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03/10/2018

Giordano: “Mai fatto pressioni per la riapertura di quel bando”

La Stampa - marco benvenuti

LE INTERCETTAZIONI TRA IL POLITICO E IL DIRIGENTE DI SETTORE A TORINO
«Mai fatte pressioni sul dirigente del mio settore per ottenere favori. Come documentato dalle telefonate, gli chiedevo di fare una cosa che lui stesso, in varie conversazioni, mi diceva fattibile: riaprire un bando per finanziare un progetto di Fondazione Novara Sviluppo». Massimo Giordano interviene per la quarta volta in pochi mesi al maxi processo che lo vede sotto accusa, con altre 16 persone, per varie ipotesi di reato tra cui corruzione e abuso d'ufficio.

Lo fa in aula con dichiarazioni spontanee di pochi minuti per spiegare i rapporti con Giuseppe Benedetto, storico dirigente delle Attività produttive in Regione, e respingere uno dei capi di imputazione che gli sono contestati (fra i più recenti e quindi non ancora prescritto, a differenza di altri), la tentata concussione ai danni del funzionario, ieri intervenuto come testimone in tribunale a Novara. L'ex sindaco ed ex assessore regionale leghista: «Con lui avevo un buon rapporto e in più occasioni ho manifestato apprezzamento per il suo operato». Il tenore delle telefonate, per il pm Nicola Serianni, è ben diverso: all'epoca in cui era assessore regionale allo sviluppo Giordano avrebbe fatto pressioni sul dirigente per riaprire l'assegnazione di fondi, già chiusa. Lo scopo: finanziare con 400 mila euro il recupero del sito industriale di Sant'Agabio in cui si trova la Fondazione Novara Sviluppo, trasferendo immobili già del patrimonio comunale e provinciale, amministrati da personaggi politici vicini alla Lega. Una concussione non riuscita: Benedetto aveva fatto presente che il bando era chiuso e, da ultimo, aveva presentato le dimissioni per evitare altre pressioni.

La lettera non aveva avuto seguito: lo stesso Giordano, dopo le perquisizioni del 26 febbraio 2013 nell'ambito dell'inchiesta, si era dimesso da assessore. Il dirigente, in aula: «Con Giordano c'erano state discussioni. Ma lui era così, si scaldava facilmente. Ricordo di avergli detto che non si poteva fare un bando "ad personam". Riaprirlo, come lui chiedeva, poteva far pensare a un'operazione unicamente a favore del progetto novarese. E comunque la Fondazione aveva rinunciato: non aveva i fondi per coprire la propria quota, il 20%». Il pm Serianni ha letto intercettazioni incalzanti: «Fallo riaprire. Cosa ci vuole? Dieci righe e riapri il bando» diceva Giordano. E ancora: «Dì al tuo funzionario che, se non lo riapre, lo caccio via». L'imputato ribatte: «Mi era stato detto che era possibile, non chiedevo nulla di illegale». Prossima udienza il 15 ottobre.

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