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05/06/2019

La crisi va in stand by Sui cantieri c’è l’intesa

Il Centro

»tregua armata governo
Di Maio chiama Salvini e informa il Colle: i 5Stelle vogliono andare avanti Mattarella preoccupato per i conti. Codice appalti sospeso, ma con deroghe
di Serenella Mattera ROMA La frenata arriva a un passo dal burrone. Luigi Di Maio telefona a Matteo Salvini: sediamoci a un tavolo - gli dice - evitiamo la crisi. È la prima volta che si parlano davvero, dopo settimane di gelo. È la «premessa» per andare avanti, plaude Giuseppe Conte. Di sicuro permette di sbloccare l'impasse sui decreti crescita e sblocca cantieri, che stanno per scadere. Si sigla una difficile mediazione sulla sospensione di alcune norme del codice degli appalti. Sulla proposta della Lega si è sfiorata la crisi. I due vicepremier si vedranno «nelle prossime 48 ore», poi venerdì con il premier e in Consiglio dei ministri. La crisi non è ancora sventata. La deadline la fissa Salvini: 15 giorni per capire se ci sono i margini per proseguire. Bisogna fare «presto» chiarezza e mettere al riparo i conti pubblici, sollecita il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, preoccupato per l'andamento dell'economia ma anche dalla necessità per il governo di indicare una figura autorevole alla Commissione europea. Il capo dello Stato lo dice - a quanto riferiscono fonti parlamentari - a Di Maio, in un colloquio al Quirinale, intorno alle 12. Il vicepremier prova a rassicurarlo: il M5s vuole andare avanti e anche Salvini dice di voler proseguire, spiega Di Maio riferendo della telefonata col leader della Lega. I pentastellati continuano a sospettare che il leghista voglia in realtà far saltare tutto ma il tentativo di ricucire è in corso. E potrebbe passare spiegano da entrambi i partiti da un rimpasto di governo che rimetta in discussione gli incarichi di ministri come Giulia Grillo o Danilo Toninelli. La situazione è più che precaria e la preoccupazione che trapela dal Colle è tutta puntata sui conti pubblici. È atteso a ore da Bruxelles l'avvio della procedura d'infrazione: Conte e Tria apriranno una trattativa difficile. «Non possiamo andare lì col cappello in mano», li pungola Salvini. Ma per trattare il presidente del Consiglio, come ricorda Di Maio, ha posto come condizione imprescindibile la «coesione» del governo. Si capirà davvero se le condizioni ci sono entro fine giugno e comunque - osservano in casa M5s - non prima dei ballottaggi. Intanto, però, è Di Maio - che in piena dinamica di coppia si definisce «non orgoglioso» - a fare il primo passo e imboccare il percorso auspicato da Conte. Tra lunedì e martedì si era sfiorata la rottura: dopo la forzatura leghista sul codice degli appalti, nel M5s circolava il timore che Conte annullasse la visita in Vietnam e salisse al Colle per dimettersi. Le parole in mattinata sono di fuoco: il ministro M5s Danilo Toninelli accusa la Lega di voler far cadere il governo, il sottosegretario leghista Guglielmo Picchi twitta «andiamo a votare». Il «superemendamento» di Salvini per sospendere il codice degli appalti rischia - avverte Conte da Torino - di «creare il caos» e far decadere l'intero decreto, che include misure per i terremotati. La telefonata di Di Maio a Salvini apre la mediazione sulla norma Salva Roma nel decreto crescita, che diventerà una più ampia Salva Comuni, e sul codice degli appalti. La Lega rinuncia alla sospensione di due anni del codice e ottiene che sia applicata all'albo dei commissari Anac, all'obbligo per i Comuni non capoluogo di rivolgersi alla stazione unica appaltante e all'appalto integrato. M5s incassa la soglia per il subappalto al 40% (la Lega proponeva il 100%) e la salvaguardia degli obblighi di sicurezza.

È atteso a ore da Bruxelles l'avvio della procedura d'infrazione ai danni dell'Italia: Conte e Tria apriranno sui conti una trattativa per convincere i Commissari

Sfiorata la rottura: dopo la forzatura leghista sul codice degli appalti, nel M5S circolava il timore che Conte annullasse la visita in Vietnam e salisse al Colle per dimettersi

Tour elettorale per Matteo Salvini in Emilia Bagni di folla, selfie e anche qualche fischio

Bagno di folla, tanti selfie, qualche fischio, cartelli ironici e addirittura, la Turandot di Puccini - con l'aria del Nessun dorma e il celebre Vincerò - a risuonare nella centralissima Piazza Trento Trieste a Ferrara. All'indomani delle parole del premier Giuseppe Conte, che ha invitato i suoi due vice a moderare i toni, per Matteo Salvini la giornata ha il sapore dolce dell'abbraccio, quello che un pezzetto d'Emilia e di Romagna gli ha regalato nel suo mini-tour tra Castelfranco Emilia, Mirandola, Ferrara, Argenta, Cesena e Forli, città in cui domenica si andrà al ballottaggio. Snodo importante per una Lega che, in regione, è diventata alle Europee primo partito con oltre il 33%. Il viaggio del leader del Carroccio tra Emilia e Romagna - terra diventata contendibile per la Lega e il centrodestra - inizia, a metà mattina, sul corso principale di Castelfranco Emilia, colorato dalle bancarelle del mercato settimanale. Sotto i portici, centinaia di simpatizzanti fermano Salvini per scattare con lui fotografie e, soprattutto, selfie. Un happening che si ripeterà, puntualmente anche nelle altre fermate. Ormai un cliché cui nessuno dei sostenitori della Lega sembra volersi sottrarre. A Castelfranco Emilia, sono stati diversi i ragazzi e un paio di famiglie straniere a mettersi in posa con quello che confidenzialmente chiamano «il Capitano». Lungo Corso Martiri, per arrivare a un palchetto da cui ha parlato a sostegno del candidato sindaco di centrodestra, non sono mancati alcuni «buu» e fischi da parte di diverse persone che hanno anche alzato alcuni cartelli critici. Il tutto senza generare problemi di ordine pubblico. E se nella prima tappa il tour salviniano è andato in scena con qualche fischio, nelle altre cittadine emiliane toccate, l'accoglienza è stata da star. Con l'entrata sul palco accompagnata dall'opera pucciniana a Ferrara, in una piazza Trento Trieste affollata - a cui Salvini ha regalato qualche «buffetto» calcistico ricordando la buona stagione della squadra di casa, la Spal, «che ha giocato meglio del mio Milan» - insieme al candidato sindaco Alan Fabbri, capace di superare il 40% dei voti al primo turno delle Comunali e ora è atteso dal ballottaggio. «Tutti devono andare a votare per non avere, poi, qualche rimpianto» e strappare Ferrara al centrosinistra «dopo 70 anni», ha chiosato Salvini. A Cesena, nella centrale Piazza Almerici, stesso copione: folla, qualche bandiera tricolore e la solita fila per i selfie. Qualche fischio, da parte di un gruppo di ragazzi fermi in una stradina vicina. E poco distante, in Piazza Amendola, qualche centinaio di persone con indosso una maglietta bianca ha manifestato il proprio dissenso.

Foto: Il comizio di Salvini a Ferrara a sostegno del candidato sindaco (Ansa)