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02/03/2019

«La colpa è del Pd, da aprile vedrete»

Avvenire - Nicola Pini

MASSIMO GARAVAGLIA (LEGA)
Non serve una manovra correttiva, ma espansiva I fondi ci sono già
dati del 2018 «sono il frutto delle scelte e delle misure messe in atto dai governi precedenti. Noi ne prendiamo atto. Come insegnano al primo anno di Economia le politiche economiche hanno effetti non prima di 4-6 mesi dal varo, quindi per quanto riguarda le responsabilità del nostro governo ne riparliamo da aprile in poi, come minimo». Massimo Garavaglia, parlamentare della Lega e sottosegretario al Mef, è netto nel respingere ogni addebito alla maggioranza gialloverde in merito al peggioramento dell'economia e d ella finanza pubblica evidenziato dall'Istat. «Ricordo solo - osserva - che il rapporto debito-Pil, che è il dato più importante, era al di sotto del 120% nel 2011. Poi le politiche del governo Monti e quelle del centro sinistra l'hanno portato sopra il 130%. Ora bisogna invertire la rotta». Rispetto a pochi mesi fa il quadro è notevolmente peggiorato. Servirà una correzione dei conti? Va fatta una manovra correttiva ma non nel senso di restringere ulteriormente il bilancio, ma di andare al contrario verso un'ulteriore espansione dell'economia perché l'effetto delle manovre di stretta fiscale è stata appunto questa catastrofe di 11 punti in più di debito pubblico, che non sono caramelle. Sento qualche pazzo che parla di patrimoniale e quella sarebbe veramente un'altra catastrofe. Il rapporto debito-Pil migliora se sale il Pil. Se invece si taglia la spesa, in particolare quella per investimenti, il Pil va giù e il debito sale ulteriormente. Dunque volete accelerare sugli investimenti. Con quali risorse? Bisogna spendere fino all'ultima lira i fondi che ci sono. Un dato: per la Sardegna il fondo di sviluppo e coesione finanziato dal governo prevedeva oltre 1,5 miliardi di spesa in sette anni. Sa quanti ne hanno utilizzati? 66 milioni. Questa è la dimostrazione che il problema non è mettere soldi in più ma spenderli. Secondo lei c'è spazio per aumentare la spesa pubblica senza alimentare il deficit? Esatto. Il nostro impegno dopo la legge di bilancio è quello di metterci a spendere. Noi abbiamo bisogno di un commissario alla spending, non alla spending review. La parola review (revisione, che sta per taglio, ndr ) va cancellata. Tenga conto tra fondi Ue e fondi di sviluppo e coesione, a metà del settennato di programmazione, la grande capacità dei governi precedenti ha portato a pagamenti del 4% su un totale di oltre 120 miliardi di euro. Questo governo quindi ha il 96% dei fondi disponibili. Ma non è una questione di cattiva burocrazia e di regole più che di volontà politica? Certo. Ma nel 2016 quei geni che hanno fatto il codice degli appalti sono riusciti quasi ad azzerare la spesa pubblica per investimento. Al di là delle responsabilità, il Pil è vicino a zero, deficit e debito salgono e ci sono 26 miliardi di aumenti Iva che incombono. Il sottosegretario Siri annuncia per il 2020 una flat tax da 20 miliardi. Come farete a mettere in campo proposte così onerose? Con pazienza, come siamo riusciti quest'anno a far quadrare i conti, lo faremo anche l'anno prossimo.