MENU
Chiudi
27/07/2018

Importo dell’appalto troppo basso per assumere tutti i netturbini, Tar: «Il bando rifiuti è da rifare»

Il Messaggero

ALATRI
Il Tar del Lazio ha bocciato il bando per il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti del Comune di Alatri, elaborato dalla centrale unica dell'Amministrazione provinciale. Accolte le richieste della società De Vizia, attuale gestore, che si era opposta ottenendo fin da subito la sospensione del bando.
Attesa da mesi, la sentenza di ieri ha stabilito che le istanze presentate dalla società ricorrente erano più che fondate, stabilendo l'annullamento del bando e condannando i due enti a rifondere 4 mila euro al gestore a titolo di spese e oneri di difesa.
IL NODO DEL PERSONALE
Punto cruciale di tutto il ricorso era quello relativo ai costi reali del servizio, ritenuti troppo onerosi ed antieconomici a causa di errati calcoli circa le unità lavorative da impiegare. Il Comune di Alatri, infatti, nel bando aveva calcolato la base d'asta in relazione all'assunzione di 36 dipendenti invece dei 47 attualmente impiegati spiegando, in seguito, che i dati errati sul numero dei lavoratori erano dovuti a mancate o erronee comunicazioni da parte della ditta stessa che, naturalmente, ha respinto le responsabilità. In base alla normativa di gara e al richiamo del vigente CCNL di categoria, infatti, tali lavoratori in forza all'attuale gestore devono transitare alle dipendenze del nuovo e questo, secondo le tesi dei legali della De Vizia accolte dai giudici- renderebbe totalmente antieconomico l'intero servizio. «Emergono, dunque - si legge nelle motivazioni della Camera di Consiglio- le condizioni di eccessiva gravosità e sproporzione degli oneri imposti, in misura tale da rendere l'offerta antieconomica e superiore ai costi, idonee a incardinare l'immediato interesse alla impugnazione delle clausole, giacché alle disposizioni che escludono un'impresa dalla gara debbono essere equiparate quelle che pur consentendo la formale proposizione di un'offerta di fatto ne vanificano ogni utilità con l'imporre oneri gravosi e superiori ai vantaggi economici. Emerge, altresì, l'illogicità in fattispecie del calcolo degli oneri per la manodopera, inadatto a garantire l'effettiva copertura dei costi del personale che transiterebbe dalla vecchia gestione, andando di conseguenza a definire un importo a base d'asta inferiore ai costi d'impresa nascenti dagli oneri della normativa di gara. Occorre concludere, dunque, riconoscendo la fondatezza delle censure e accogliendo il ricorso».
«GARA ANTIECONOMICA»
I giudici del Tarsi spingono ad affermare esplicitamente che «la normativa di gara, così come formulata, non solo non poteva consentire di coprire i costi necessari per il servizio, ma finiva per rendere pressoché inesistenti margini di rimuneratività in capo al partecipante alla gara».
L'assessore al ramo, Alessia Santoro, a caldo si è detta stupita e rimanda qualsiasi considerazione a dopo l'analisi della sentenza. Il Comune, ora, dovrà decidere se fare o meno ricorso al Consiglio di Stato.
Andrea Tagliaferri
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore