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04/10/2018

Inchiesta per turbativa d’asta si va verso la conclusione

Il Mattino di Padova - Cristina Genesin

Oltre ad Anac e magistratura contabile anche la Procura della Repubblica ha messo sotto la lente il sistema attraverso il quale la Spa affidava lavori i tre filoni
Cristina Genesin / PADOVAPrima l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), poi la Corte dei Conti. Di traverso s'è messa pure la procura della Repubblica padovana che, fin dal novembre 2015, ha aperto un'inchiesta per turbativa d'asta su Etra, la multiutility padovana di proprietà di 75 Comuni (44 in provincia di Padova, 30 in provincia di Vicenza e uno in provincia di Treviso) che gestisce i rifiuti e non solo. Un'inchiesta coordinata dal pm Sergio Dini che ora sta per tagliare il traguardo finale: tempo qualche settimana e sarà conclusa. Turbativa d'astaNel registro degli indagati è finito il direttore generale Marco Bacchin. Quando l'Anac aveva aperto un accertamento, ipotizzando una violazione delle norme relative alla concorrenza, Bacchin si era dimesso da responsabile dell'Anticorruzione, incarico che ricopriva assieme a quello di manager dell'azienda. Un doppio incarico contestato anche dall'allora consiglio di vigilanza (organismo previsto dalla normativa per le società pubbliche con parere consultivo) presieduto dall'avvocato Orietta Baldovin. Nel mirino dell'autorità giudiziaria, invece, il sistema impiegato da Etra per affidare i servizi erogati attraverso le gare d'appalto. Un sistema saldamente nelle mani del direttore Bacchin che, per anni, è stato controllato e controllore. Il sistema dellE prorogheEtra è una Spa che ha la gestione di servizi pubblici direttamente con proprio personale o tramite altre società selezionate con le gare d'appalto. I settori di operatività? L'ambiente (raccolta e trasporto dei rifiuti), l'ambito idrico (realizzazione e manutenzione di fognature e rete dell'acquedotto), l'energia (con la gestione di un impianto di biogas). Ovviamente gli appalti sono a scadenza. Nel settore ambientale il 65 per cento dei servizi sono gestiti con personale proprio (la multiutility ha oltre 800 dipendenti), mentre il 35 per cento della restante attività è affidata a società esterne selezionate, di regola, attraverso gare e appalti. Nel mirino della procura, appunto, sarebbero finite la valanga di proroghe applicate in contrasto con le indicazioni di Anac. Un meccanismo troppo abusato quello delle proroghe, pur giustificato formalmente dalla necessità di perfezionare le gare. Gare che - era anche "l'accusa" di Anac - sarebbero durate sempre oltre il tempo massimo o almeno oltre un ragionevole lasso di tempo. Qualche esempio? Una gara d'appalto relativa a 8 lotti nell'ambito della raccolta e del trasporto dei rifiuti in Comuni del bacino del valore 64. 908. 309, 32 di euro: il bando ha avuto la gestazione di un anno e mezzo, provocando addirittura tre proroghe dei servizi ormai scaduti. Un altro filoneSotto accusa pure il frazionamento degli appalti, spezzettati e ridotti sotto una determinata soglia di valore in modo da non superare i limiti di importo che consentono di non mettere a confronto più offerte. Il risultato? L'ente appaltante sceglie, di fatto, a chi affidare il servizio. -

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