MENU
Chiudi
05/01/2019

Il braccio di ferro tra Anac e Asmel finisce in Corte Ue

ItaliaOggi

Sarà la Corte di giustizia Ue ad esprimersi in ultima istanza sulla controversia tra l'Autorità anticorruzione e la Centrale di committenza Asmel Consortile. Aderendo alle motivazioni del ricorso, il Consiglio di stato ha chiesto alla Corte europea di esprimersi sulla coerenza con i principi europei della norma che nel 2015 aveva imposto ai comuni non capoluogo la centralizzazione degli acquisti, ossia il comma 3-bis dell'art. 33 del Codice appalti all'epoca vigente. Asmel, l'Associazione che raggruppa oltre 2500 comuni in ogni parte d'Italia, aveva promosso una Centrale nella forma di società consortile ai sensi del codice civile e senza limiti territoriali, vedendosi in seguito contestata dalla delibera Anac n. 32 del 30 aprile 2015, secondo la quale il comma 3-bis avrebbe imposto una conformazione pubblicistica delle centrali e comunque limiti alla loro operatività territoriale, visto che la legge già contempla una Centrale nazionale (Consip) e Centrali d'acquisto regionali. Impostazione fortemente osteggiata da Asmel, da sempre fautrice del confronto competitivo tra le centrali di committenza e dell'autonomia organizzativa dei comuni. Asmel ha perciò motivato il ricorso sottolineando il contrasto tra la pronuncia Anac ed il pluralismo della committenza sancito nella normativa europea. «La nostra tesi è stata pienamente condivisa dal Consiglio di stato», ha osservato Francesco Pinto, segretario generale Asmel. «Palazzo Spada ha accolto la richiesta di adire la Corte europea, esprimendo dubbi sulla legittimità della pronuncia Anac, nonostante la quale la centrale non ha mai smesso di operare e rappresenta oggi la prima ed unica centrale dei comuni di rilievo nazionale». I numeri di Asmel, del resto, parlano da soli: 1461 enti soci, oltre 3000 gare pubblicate, prima ed unica Centrale certifi cata Iso 37001, lo standard europeo che attesta il rispetto delle norme anticorruzione. E ancora: tasso di soccombenza avanti al giudice al di sotto dello 0,7% e utilizzo diffuso di piattaforme telematiche che assicurano semplifi cazione oltre a tracciabilità e trasparenza. «I comuni rappresentano le istituzioni più vicine ai cittadini» ha concluso Pinto, «e devono produrre risultati a dispetto di norme bigotte, di cui si nutrono gli apparati romani, e che frenano lo sviluppo dell'intero sistema Paese, alimentando la corruzione». © Riproduzione riservata

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore