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09/09/2018

Giustizia, frenata di Salvini: «Nessun golpe, vado avanti»

Brescia Oggi

SCONTRO. Dopo il duro attacco alla magistratura, il ministro dell'Interno corregge. Conte: «Siamo coesi, non scriteriati»
Giallo su un confronto notturno con Di Maio, smentito dai partiti Il leader leghista: «Siano celeri non sono assassino né rapitore»
ROMA «Nessun golpe giudiziario». Al termine di ore molto difficili, con un giallo su un chiarimento notturno con Luigi Di Maio, prima confermato da fonti di governo e poi in tarda serata smentito da fonti M5S-Lega, Matteo Salvini spinge il pedale del freno nell'offensiva contro la magistratura. Una correzione pretesa dall'alleato di governo, in forte imbarazzo per il violento attacco scagliato dal leader della Lega contro le toghe, dopo l'iscrizione nel registro degli indagati per sequestro di persona aggravato per il caso della nave Diciotti. Un passo indietro che riporta il sereno nella maggioranza e che, dopo le prese di distanza dei 5 Stelle, consente al ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede, di tirare un sospiro di sollievo. «Mi fa piacere che Salvini abbia precisato che c'è il massimo rispetto per la magistratura», dice il Guardasigilli, che venerdì aveva lanciato l'altolà al leader leghista rimproverandogli i toni da «seconda repubblica». Bonafede ammorbidisce quindi i toni nei confronti dell'alleato: «Il mio non era un attacco a Salvini ma una precisazione. Un ministro ha il diritto di dire che un magistrato sta sbagliando, ma dire che un magistrato sta sbagliando perché è di destra o sinistra è errato». E in serata Di Maio spiega: «Questo è un governo forse inaspettato ma che ha messo insieme due forze politiche attorno a un contratto e non è fatto da voltagabbana. Ci sono cose su cui non andiamo d'accordo e quando c'è bisogno di dire 'modera i termini perché non concordo' ce lo diciamo». Salvini dunque smorza e corregge: «Aspetto con totale rispetto, celerità e curiosità le sentenze che mi riguardano» e i magistrati «spero che facciano bene e in fretta», sottolinea dicendosi rispettoso del «lavoro di tutti» anche se sminuisce la portata del fatto in sé. «Non mi tolgono il sonno e vado avanti a lavorare». Anche perché, avverte, il suo obiettivo è di continuare a fare «per almeno cinque anni» il ministro, «senza essere considerato un assassino o un rapitore». E soprattutto di portare la Lega a «essere il primo gruppo in Europa». Poi assicura di non avere «alcuna intenzione di andare all'incasso adesso. Non guardo i sondaggi ora», dice alludendo ai dati che segnano il sorpasso sul M5S. Mentre Di Maio punta l'indice contro chi «vuole vedere questo governo cadere», rassicura che con Salvini «quando non siamo d'accordo, io glielo dico e venerdì l'ho detto che non deve attaccare i magistrati». Anche perché, gli dà atto, «sulla nave Diciotti la scelta la portiamo avanti tutti insieme, senza perdere la testa, con calma e sangue freddo». Anche il premier Giuseppe Conte lavora per far rientrare le tensioni: «Siamo coesi, non scriteriati» e smentisce «fibrillazioni» nell'esecutivo. «Salvini ha chiarito. Questo governo rispetta la divisione dei poteri, ci mancherebbe», promette dopo aver sentito telefonicamente Salvini e avergli espresso solidarietà per le vicende giudiziarie. Ma delle tensioni approfitta invece l'opposizione, da destra e sinistra. Renato Brunetta chiede di «andare a votare il prima possibile». Il segretario del Pd, Maurizio Martina, si dice sdegnato per le provocazioni del ministro dell'Interno: «Un insulto agli italiani». Intanto il vicepremier Luigi Di Maio fa sapere: «In settembre avvieremo il codice del lavoro, aboliamo 140 leggi incomprensibili sul lavoro e le riuniamo in un solo codice. E a fine mese emaniamo, attraverso un decreto, un pacchetto semplificazione che riguarderà anche il codice appalti».

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