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22/07/2018

«Lo Stato fuori da Confindustria»

Il Gazzettino

LAVORI PUBBLICI
MESTRE «Via le aziende pubbliche da Confindustria». Mentre a livello nazionale si acuisce il contrasto fra Governo e imprenditori divisi dal giudizio sul decreto dignità in materia di contratti a termine, il presidente di Ance Venezia Ugo Cavallin, che pure fa parte della rete confindustriale, si schiera con l'esecutivo per chiedere di fare chiarezza all'interno della categoria. «Già in passato - spiega Cavallin - erano emersi contrasti per il ruolo delle aziende pubbliche all'interno di Confindustria».
Il motivo è semplice: i soggetti controllati dallo Stato pesano di più, per le loro dimensioni, sia in termini di voti - quando si tratta di rinnovare gli organismi rappresentativi - che di contributi associativi. «Ma non è solo questo il punto - spiega Cavallin, che da alcuni mesi ricopre anche il ruolo di vice presidente nazionale di Ance per gli appalti pubblici - Le aziende private e quelle pubbliche sono portatrici di interessi spesso contrapposti. Per questo mi sembrerebbe più corretto che i soggetti pubblici rimanessero fuori. In questo modo Confindustria tornerebbe alla sua configurazione originaria di rappresentanza e tutela dell'impresa privata».
RAPPORTI DIFFICILI
Con l'apparato pubblico, del resto, i rapporti rimangono spesso difficili, come testimonia il contenzioso aperto proprio dall'Ance sui tempi di pagamento degli enti locali: «Le cose non sono migliorate di molto - ammette Cavallin - perché non è un grande risultato essere passati da 120 a 90 giorni per il pagamento dei lavori eseguiti. In Europa il termine di pagamento è fissato a 30 giorni, e lo stesso dovrebbe valere anche dalle nostre parti. Ma così non accade, e non si riesce a venirne fuori».
FRONTI APERTI
Ma con la controparte pubblica i costruttori privati hanno anche altri fronti aperti: «Dopo tre anni stiamo ancora discutendo sul Codice degli appalti e sul complesso di normative che questo ha comportato. La burocrazia italiana martella ogni giorno e noi imprenditori privati non riusciamo a ottenere chiarezza sulle normative e sulle incombenze che gravano sulla nostra attività. Sono anche questi elementi che frenano la ripresa economica. Per questo insisto nel sollecitare che Confindustria recuperi lo spirito originario e si faccia portatrice delle istanze delle imprese. Ma questo potrà avvenire soltanto se le aziende pubbliche usciranno dall'organizzazione, come sollecitato in questi giorni dal Governo».
Alberto Francesconi
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