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13/06/2019

Il responsabile del cantiere smentito dal commissario: il cortocircuito di Cattinara

Il Piccolo di Trieste - Diego D'Amelio

L'ingegner Pavan consigliò a Poggiana di dare tempo a Clea per rimettersi in riga ma alla fine è arrivata la risoluzione. Un'abiura che potrebbe essere impugnata
Diego D'Ameliotrieste. Il commissario dell'Azienda sanitaria di Trieste rompe il contratto per la ristrutturazione di Cattinara. Il suo responsabile tecnico gli consiglia di non farlo e di dare ancora tre mesi ai costruttori, nella convinzione che la definizione del contestato progetto esecutivo per il rifacimento dell'ospedale sia a un passo. Nel caos del cantiere più importante aperto in città spunta pure la difformità di vedute all'interno dell'AsuiTs. Tutto contenuto nelle oltre 200 pagine inviate il 22 maggio dal commissario Antonio Poggiana all'Ati capitanata dalla cooperativa veneta Clea per comunicare l'interruzione dell'appalto da 140 milioni a causa delle inadempienze attribuite alle imprese. Il caso sarà oggetto nel pomeriggio dell'audizione in Consiglio regionale di Poggiana e del vicegovernatore Riccardo Riccardi. L'elenco di addebiti da parte del commissario è lungo e supportato da relazioni tecniche che parlano di un progetto esecutivo ancora non definito, oggetto di ripetute richieste di rinvio e non adeguatamente supportato da garanzie. Citando quelle stesse relazioni, il responsabile unico del procedimento Elena Clio Pavan si è tuttavia pronunciato a sua volta nelle settimane precedenti in modo ben diverso sulla strategia con cui affrontare il ginepraio di Cattinara. L'atteggiamento ondivago dell'AsuiTs diventa una falla in cui Clea cercherà di infilarsi nel contenzioso all'orizzonte, perché il codice degli appalti prevede che la stazione appaltante dichiari risolto il contratto per inadempienza «su proposta del Rup». Pavan è ingegnere civile e direttrice Manutenzione e Sviluppo del patrimonio dell'AsuiTs: la funzionaria è stata scelta dall'allora direttore generale Nicola Delli Quadri, quale Rup del cantiere che dovrebbe ristrutturare le due torri, edificarne una terza e dare nuova sede al Burlo. Il responsabile unico è centrale in un appalto pubblico: segue i lavori, tratta le varianti con l'impresa, controlla qualità e costi, segnala ritardi e disfunzioni. E in questo caso ha espresso l'ultimo parere tecnico, prima delle decisioni irrevocabili che spettano oggi al commissario Poggiana, come fino a qualche mese fa toccavano al direttore generale Adriano Marcolongo, autore a dicembre della prima diffida nei confronti di Clea, in cui si mettono in discussione i 15 milioni di varianti aggiuntive proposte dalle imprese. Nella comunicazione di Poggiana all'Ati è inserita la relazione preparata il 3 maggio da Pavan, in cui l'autrice si dice convinta dell'opportunità di dare un'ultima chance alla controparte. Pur riconoscendo «negligenza» nella progettazione e «non conoscenza dei puntuali adempimenti di contratto», il Rup sottolinea che «molti rilievi mossi all'impresa risultano superati, pur permanendo criticità sostanziali tra cui l'adeguamento sismico». Qui Pavan richiama però la relazione del Collaudatore statico, che ritiene «possibile una prosecuzione del confronto con i progettisti per concludere positivamente». Il Rup evidenzia «l'interesse pubblico prevalente di limitare al massimo i danni del ritardo, al fine di minimizzare i riflessi negativi alla collettività». Per questo parla di «risoluzione contrattuale che potrebbe rivelarsi prematura» e consiglia di far firmare a Clea un atto di sottomissione, che porti entro giugno a definire progetto e fideiussioni, con l'obiettivo di riaprire il cantiere da settembre o sciogliere il contratto. La relazione di Pavan suona come una presa di distanza (forse anche in vista delle cause civili) dalle decisioni all'epoca già date per certe e confermate in effetti da Poggiana nel parere pronunciato poche settimane dopo. Il commissario ribadisce i rilievi sollevati pubblicamente: rinvii nella consegna delle parti del progetto, «plurime criticità e manchevolezze» rilevate dall'organismo di verifica, varianti progettuali non richieste per 15 milioni aggiuntivi, «seri dubbi» sulla copertura assicurativa. Problemi sollevati a dicembre dall'AsuiTs con la prima diffida, cui è seguita la seconda, in cui si parla di «improcrastinabile risoluzione del rapporto». Poggiana è consapevole del problema che rappresenta il parere difforme del Rup e si richiama allora pure lui alla relazione del Collaudatore, laddove questi riconosce passi avanti fatti da Clea in incontri ad aprile ma parla di «perduranti insufficienze» nelle soluzioni proposte per quanto riguarda livelli di sicurezza e sismica, chiedendo ulteriori approfonditi confronti, perché le integrazioni necessarie sono considerate «ottenibili nel corso di una ulteriore fase di contraddittorio con il progettista». Nella relazione conclusiva Poggiana silura il parere del suo responsabile tecnico Pavan: «La soluzione alternativa prospettata dal Rup non appare percorribile», perché «la persistenza di inadempimenti tali da legittimare la risoluzione contrattuale assorbe ogni possibile diversa valutazione dell'interesse pubblico». Secondo il commissario, «le valutazioni del Rup (peraltro di carattere non tecnico) circa la supposta rispondenza a un interesse pubblico della prosecuzione del rapporto con l'Ati Clea non appaiono condivisibili». Infine, «non sussistono i presupposti di legge per la sottoscrizione dell'atto di sottomissione» perché va garantita la par condicio della gara d'appalto e perché significherebbe «l'implicita rinuncia rispetto alle pretese di carattere risarcitorio» da parte dell'AsuiTs. L'atto di sottomissione cancellerebbe gli addebiti precedenti e ricomincerebbe daccapo il rapporto con Clea. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI