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19/06/2019

Le mani della camorra sul Morandi Due arresti per i lavori sul ponte

La Notizia Giornale

Estromessa un'azienda impegnata nella demolizione L'amministratore e la socia legati al clan D'Amico
di daniela fratini La ferita del ponte Morandi crollato il 14 agosto dello scorso anno seppellendo 43 persone, è sempre aperta. Dopo ritardi, decreti e concessioni revocate alla società dei Benetton, ci mancavano solo le mani della camorra sulla demolizione. Ma del resto quando ballano appalti da tanti soldi è ormai quasi scontato che ci sia un interesse della criminalità organizzata. Come la Tecnodem, l'azienda interdetta un mese fa dai lavori del Polcevera, che non era soltanto una società a rischio di infiltrazio ni mafiose ma era addirittura gestita da un pluripregiudicato in processi di camorra. Ieri la Dia di Genova ha arrestato l'amministratore di fatto, ferdinando Varlese , pregiudicato napoletano di 65 anni e Consiglia Marigliano , consuocera di Varlese e amministratrice e socio unico dell'impresa, con l'accusa di intestazione fittizia di beni aggravata dall'aver commesso il fatto per agevolare il clan D'Amico, del rione Villa di Napoli. Ma facciamo un passo indietro. LA PISTA Varlese è l'uomo che di fatto amministrava la società napoletana con un contratto di subappalto da 100mila euro con la ditta Omini, capofila delle aziende im pegnate nella demolizione del viadotto. Varlese è entrato nel cantiere del ponte Morandi due volte, l'11 e il 12 aprile scorsi. In entrambi i casi, pur risultando sulla carta un dipendente della Tecnodem, ha superato i tornelli con un badge da visitatore. Accreditandosi come il reale amministratore dell'azienda. Ma Varlese, effettivo amministratore, era già stato condannato per associazione a delinquere in un procedimento nel quale erano coinvolti affi liati al clan "Misso, Mazzarella-Sarno", appartenenti all'organizzazione camorrista "Nuova Famiglia" e per tentata estorsione in concorso, con l'aggravante di aver commesso il fatto con modalità mafiose, in un altro procedimento da cui emergevano circostanziati rapporti dell'uomo con il sodalizio camorristico D'Amico, a cui risulta legato anche da stretti rapporti di parentela. Le indagini sono partite sin dall'inizio dei lavori di demolizione del Morandi, parallelamente agli accertamenti amministrativi. Così gli inquirenti hanno scoperto che i due, agendo in concorso tra loro e previo accordo, per eludere le norme sulle misure di prevenzione patrimoniali hanno attribuito fittiziamente alla donna la titolari tà formale della Tecnodem Srl come unica socia, amministratrice e rappresentante, mantenendo invece a Varlese la titolarità effettiva, integrando così il reato di trasferimento fraudolento di valori. Ma non solo. Dopo che la società era stata estromessa dal subappalto Varlese si era già attivato per formare quanto prima una nuova società composta da congiunti o persone fi date per continuare a proporsi nello stesso settore. Lo stesso sistema sarebbe stato usato per partecipare alla dismissione della centrale nucleare di Caorso. Intanto il sindaco Marco Bucci ha provato a fissare la data definitiva per l'esplosione delle due pile del Morandi al 27 giugno.

Foto: nel mirino


Foto: La società Tecnodem con un subappalto da 100mila euro a maggio aveva ricevuto l'interdi va an mafia