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19/10/2018

Il ministro, i sensori e l’imbarazzo dei costruttori

Corriere della Sera - Antonella Baccaro

Il caso
Futuro Il titolare delle Infrastrutture e una relazione proiettata nel futuro. Lontana dalle proposte concrete dell'Ance
Sensori, droni, archivi informatici delle opere pubbliche. E piloni pericolanti sulla A24. A sentire il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, mercoledì scorso ospite d'onore sul palco dell'assemblea dell'Ance, l'associazione nazionale dei costruttori, sembrava già di essere nel futuro. Un futuro fatto di opere pubbliche già in opera, e non invece bloccate dall'ennesima analisi costi-benefici in corso presso il suo dicastero. Un futuro fatto di infrastrutture capaci di inviare l'allarme sul proprio stato di degrado automaticamente e in tempo reale, come se non vivessimo in un Paese dove per rifare un ponte crollato bisogna farsi largo tra inutili veti. Un futuro dove un ministro denuncia come niente fosse lo stato di pericolo di alcuni piloni che reggono un'autostrada come in uno dei suoi post su Facebook. Sarà per questo che, mentre Toninelli continuava a parlare «dell'installazione di sensori direttamente controllati dal ministero» e dei droni per verificare lo stato delle infrastrutture, la platea ha cominciato a rumoreggiare. E sarebbe partito di certo anche qualche fischio se il ministro non avesse rapidamente completato la sua relazione nella quale la crisi del settore, denunciata con forza dall'Ance su quello stesso palco, è rimasta sullo sfondo insieme con una generica promessa di consultare la categoria sulla riforma del codice degli appalti. Il presidente dell'Ance, Gabriele Buia, ha fatto in tempo a consegnare al ministro la ricca relazione con le proposte della categoria per uscire da una crisi che ha messo in ginocchio il comparto: dalla task force per sbloccare i programmi infrastrutturali alle semplificazioni su Cipe e Corte dei conti, dal rilancio dell'accordo bonario per la soluzione delle controversie in corso d'opera nei lavori pubblici allo stop al potere regolatorio dell'Anac col ritorno al regolamento unico. Proposte concrete, forse non abbastanza avveniristiche da rientrare nello storytelling di un ministro che è già abbondantemente proiettato nel futuro.

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