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15/07/2018

La crisi dei buoni pasto Ora si punta sui ticket elettronici

La Stampa - FRANCESCO MARGIOCCO

L'INCHIESTA STAMPA PLUS
P. 8-9 Da due giorni il buono pasto è entrato nella fase più delicata della sua storia. La decisione ufficializzata venerdì da Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, di rescindere il suo contratto milionario con una delle maggiori aziende italiane che emettono ticket, la genovese Qui!, minaccia di mettere a repentaglio la credibilità del sistema. Un sistema che dal suo arrivo in Italia nel 1976 è cresciuto in modo imponente ma che ancora avrebbe molti margini di crescita. I suoi fautori insistono nel dire che lo strumento del buono pasto è sano, che ha un effetto espansivo sull'economia del territorio, perché incentiva i consumi, e una funzione distributiva, perché a parità di valore favorisce i redditi bassi. I suoi detrattori, però, si fanno sempre più sentire. Con nuovi argomenti, a partire proprio dalla clamorosa vicenda Qui!. Niente oneri previdenziali «È uno strumento che andrebbe superato semplicemente dando dei contanti in più, in busta paga, a ciascun lavoratore», è il parere di Gianluca Barci, titolare di un bar a Genova e rappresentante della sua categoria nella sezione locale della Confederazione nazionale artigianato. Barci parla a nome suo e di un centinaio di imprese associate, ma forse dà voce a un sentire diffuso. Non è un caso che pochi giorni fa, mercoledì, diverse tra le principali aziende del settore si siano riunite in un convegno a Milano per certificare la loro ottima salute e tranquillizzare il mercato. «Chiedere di sostituire il buono pasto con qualcos'altro solo perché un'azienda è stata inadempiente è una follia. Sarebbe come chiedere di sostituire il telefono con il telegrafo perché una compagnia telefonica è fallita». È caustico Emmanuele Massagli, economista e presidente di Anseb, l'associazione che riunisce quasi tutte le maggiori società di buoni pasto che operano in Italia. «Il buono pasto semplicemente non è sostituibile. Se fosse in busta paga sarebbe tassato». L'arma vincente dei buoni pasto è che su di loro i datori di lavoro non pagano oneri previdenziali e i lavoratori non pagano l'Irpef. Il problema è che la soglia esentasse fissata in Italia per il buono pasto cartaceo è molto bassa: 5,29 euro. Ragione per cui in genere il valore di quei buoni non supera o supera di poco i 6 euro. «Una somma con cui è forse possibile pranzare in Grecia o in Turchia, ma certamente non in Italia», osserva Aldo Cursano, vice presidente di Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi. I buoni pasto turchi e greci godono di migliore salute non solo perché il costo della vita nei rispettivi Paesi è più basso, ma anche e soprattutto perché è più alto il valore esentasse: rispettivamente 5,80 euro in Turchia e 6 euro in Grecia. Per non parlare di Portogallo, Belgio, Germania, Spagna e Francia con valori che vanno dai 6,80 ai 9 euro. Gli investimenti in tecnologia Per dare maggiore slancio al loro settore, le aziende di buoni pasto insistono sulla necessità di una digitalizzazione più marcata. Il buono pasto elettronico esiste da tempo e rappresenta il 40% del totale in circolazione, secondo Anseb, ma esperti e addetti ai lavori ne chiedono una maggiore diffusione. La decisione del governo, di tre anni fa, di defiscalizzare il ticket elettronico fino a 7 euro, contro i 5,29 del suo gemello cartaceo, ha molto contribuito alla sua diffusione. «Ma sarebbe un errore accontentarsi», dice Massagli. «Il nostro obiettivo è dialogare con parlamento, sindacati, piccoli esercenti, grande distribuzione, imprese e consumatori, per rendere il sistema ancora più efficiente, e come primo passo proponiamo di alzare la soglia da 7 a 9 euro». Come spiega Luca Beltrametti, ordinario di economia all'Università di Genova e autore con il collega Massimo Baldini dell'Università di Modena di uno studio sull'argomento, «il ticket digitale garantisce la tracciabilità» e riduce rischio di rimborsi procrastinati o mai pervenuti; ovvero del problema che ha portato alla rescissione del contratto di Consip con Qui!. Sul buono elettronico, però gli esercenti continuano ad essere tiepidi, in sintesi perché ogni azienda emettitrice di ticket offre la sua tecnologia, diversa dalle altre. «Avevamo creduto che il digitale fosse una risposta ai nostri problemi, per la sburocratizzazione che comportava, ma oggi ancora molti di noi non lo accettano perché troppo complicato e oneroso», riassume Cursano. Il vice-presidente di Fipe chiede di creare un unico canale, standard, per i pagamenti elettronici. Una proposta che trova sponda tra le società di buoni pasto, che vedono nello smartphone il mezzo ideale: «Il passaggio al digitale avverrà attraverso lo smartphone, con applicazioni facili da usare e universali», prevede Luca Palermo, amministratore delegato di Edenred Italia, la principale azienda del ramo. Alla domanda sui rischi di un effetto Qui! sul mercato Palermo risponde con apparente convinzione che «qualunque cosa accada, noi continueremo a investire e a fare sistema». Il pericolo dell'effetto domino Le notizie sui mancati rimborsi di buoni pasto da parte della società emettitrice genovese a ristoranti, bar e supermercati si rincorrevano ormai da mesi. Ed è a causa di quei ripetuti ritardi che Consip ha deciso due giorni fa la risoluzione della convenzione stipulata con la società nel 2016, dopo regolare gara d'appalto. Dall'altroieri i buoni pasto Qui! distribuiti ai dipendenti della pubblica amministrazione in una larga fetta d'Italia - Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta, Lombardia e Lazio - non sono più validi «per reiterato, grave e rilevante inadempimento delle obbligazioni contrattuali». «Attenzione però a non confondere lo stop a Qui! con una battuta d'arresto di tutto il sistema», è l'invito di Massagli. «Il settore è sano, serio e affidabile», tiene a precisare anche Sergio Satriano, responsabile della divisione buoni pasto della multinazionale francese Sodexo, uno dei maggiori protagonisti di questo mondo. Un mondo che a livello nazionale, secondo le stime di Anseb, vale 3 miliardi, rappresenta circa l'1% del Pil e dà lavoro a 190 mila persone; e che, come sottolineano Baldini e Beltrametti, può avere davanti a sé un roseo avvenire. A caccia del servizio mensa Nella loro ricerca, basata su un'indagine campionaria Istat, i due studiosi segnalano che a ricevere almeno un buono pasto al mese sono poco meno di 2 milioni e mezzo di lavoratori, pari all'incirca al 14% dei lavoratori dipendenti; mentre l'importo medio mensile di un blocchetto di buoni pasto è di 110 euro. Sono numeri ancora piccoli: i 13,6 milioni di lavoratori che non ricevono né buoni pasto né un servizio di mensa restano un'enorme terra da conquistare. Senza contare che nelle piccole e medie imprese, (cioè nelle realtà che costituiscono il 90% del tessuto economico italiano), il buono pasto è ancora un miraggio. «La percentuale di dipendenti che riceve almeno un buono al mese cresce con le dimensioni dell'impresa: si passa da un valore medio del 6,2% di dipendenti per le imprese con meno di 5 addetti ad uno di 23,3% per quelle con più di 50 persone. I lavoratori di aziende con meno di 10 dipendenti - segnala Beltrametti - hanno una probabilità che è circa la metà rispetto agli altri di ricevere buoni pasto».«Sarebbe importante - suggerisce il presidente di Anseb Emmanuele Massagli - creare un tavolo di lavoro nazionale che coinvolga tutta la filiera dei buoni pasto. E bisognerebbe poi dare vita a un fondo di garanzia per proteggere gli esercenti dalle aziende di buoni pasto che si comportano in modo scorretto». - c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

In Italia il servizio sostitutivo di mensa è normato dal

I NUMERI DEL SETTORE

1976

3miliardi

40%

5euro

3

150

mila

70%

30%

mila

90

0,72%

190

mila

LAVORATORI ED ESERCENTI

40%

ESPOSIZIONE FINANZIARIA

I buoni pasto sono acquistati da oltre aziende, organizzazioni e pubbliche amministrazioni Tutta la filiera rappresenta lo del Pil italiano e posti di lavoro tra lavoro diretto e indiretto Fonte: Anseb, Associazione Nazionale Società Emettitrici Buoni Pasto Il dei lavoratori che pranza fuori casa per lavoro usa il buono pasto Il buono pasto è usato nel 2006 QUI GROUP EDENRED 2011 Il mercato dei buoni pasto in Italia vale circa Gli esercizi convenzionati sono circa Per Qui Group nel corso degli anni sono aumentati significativamente i debiti verso le banche, mentre si sono ridotti proporzionalmente quelli verso i fornitori, la rete degli esercizi convenzionati Totale crediti a breve 128.794.824 163.588.496 152.882.560 il di questa cifra è gestita dal pubblico con le gare CONSIP, il resto è mercato privato Il valore medio dei buoni pasto è circa l numero medio di buoni pasto usati cumulativamente è dei casi in bar, gastronomie e ristoranti e, per il restante nella grande distribuzione 2016 Debiti con le banche 8.405.032 50.003.284 87.844.456 Diversa la situazione dell'azienda leader di mercato Edenred. L'esposizione finanziaria è modesta verso le banche, contenuta verso i fornitori, elevata verso le società collegate Totale crediti a breve 295.311.288 90.669.000 188.886.889 Debiti con le banche 199.233.705 6.351.000 340.158

IL MERCATO DEI BUONI PASTO

PRIVATO

PUBBLICO

2,5

milioni di lavoratori

DATORE DI LAVORO

milioni

mila

1,6

900

7€

ALTRE ATTIVITA'

GRANDE DISTRIBUZIONE

6-9

6,80

5,80

5,29

Titolare, chi spende il valore facciale del buono

ESERCIZI CONVENZIONATI

SOCIETA' DI EMISSIONE

IL VALORE DEL BUONO PASTO

DIPENDENTI VENDE Il servizio sostitutivo di mensa in Italia è nato nel 1976 Media dei buoni pasto in circolazione in ITALIA 5€ I BUONI Spagna 9€ Cartaceo VALORE MASSIMO ESENTASSE Bar e ristoranti PASTO Francia 9€ LA STAMPA Supermercati CUMULABILITA' FINO A 8 BUONI RACCOLGONO E RESTITUISCONO I BUONI Germania Belgio Elettronico VALORE MASSIMO ESENTASSE
La commissione sta tra il 6 e il 15%, può arrivare fino al 20% per bar e ristoranti. Per i supermercati tra il 13 e il 17% 8€ Imprese artigiane, agriturismi, ittiturismi e mercati VENDE I Per il pubblico, partecipa a una gara d'appalto con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Il privato si allinea alle cifre del pubblico € Portogallo € PASTO BUONI Il mercato dei buoni pasto vale 3 miliardi di euro Grecia 6€ DIPENDENTI Turchia e Svizzera €

Foto: Ticket service del gruppo Qui!

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