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28/07/2018

“L’edilizia biellese si è dimezzata”

La Stampa - paola guabello

La fotografia che emerge leggendo i dati della Cassa Edile è impietosa: in dieci anni il settore si è pressoché dimezzato. Nel 2008 gli imprenditori edili (tra industria e artigianato) erano 448 ad oggi le aziende iscritte alla Cassa Edile sono 268; i dipendenti, in un decennio sono scesi da 2.331 a 1.266; le ore lavorate da 2 milioni e 500 mila a un milione e 400. Il Piemonte ora sta ripartendo con una crescita del Pil per il 2017 e una stima per il 2018 pari all'1,6%, in linea con l'andamento nazionale (+1,5%) e un tasso di disoccupazione che passa dal 9,3% del 2016 al 9,1% del 2017, due punti percentuali al di sotto della media italiana.

«Ma Biella, più di altre città piemontesi ha subìto la congiuntura: quando è arrivato lo tsunami finanziario dall'America il distretto stentava a uscire dalla crisi di sistema del tessile, una mono-industria attorno alla quale tutto ruotava. Quella crisi ha eliminato dal mercato le imprese meno strutturate, ha costretto altre a ripensarsi e chi ha colto le opportunità di innovazione è riuscito a resistere».

L'assemblea

Queste le riflessioni del presidente Ance, Franco Panuccio, esposte durante l'assemblea annuale dei costruttori biellesi.

«Malgrado un contesto economico generale volto a un cauto ottimismo, il settore delle costruzioni continua a essere in difficoltà - spiega -. All'assemblea di Ance Piemonte, sono stati illustrati i dati e le previsioni per l'anno in corso: emerge che nei primi sei mesi si è respirato, nel nostro settore, un clima di pessimismo. Le imprese continuano a segnalare previsioni in calo del fatturato. Siamo in una situazione di stallo in termini occupazionali e perdura la problematica dei ritardi dei pagamenti. Un grande ostacolo resta quello del blocco delle opere pubbliche causato in parte dall'introduzione del Codice degli appalti e dall'eccessiva burocrazia».

E anche i mesi di incertezza politica pre e post elettorale hanno messo a rischio la sopravvivenza dell'edilizia.

«Di fondamentale importanza è che il nuovo Governo non perda ulteriore tempo e si concentri nel far crescere il Pil e l'occupazione attraverso la realizzazione di infrastrutture moderne e al servizio dei territori - prosegue Panuccio -. Da tanti anni si parla, a Biella, di elettrificare la linea ferroviaria, il 2019 dovrebbe essere l'anno buono, ma questo non basta. Il cantiere per l'autostrada, la pedemontana che collegherà Biella all'A26 a Romagnano Sesia dovrebbe partire non prima del 2020. Si è perso troppo tempo».

Partendo dalla consapevolezza che il panorama economico è cambiato, i costruttori biellesi chiedono ragionamenti sullo sviluppo e sulla competitività, al passo con l'innovazione. Una visione stabile, una regia delle istituzioni e il coinvolgimento di diversi attori: dall'università alle imprese, al mondo della cultura, organizzazioni economiche e sociali, fondazioni bancarie e ordini professionali. «La popolazione diminuisce e il patrimonio immobiliare supera già oggi la domanda - conclude Panuccio -. Ma Biella è in una posizione strategica, a metà strada tra Milano e Torino, offre una grande qualità di vita e valori immobiliari bassi che possono attrarre una nuova residenzialità sia di imprese che di famiglie. Investire sui giovani è strategico. La Legge non aiuta ad assumere neo diplomati o neo laureati in quanto il tirocinio agevolato dura solo 6 mesi. Troppo pochi per formare un tecnico fresco di scuola. E infine il rinnovo del contratto nazionale firmato da Ance, Legacooop, Confcoperative, Agci e Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil in questi giorni, contiene un protocollo per il rilancio del settore. Ma chi lavora correttamente in termini di legalità, subisce ancora troppa concorrenza sleale».

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