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30/09/2018

Il passato in azienda e la casa dei genitori il rischio del doppio conflitto d’interesse

La Repubblica - LIANA MILELLA, ROMA

Il caso
Neanche nominato Claudio Gemme, e già con l'incubo che gli possa cadere addosso una contestazione dell'Anac per via di un suo potenziale conflitto d'interessi. Contro il neo commissario per la ricostruzione del ponte Morandi a Genova già la ipotizza, più esplicitamente la minaccia in una nota, il Codacons, il comitato consumatori. Che si farebbe per primo protagonista di un esposto all'Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone tutta puntata sulla violazione del codice degli appalti.
Perché Gemme, manager di Fincantieri, potrebbe trovarsi a gestire una gara che potrebbe essere vinta, o comunque vedrebbe tra i partecipanti, proprio la sua stessa società di provenienza. Una situazione che il nuovo codice degli appalti proibisce espressamente, indicandola tra i conflitti di interesse sicuramente da evitare.
Ma Gemme sarebbe realmente incompatibile con il suo nuovo incarico? Di sicuro dei problemi ci sono, o quantomeno si potrebbero determinare. E riguarderebbero non solo il suo rapporto con Fincantieri, ma anche il fatto che i suoi genitori, proprietari di una casa sotto il viadotto, sono tra le vittime del crollo e quindi sono anche interessati non solo agli indennizzi, ma anche alla ricostruzione. Quindi Gemme dovrebbe rispondere, in questo caso, di un conflitto di interessi di tipo personale e familiare.
Un doppio conflitto il suo dunque, quello familiare e quello determinato dalla sua posizione di manager in Fincantieri.
Ovviamente il conflitto prenderebbe corpo nel momento stesso in cui la procedura d'appalto andrebbe a concretizzarsi. Se infatti la sua impresa di provenienza dovesse partecipare alla gara europea per la ricostruzione del ponte già questo produrrebbe il conflitto.
Lui, da commissario, valuterebbe la proposta della società per cui ha lavorato per anni e di cui, come manager, ha fatto gli interessi.
Che Fincantieri possa partecipare è stato più volte anticipato dal vice premier Luigi Di Maio e dal ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli, entrambi grillini.
Anche se, negli ambienti imprenditoriali, più d'uno sostiene che l'impresa non avrebbe le "Soa", le attestazioni necessarie per poter svolgere tecnicamente i lavori.
Ma se Fincantieri partecipasse, Gemme si troverebbe in una situazione di imbarazzo, che potrebbe rivelarsi anche più o meno grave.
Tutto dipenderà dalla sua posizione in quel momento. Se Gemme fosse in aspettativa rispetto a Fincantieri il conflitto sarebbe evidente. A parte l'esposto di Codacons, o di altri, l'Anac potrebbe chiedere chiarimenti e aprire un fascicolo anche solo sulla base di un articolo di un giornale perché il conflitto sarebbe lapalissiano. Se invece Gemme avesse già presentato le dimissioni a Fincantieri la sua posizione si farebbe meno difficile. Anac potrebbe aprire ugualmente la contestazione, dopo averne approfondito però i presupposti giuridici, ma il suo esito in quel caso si farebbe più incerto.

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