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31/05/2019

Il rito super-accelerato è ok per la Corte europea

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

La norma del Codice è conforme all'ordinamento eurounitario
La disposizione del codice appalti del 2016 che ha introdotto il cosiddetto rito «super-accelerato» è conforme all'ordinamento eurounitario, ma a condizione che gli interessati siano in condizione di venire a conoscenza. Lo ha affermato, nella causa C-54/18, l'ordinanza della Corte (quarta sezione) del 14 febbraio 2019 pubblicata sulla Gazzetta Europea il 20 maggio 2019, emessa su domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte. La vicenda nasceva dal ricorso di una onlus cooperativa in merito a un appalto per l'affi damento di servizi sociali e riguardava la legittimità, da scrutinare in base alla direttiva 89/665/Ce e all'art. 47 della Carte dei diritti fondamentali dell'Unione europea, del termine di decadenza di 30 giorni decorsi i quali viene esclusa la possibilità di eccepire l'illegittimità di un provvedimento di ammissione nell'ambito di un ricorso contro gli atti successivi. In particolare, erano in discussione le disposizioni di cui all'articolo 204 del decreto legislativo 50/2016 (che riforma il codice di procedura amministrativa) fra cui quella che stabilisce che il provvedimento che determina le esclusioni dalla procedura di affi damento e le ammissioni ad essa all'esito della valutazione dei requisiti soggettivi, economico-fi nanziari e tecnico-professionali va impugnato nel termine di trenta giorni, decorrente dalla sua pubblicazione sul profi lo del committente della stazione appaltante; la stessa norma (comma 2-bis dell'articolo 120 del codice di procedura amministrativa) prevede inoltre che l'omessa impugnazione preclude la facoltà di far valere l'illegittimità derivata dei successivi atti delle procedure di affi damento, anche con ricorso incidentale e stabilisce che sia inammissibile l'impugnazione della proposta di aggiudicazione, ove disposta, e degli altri atti privi di immediata lesività. I giudici hanno affermato il principio per cui la direttiva 89/665/Ce del Consiglio, del 21 dicembre 1989, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all'applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori e in particolare i suoi articoli 1 e 2-quater, letti alla luce dell'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, deve essere interpretata nel senso che essa non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che prevede che i ricorsi avverso i provvedimenti delle amministrazioni aggiudicatrici recanti ammissione o esclusione dalla partecipazione alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici debbano essere proposti, a pena di decadenza, entro un termine di 30 giorni a decorrere dalla loro comunicazione agli interessati, a condizione che i provvedimenti in tal modo comunicati siano accompagnati da una relazione dei motivi pertinenti tale da garantire che detti interessati siano venuti o potessero venire a conoscenza della violazione del diritto dell'Unione dagli stessi lamentata. Su questo punto, il decreto legge cosiddetto Sblocca cantieri, se approvato senza modifi che su questo punto, sopprime il rito super accelerato, scelta che anche l'Anac ha giudicato «coerente con la riforma in corso». © Riproduzione riservata