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01/07/2019

Legambiente: « È anacronistico opporsi a impianti per il biometano»

Il Messaggero

AMBIENTE
L'incendio alla Mecoris, al di là dal caso in sé su cui sta facendo luce la magistratura, mette anche il luce l'assenza di una visione d'insieme sul problema rifiuti tra ritardi, soluzioni anacronistiche, ma anche pregiudizi su progetti, come ad esempi quelli per la produzione del biometano.
La pensa così Legambiente che interviene a margine del rogo con il circolo locale Il Cigno presieduto da Stefano Ceccarelli. «Il ciclo dei rifiuti nel Lazio è al collasso - scrive Ceccarelli - Tra la differenziata che fatica a decollare per quantità e qualità (soprattutto nella Capitale), i siti di stoccaggio perennemente stracolmi e perciò così vulnerabili al fuoco, gli impianti di riciclaggio che mancano, il tentativo di rispondere all'emergenza ricorrendo a soluzioni sbagliate e anacronistiche come le discariche e gli inceneritori, fino ai treni di rifiuti indifferenziati che viaggiano lungo lo Stivale, i nodi di una pessima gestione che viene da lontano stanno drammaticamente venendo al pettine».
Secondo Legambiente l'unica strada maestra, che chiama in gioco sia gli enti locali che i cittadini, è quella del riuso, del riciclo e del recupero. La cosiddetta end of waste, la fine dei rifiuti, soprattutto, scrive Ceccarelli, «per la carta, le plastiche, gli pneumatici, così da aprire sbocchi commerciali alle materie prime seconde ottenute dalla trasformazione degli scarti».
Ecco perché, prosegue Ceccarelli, «dagli amministratori locali, al di là dei proclami», ci attendiamo «l'adozione» dei protocolli ambientali previsti per legge negli appalti per l'acquisto di beni e servizi: «Ci aspettiamo ad esempio che gli enti locali usino esclusivamente carta riciclata, bandiscano la plastica usa-e-getta, usino la leva fiscale sostenendo l'apertura di esercizi commerciali alla spina e promuovano campagne di educazione al consumo consapevole».
Poi Legambiente punta il dito contro comitati e movimenti, «che dicono di operare in difesa dell'ambiente», ma si oppongono a nuovi impianti di recupero. «In particolare - scrive Ceccarelli - una moderna gestione della frazione organica (destinata peraltro ad avere un peso sempre maggiore man mano che cresce l'uso di imballaggi in bioplastica) non può prescindere dalla creazione di una rete di impianti per la digestione anaerobica dell'umido, in grado di produrre nuova occupazione e di immettere in rete biometano, riducendo nel contempo l'uso di metano di origine fossile».
Insomma, conclude Ceccarelli, «non è limitandoci a denunciare i crimini ambientali che potremo vincere le sfide dell'economia circolare e della sostenibilità ambientale».
P.P.
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