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30/11/2018

Impennata nel 2021 a 46 miliardi

Il Sole 24 Ore - Dino Pesole

il piano del governo
Ma l'Upb: se non ci fossero gli effetti sperati, più lontano il +1,5% di crescita
La svolta, nelle intenzioni programmatiche del Governo, dovrebbe partire dal prossimo anno. Rispetto agli investimenti pubblici effettivamente realizzati finora, si punta a una notevole accelerazione che dovrebbe accrescerne l'incidenza dall'1,9% del Pil del 2018 al 2,3% del 2021. Potenziando gli interventi, si passerebbe dai 33 miliardi del 2018 ai 38,3 del 2019. Poi l'impennata a 42,4 miliardi nel 2020 e a circa 46 miliardi nel 2021. È un obiettivo pienamente condivisibile, considerata la rilevanza strategica e l'effetto moltiplicatore in termini di incremento della domanda aggregata, connessa a una nuova tranche di investimenti pubblici, soprattutto in infrastrutture. Obiettivo che pare al tempo stesso alquanto ambizioso se lo si confronta con quanto realizzato finora a consuntivo. Il Governo punta in via prioritaria a rimuovere gli ostacoli che hanno rappresentato finora un freno, anche attraverso la revisione del codice degli appalti, ma si tratta evidentemente di una scommessa. Non a caso, l'Ufficio parlamentare di Bilancio ha rilevato come questo elemento rappresenti uno dei rischi di revisione verso il basso della stima delineata nel quadro programmatico di una crescita all'1,5% nel 2019.

Il caso della Tav non va in controtendenza rispetto a tali ambiziosi obiettivi? La serie storica è poco incoraggiante. Rispetto al livello degli investimenti pubblici programmati nel 2017 (38,4 miliardi) si registra nella programmazione annuale successiva un lento decremento, con una variazione negativa a consuntivo di 5,3 miliardi. Il che vuol dire che quanto programmato non si riesce a spendere per somme consistenti. Di certo non mancano le risorse, tanto che il Fondo investimenti, inserito nella manovra per il 2017 per consentire una programmazione di lunga durata di molte spese in conto capitale, prevede un complesso di stanziamenti fino al 2032 per 47,1 miliardi. L'elenco è nutrito: infrastrutture di comunicazione (20,4 miliardi), investimenti in ricerca (2 miliardi), infrastrutture per la sicurezza dei cittadini (7,6 miliardi), sicurezza nazionale e alta tecnologia (12,8 miliardi),e sostegno della competitività e delle esportazioni (1,7 miliardi). Ora con la legge di Bilancio si prevede di concentrare 15 miliardi nel prossimo triennio. Il problema ancora una volta è realizzarli pienamente.

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