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20/07/2018

L’edilizia ligure torna a crescere

La Repubblica - fabrizio cerignale

I cantieri
Dopo dieci anni di crisi che ha bruciato 800 imprese a Genova finalmente i primi dati positivi all'inizio del 2018 L'inversione di tendenza nelle gare pubbliche e anche nelle concessioni per interventi privati
Una previsione di aumento del 2,4% degli investimenti in costruzioni nel 2018 che corregge, al rialzo, il dato precedente che indicava un incremento dell'1,5%; un aumento del 3,7% per gli investimenti in costruzioni non residenziali private e dell'1,3% per gli interventi di manutenzione straordinaria sullo stock abitativo, oltre a una crescita del 2,8% rispetto al 2017 per gli investimenti in nuove abitazioni. Sono tanti i segni positivi per il comparto dell'edilizia che, forse, nel 2018, potrebbe finalmente lasciarsi alle spalle una crisi decennale che ha portato a una perdita di 600 mila addetti e 100 mila imprese in Italia, 4500 addetti e 800 imprese solo a Genova.
«Se passiamo dal segno meno a quello più mi sembra già un buon dato» spiega il Presidente di Ance, Filippo Dellepiane che, in una conferenza stampa che ha anticipato l'assemblea generale, ha analizzato i dati 2017 e il preconsuntivo per il 2018. «Abbiamo notato un inversione di tendenza, già nel 2017 - spiega - sia del numero che dell'importo delle gare pubbliche, ma anche sul numero dei permessi di costruire nell'edilizia privata, sia residenziale che non. Questo fa pensare che nasceranno più cantieri con effetti positivi sia sul numero degli occupati che delle imprese». I dati relativi al mercato dei lavori pubblici in provincia di Genova, infatti, già nel corso del 2017 avevano dato segnali positivi con il numero dei bandi passato a 93, rispetto ai 53 del 2016, e l'aumento del valore degli appalti da 200 a 235 milioni. Situazione ancora difficile, invece, per le nuove costruzioni: «Nonostante si assista, da due anni, a una crescita a doppia cifra delle transazioni - spiega - principalmente si tratta di operazioni di scambio tra privati, con una la ricaduta, per adesso ancora molto bassa sul comparto». Tra i segnali che arrivano dal governo, c'è grande attenzione sia per gli incentivi fiscali, l'ecobonus e il sismabonus, che per la nuova tendenza sulla "rigenerazione urbana" che potrebbe semplificare le attività di demolizione e ricostruzione ma per la quale serve un quadro normativo. La speranza, però, e anche che il governo abbia superato le posizioni sulle grandi opere che, per Ance, restano irrinunciabili. «Sentiamo parlare meno della possibilità che vengano fermate - - spiega Dellepiane - e, quindi, speriamo che si sia trattato solo di un messaggio elettorale. Le grandi opere sono indispensabili, non solo per il numero di addetti, che generano ma anche perché permettono al nostro territorio di tornare a essere connesso. E la connessione con il resto d'Europa è la condizione necessaria perché tutti i grandi progetti di questa amministrazione, dal waterfront di levante alla rivitalizzazione dei forti, al recupero della diga di Begato, possano trovare investitori».
Resta fondamentale anche un'opera di sburocratizzazione che permetta di approfittare del trend di crescita. Il vero responsabile della mancata ripresa lo scorso anno, per Ance, era stato il codice degli appalti che aveva rallentato o, addirittura, frenato le opere. «Gli investimenti stanno ripartendo - conclude Dellepiane - ma siamo in presenza di un codice degli appalti che non gli permette di atterrare con la velocità che vorremmo. Questo codice va sicuramente rivisto se non, addirittura, cambiato in toto».

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