tecniche isotopiche. L'obiettivo della convenzione sviluppata con Arpab è di comprendere le ragioni del fenomeno che ha allarmato i cittadini più di un anno e mezzo fa. "Periodicamente nell'invaso del Pertusillo avvengono questi fenomeni in cui c'è una colorazione marrone, ma è difficile stabilire i motivi per cui si verifica". La soluzione proposta all'Arpab è rappresentata dall'ausilio di tecniche isotopiche. Definita nel dettaglio la fase di campionamento, che avviene in 11 stazioni. ITREC Sull'impianto gestito da Sogin, Ispra ha confermato la tesi della società, ovvero che non c'è contaminazione radiologica. I campionamenti tuttora in corso, al momento non avrebbero individuato alcuna anomalia. Riguardo le concentrazioni più rilevanti registrate dalle analisi effettuate sulle acque prelevate dai pozzi di drenaggio, Ispra ha classificato quali "abbastanza elevate", quelle per il tricloroetilene, "più di 5mila volte superiori alla soglia di contaminazione".

Foto: A sinistra la seduta della Commissione Ambiente alla Camera. A destra il parlamentare lucano del M5s, Gianluca Rospi che aveva richiesto l'audizione

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