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03/11/2018

I costruttori contro le norme sulle opere pubbliche: troppa burocrazia

La Repubblica - rosaria amato

Il caso
La legge prevede che nasca una Centrale per la progettazione delle infrastrutture Il presidente Ance Gabriele Buia: "Buone intenzioni, ma nel 2019 bloccherà tutti i lavori"
, roma Cinque miliardi da spendere in opere pubbliche nel 2019, ma il rischio è che si finisca come tutti gli anni nell'ennesimo e ulteriore passo indietro degli investimenti. L'allarme arriva dall'Ance, l'associazione costruttori, preoccupati dalle norme di "snellimento" amministrativo previste dalla manovra, che però rischiano di avere l'effetto opposto, bloccando ancora a lungo la partenza dei nuovi cantieri. A preoccupare i costruttori soprattutto l'articolo 17 della legge di bilancio, che istituisce la Centrale per la progettazione delle opere pubbliche: «É una buona iniziativa nel medio lungo termine - dice il presidente dell'Ance Gabriele Buia - ma passeranno mesi prima che sia operativa; finirà per bloccare tutto per il 2019 e andrà come negli ultimi due anni: nel 2017 era previsto un aumento degli investimenti per opere pubbliche del 2,4%, e invece si è chiuso l'anno con una riduzione del 5%. Quest'anno si parlava di un più 2,8%, ma noi al momento prevediamo un arretramento del 2,3%. Se si vuole che gli investimenti abbiano un effetto sul Pil già nel 2019, serve altro».
L'ennesimo blocco delle opere pubbliche, ragiona l'Ance, si innesterebbe in una situazione che vede un calo del 55% negli ultimi quindici anni. A causare il blocco degli investimenti non è tanto e solo la scarsezza delle risorse destinate alle opere pubbliche, quanto, denuncia Buia, una burocrazia lentissima e implacabile. «Il vero problema dell'Italia - spiega il presidente dell'Ance - è che anche quando finalmente le somme vengono stanziate passano in media quattro anni per l'apertura dei cantieri. I fondi stanziati devono passare attraverso una griglia infinita di decisioni burocratiche e amministrative, dal Cipe alla Corte dei Conti al Consiglio Superiore delle Opere Pubbliche. Un esempio per tutti: la Statale Jonica è rimasta bloccata tre anni solo nell'attesa dell'autorizzazione del Cipe. Ogni volta che poi cambia qualcosa nella delibera principale interviene di nuovo la Corte dei Conti. E il nuovo codice degli appalti ha aggravato il problema».
Una volta che un'opera parte, poi, deve affrontare anche altri ostacoli, rischiando spesso l'interruzione: il problema è emerso in particolar modo con l'attuale governo, che da parte grillina intende farsi portavoce dei vari comitati contrari ad alcune tra le principali infrastrutture già avviate. «Dobbiamo cambiare modello, imparare da altri Paesi, a cominciare dalla Francia, - dice Buia - che ha introdotto il debat publique prima che l'opera venga avviata, non dopp.
Però, una volta che si parte non si può più tornare indietro sulle decisioni già prese». L'Ance ha da tempo avviato una campagna "Sbloccantieri", con un sito dedicato alle opere pubbliche rimaste appese a blocchi di varia natura: si contano 300 infrastrutture, che se realizzate metterebbero in moto 27 miliardi di euro.
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