scarica l'app
MENU
Chiudi
02/03/2019

Impossibile fare le gare, lo dice il patto con Parigi

Il Fatto Quotidiano - GIANNI BARBACETTO

TORINO -LIONE
Il documento sul Tav Il ministero può bloccare i bandi della società Telt, perché la Francia non ha stanziato le risorse come previsto dalla convenzione Mini-Tav: non esiste L ' affare è il tunnel di base: o si fa o non si fa. Risparmiare sul resto non conviene
Continua dentro il governo la fibrillazione sul Tav Torino-Lione. E fuori dal governo continua l ' assedio delle opposizioni (Pd e Forza Italia) che si schierano con la Lega per il sì all ' opera. L ' analisi della commissione tecnica, che ha calcolato in -7 miliardi le differenze tra costi e benefici, è addirittura " una pagliacciata " per Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Pd. Nessuno però presenta numeri alternativi capaci di dimostrare che il Tav serva davvero. E una richiesta di " supplemento d ' in dagine " da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte diventa incredibilmente sui giornali " la svolta di Conte sulla Tav " . MINI -TAV. Quello che appare comunque certo è che " il mini-Tav " non esiste: è presentato come il compromesso che sarebbe capace di mettere d ' accordo tutti, ma il Tav è il tunnel di base (costo: 9,63 miliardi). O si fa, o non si fa. O serve, o non serve. Risparmiare qualcosa (in ipotesi: 1,7 miliardi) sulle linee d ' accesso al tunnel, per realizzare il cosiddetto " mini Tav " , non solo cambia poco le cifre finali, ma è addirittura controproducente: una volta scavato il tunnel, è necessario avere una linea d ' accesso adeguata, altrimenti si otterrà l ' effetto Brebemi (la Milano-Brescia che è stata per anni un ' autost rada velocissima ma deserta e difficile da raggiungere perché non raccordata né a Milano, né a Brescia). Qualcuno propone il trucco contabile di considerare, per ricalcolare i costi e i benefici, solo i costi italiani. Il risultato finale non cambia: restano superiori ai benefici di 3,5 miliardi. GARE SENZA SEGUITO? I ntanto l ' 11 marzo il consiglio d ' amministrazione di Telt (la società italo-francese che deve realizzare il Tav) ha intenzione di far partire le prime gare d ' appalto per il tunnel. Per il ministro italiano delle Infrastrutture Danilo Toninelli si può fare, " tanto in base alla legge francese si può sempre revocare la gara " . Ma sarebbe un suicidio, argomenta il professor Sergio Foà dell ' Università di Torino: " Anche se sul lato francese il Code de la commande publique consente le ' procedure senza seguito ' per ragioni di interes se pubblico , l ' applicazione di quella norma è difficile, perché impone di dimostrare che è sopravvenuta una situazione per la quale si interrompe la procedura. Ciò rischia di alimentare contenziosi da parte delle imprese interessate " . Aggiunge l ' Avvocato dello Stato a cui era stata chiesta dal ministero una Relazione tecnico-giuridica : " Uno stop unilaterale potrebbe non integrare il contenuto di un nuovo motivo di interesse generale " . Chiosano gli esperti della Commissione tecnica Torino-Lione: " Gli appalti Telt attualmente in questione sono di circa 2,3 miliardi di euro. Tenuto conto della concreta possibilità di ingenerare contenziosi e potenziali risarcimenti a diretto carico dello Stato, appare del tutto evidente che un lancio delle procedure d ' appalto in queste condizioni avvierebbe un processo che porterebbe, di fatto, irreversibilmente all ' a g g i u d icazione e all ' avvio dei lavori di scavo del tunnel di base, senza alcuna reale possibilità da parte dell ' Italia di retrocedere da tale decisione " . GARE IMPOSSIBILI. Ma c ' è un documento di nove pagine che sta intanto girando sulle scrivanie del ministero delle Infrastrutture. Intitolato " Condizioni vincolanti per l ' avvio dei lavori del tunnel di base " e redatto dai professori del Politecnico di Torino che fanno parte della Commissione Torino-Lione, arriva a una conclusione clamorosa: l ' 11 marzo il cda della Telt non potrà lanciare le gare, in forza di un articolo della convenzione tra Italia e Francia sulla Torino-Lione che riguarda i finanziamenti dell ' opera. La realizzazione della sezione transfrontaliera, cioè il tunnel di base, è regolata dagli accordi internazionali stipulati tra Italia e Francia a partire dal 2001. Le regole da applicare a ciascuna delle fasi di attuazione sono stabilite nell ' Accordo italo-francese del 30 gennaio 2012, ratificato dal Parlamento italiano e da quello francese. Ebbene, l ' ar ticolo 16 dell ' Accordo recita: " La disponibilità del finanziamento sarà una condizione preliminare per l ' avvio dei lavori delle varie fasi della parte comune italo-francese della sezione internazionale " . Questa condizione preliminare non si realizza, perché i finanziamenti non sono a tutt ' oggi disponibili. L ' Italia è in questa partita il giocatore più virtuoso, perché per il tunnel di base ha già stanziato 2,63 miliardi, assegnati dalla legge di stabilità 2013 (governo Monti) e approvvigionati in quote annuali nel bilancio dello Stato tra il 2015 e il 2027. L ' Unione europea, dopo i finanziamenti per gli studi e i lavori preliminari, ha messo a disposizione per il tunnel 0,57 miliardi. LO STATO FRANCESE, zero: nessuna programmazione futura su base pluriennale da parte dell ' agenzia pubblica Afitf, che ha pagato i lavori avviati finora. Dunque dei 9,63 miliardi di costi quantificati dal Cipe nel 2016, l ' Italia ha messo a disposizione il 27 per cento, l ' Unione europea il 6 per cento, la Francia nulla. " Nell ' attesa della positiva verifica della condizione preliminare della disponibilità del f i na n z ia m e nt o " , conclude la Commissione tecnica, " in ottemperanza a quanto prescritto dall ' Accordo 2012 all ' art. 16, non è possibile avviare i lavori definitivi di realizzazione della sezione transfrontaliera " . Quindi Telt si deve fermare e il problema dovrà essere prima affrontato dalla Cig, la Commissione intergovernativa Italia-Francia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: P rotagonisti Accanto, il tracciato Tav. A destra, Di Maio, Conte e Salvini Ansa