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31/08/2018

Le 5 lettere che inguaiano concessionari e ministero

Il Fatto Quotidiano - DAVIDE MILOSA

IL PONTE DI GENOVA Lavori " in fretta "
MILOSA A PAG. 5 La consapevolezza delle criticità del ponte Morandi da parte di chi aveva il compito di attuare interventi migliorativi per la sicurezza della struttura. È questa la rotta principale sulla quale naviga la Procura di Genova per individuare chiare responsabilità penali. Due, allo stato, i soggetti su cui lavorano i magistrati: Autostrade, ovvero l ' ente concessionario, e il concedente ministero delle Infrastrutture e trasporti (Mit). Gli atti acquisiti due giorni fa (anche documenti Anas della prima concessione) e ancora ieri a Roma sono moltissimi. Si studiano per individuare l ' emergere di questa consapevolezza del rischio. Ed ecco una prima importante novità registrata dalla Procura: cinque lettere che Autostrade invia al Mit e anche al Provveditorato interregionale e dove si chiede di accelerare l ' approvazione del progetto di retrofitting da parte della Divisione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali del Mit. Ben cinque missive acquisite dalla Guardia di finanza e inviate nello stretto arco di tempo tra febbraio e fine marzo. Esattamente il periodo in cui il progetto " migliorativo " per la pila 9 (quella caduta) e la pila 10 è al vaglio del comitato presieduto dal provveditore Roberto Ferrazza. In tutte, con toni più o meno accentuati, si chiede di " fare in fretta " . In sostanza il progetto deve partire proprio per necessità urgenti di sicurezza del viadotto. Un ' accele razione singolare, rispetto all ' assenza di lavori strutturali programmati negli anni precedenti. Il contenuto di questo carteggio è ritenuto fondamentale dai magistrati. Secondo la Procura si tratta di allarmi chiari. A FIRMARE parte di questa corrispondenza il dottor Michele Donferri Mitelli, direttore per la manutenzione di Autostrade, figura storica della società. Donferri partecipò agli inizi degli anni Novanta ai lavori sulla pila 11. Lavori migliorativi identici a quelli che dovevano partire a giorni sulle pile 9 e 10. Anche per questo tra i circa dieci soggetti di Autostrade individuati dagli investigatori già il 15 agosto scorso, allo stato solo Donferri è stato sentito dalla Guardia di finanza. Un verbale ritenuto fondamentale. Da un lato per importanti aspetti tecnici, dall ' altro per alcuni passaggi cruciali dove il manager di Autostrade, rispondendo sulle responsabilità di un alert , recepito quantomeno in ritardo, scarica buona parte della colpa sull ' attuale capo del Tronco di Genova Stefano Marigliani. " Era lui responsabile - ha spiegato Donferri - e aveva una grande autonomia di azione " . Uno scenario che assolverebbe, ad esempio, il Cda e lo stesso ad Giovanni Castellucci. Scenario che però non convince gli investigatori soprattutto dopo aver letto in modo minuzioso gli ordini di servizio di Autostrade che fanno emergere discrepanze con la ricostruzione di Donferri. Se non altro perché un appalto da 26 milioni di euro deve per regola passare in Cda per l ' approvazio ne. L ' altro braccio di questa complessa inchiesta è rappresentato dal Mit e in particolare dalla Divisione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali. Anche qui, come per Autostrade, la catena di comando è ben chiara e mette insieme ruoli e persone. Nessuno di loro al momento risulta indagato così come i manager di Autostrade. I sequestri terminati ieri sono stati, infatti, " presso terzi " . IL PUNTO È CAPIRE gli atti del ponte Morandi passati di mano al Mit. Non solo la relazione di Ferrazza, ma anche le lettere di allarme che avrebbe dovuto consigliare di chiudere il traffico sul ponte. La Guardia di finanza così ha iniziato dalla direzione generale retta da Vincenzo Cinelli, nominato nel ruolo da appena un anno. Da qui si è scesi alle altre divisioni. Ne sono state visitate sei su otto. Tra queste, la prima diretta da Bruno Santoro, membro della Commissione ispettiva, e delegato " alla vigilanza tecnico e operativa " . Dopo di lui è toccato a Giovanni Proietti responsabile della quarta divisione deputata " all ' analisi investimenti " . Documenti sequestrati anche alla quinta responsabile dell ' ese cuzione degli investimenti. Di grande rilevanza la divisione " sulla qualità del servizio autostradale " che allo stato non ha responsabile e fa riferimento alla direzione generale. La catena di comando, però, si ferma qua e non va a interessare il Consiglio superiore dei lavori pubblici (operativo su appalti superiori a 50 milioni die uro), il cui presidente viene nominato su indicazione del ministro del Mit. La Guardia di finanza, poi, sta lavorando su tutti i cellulari sequestrati. Importanti i messaggi scambiati dai manager Autostrade e dai funzionari del Mit subito dopo il crollo e il cui contenuto è allo studio. Si lavora poi sulle email per individuare ancora una volta un ' ammissione di consapevolezza di un rischio di " de grado progressivo " di tutti i materiali del ponte che l ' inge gnere Morandi segnalò già nel 1981. Legata all ' indagine è anche la questione demolizione. Ieri Autostrade ha presentato il suo piano al commissario Giovanni Toti. Si prevede di demolire il viadotto in 30 giorni e abbattere 150 appartamenti su circa 300. Ci sarà da capire chi eseguirà i lavori.I resti e il presidente Il moncone e le macerie del ponte. A sinistra, il governatore Giovanni Toti LaPresse/AnsaLa scheda n IL CROLLO Il 14 agosto a Genova crolla il ponte Morandi sulla A10: 43 le vittime n L'INDAGINE La Procura di Genova indaga per disastro, attentato alla sicurezza dei trasporti e omicidio plurimo, tutti reati colposi. Non ci sono ancora indagati, ma al vaglio dei pm ci sono nomi di dirigenti del Mit e Aspi