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19/07/2018

I costruttori: “In dieci anni dimezzati gli occupati”

La Repubblica - STEFANO PAROLA

L'analisi
, pagina III I rapporti con il Comune? «Sono buoni. C'è grande disponibilità ad ascoltare le nostre istanze e a risolvere problemi grandi e piccoli», racconta Antonio Mattio, il presidente del Collegio costruttori di Torino. Il problema, però, è che da Palazzo Civico non arrivano più lavori: «Ha appaltato meno di dieci milioni di euro, una cifra inferiore, in proiezione annuale, rispetto al 2017», spiega il numero uno dei costruttori. La capacità della Città di aprire cantieri si è ridotta non solo di recente: «Se guardiamo al 2008, l'ultimo anno florido, il Comune aveva appaltato lavori per 170-200 milioni», fanno notare dall'associazione degli imprenditori edili.
I dieci milioni stanziati finora dal capoluogo, tra l'altro, sono pochi pure rispetto ai bandi pubblicati nel primo semestre nel 2018 nell'intera provincia torinese: quelli di importo inferiore ai 50 milioni sono stati 114, per cantieri che valgono nel complesso 134 milioni. Torino ha contribuito, appunto, appena con 10 milioni. «Quando chiediamo conto di questo fenomeno, Palazzo Civico ci dice che sono sotto il controllo della Corte dei Conti, che c'è in ballo una contrattazione sui 60 milioni di Imu non trasferiti dallo Stato e che se la sentenza su questa vicenda dovesse essere favorevole può essere che qualche appalto in più possa partire. Però nelle scuole che hanno bisogno di restauri ci vanno i nostri figli e la situazione delle buche è sotto gli occhi di tutti», dice Mattio.
Che sul tema delle strade groviera fa notare: «Quest'anno per risolvere il problema il Comune ha stanziato 4,5 milioni, cioè un milione e mezzo in meno dell'anno scorso».
Certo, non è tutta colpa del Comune se l'edilizia è l'unico comparto dell'economia che non è ancora uscito dalla lunghissima crisi. Il Collegio costruttori fa un lungo elenco di cose che non vanno: le compravendite di case sono in diminuzione (del 14 per cento circa nel primo trimestre), la pressione fiscale troppo elevata («Imu e Tari rappresentano quasi il 60% delle entrate tributarie del Comune di Torino», fa notare il presidente), il nuovo codice degli appalti «ha bloccato l'avvio di molti cantieri», le banche continuano a centellinare il credito.
Il risultato è un settore in grande sofferenza, come dimostra il dato più eclatante di tutti: «Nel 2008 le nostre aziende davano lavoro a 18 mila addetti, ora gli iscritti alla Cassa edile sono appena 9 mila. È come se in dieci anni avessero chiuso 18 Embraco, ma la politica non ha mai mosso un dito per evitarlo», accusa Mattio. Nel comparto ci sono meno lavoratori e pure meno imprese: quelle iscritte alla Cassa edile sono il 40 per cento in meno rispetto a dieci anni fa.
Che fare, dunque? Le agevolazioni decise dal Comune in favore di chi vuole ristrutturare sono «un segnale positivo», dice il presidente del Collegio Costruttori. Ma serve altro. Ad esempio, le Olimpiadi del 2026: «Da cittadino dico che sono un evento fondamentale per la nostra città, da imprenditore vedo una grande possibilità di rigenerare aree abbandonate di Torino», spiega Mattio. Oggi il Consiglio comunale è chiamato ad avallare la candidatura della città e il numero uno degli imprenditori edili spera che non ci siano sorprese: «Perdere la possibilità di avere i Giochi creerebbe un danno incalcolabile. Non vorrei essere nei panni di chi si prende una responsabilità del genere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Al timone Antonio Mattio, presidente

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