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27/09/2018

Gestione dei rifiuti, servizi a singhiozzo e operai allo stremo

Gazzetta del Sud

Denuncia dello Slai Cobas
Nazzareno Piperno punta il dito contro azienda e amministrazione Colto da un infarto un lavoratore che a 60 anni dopo l ' accordo del 2014 si è ritrovato precario
Stefania Marasco Avere oltre 60 anni, una vita da precario e non avere certezze sul futuro. O meglio, averle lasciate appese al filo di un accordo che dopo quattro anni è rimasto solo su carta. Accade anche questo in città, quando è di gestione di nettezza urbana che si parla. Dove quell ' uomo di oltre 60 anni, ieri ha dovuto fare i conti con lo stress e la fatica di un lavoro che non è semplice. Un malore, quindi, l ' allarme: si è trattato di un infarto e per fortuna le condizioni sono migliorate. Ma certamente un campanello d ' allar me che diventa un monito per il sindacato che ricorda ciò che è stato e ciò che è. Perché essere precario ad oltre 60 anni, solo per avere rinunciato a tutti i diritti acquisiti in considerazione di un accordo che avrebbe dovuto tutelare i diritti di tutti, per il coordinatore dello Slai cobas, Nazzareno Piperno, è un paradosso. E lo è, soprattutto, dopo «gli innumerevoli appelli caduti nel vuoto» Appelli e denunce sulle «difficili condizioni dei lavoratori in un appalto che fa acqua da tutte le parti e caduto anche sotto la lente di ingrandimento della magistratura». Piperno ricorda le segnalazioni sulla carenza di In campo Nazzareno Piperno (Cobas) personale che «si traduce in servizi previsti e non effettuati» e «per i lavoratori in un logorio psico-fisico enorme per fronteggiare gli enormi carichi di lavoro». Situazioni che hanno portato «all ' aumento di malattie ed infort uni». E, in tal senso, non mancano le critiche contro la ditta, per le «contestazioni disciplinari con il chiaro intento di mettere pressione ai lavoratori» o per «l'arbitrario ricorso ai contratti a tempo determinato che risultano comodi per l ' azienda per lo stato di inferiorità in cui mettono il malcapitato di turno che, nella speranza di vedersi allungata la durata, lavorano oltre ogni ragionevole limite». Questi i nodi, che si aggrovigliano alle vite di uomini ultracinquantenni che «pur di mettere in tavola qualcosa, sono costretti ad ingoiare amari bocconi ogni giorno». Da tempo denuncia questo il sindacato avvisando che sarebbe potuto accadere l ' irrepara bile. Ieri il malore dell ' operaio «assunto a 3 ore al giorno sulla carta per oltre 10 ore di lavoro che ha rischiato di morire per il tozzo di pane che guadagna e la speranza che l ' azienda sia tanto buona da continuare a darglielo per un altro po ' ». «Stress? Paura? Esaurimento?» di cosa si tratti non si sa, spiega Piperno, «quello che sappiamo è la sua preoccupazione, da quando nel famigerato agosto 2014 ha perso la stabilità del posto di lavoro, di trovare di che vivere, di guadagnare qualcosa per far fronte ai suoi debiti, di riacquistare la sua dignità, perduta senza alcuna sua colpa, di uomo perbene e di lavoratore. Questo - chiosa - è quello che succede oggi qui se sei un operatore ecologico». E su questo lo Slai cobas chiede responsabilità. Affinché non «accada qualcosa di irreparabile, quando le scuse non serviranno più a niente» e «con l'augurio che anche questo appello non debba cadere nel vuoto». Un appello nel momento in cui il servizio continua a procedere a singhiozzo con la differenziata ferma da tre giorni in diverse aree, con discariche proliferate in ogni dove e strade invase da sporcizia ed erbaccia. Un servizio su cui pende ancora l ' incognita dell ' o rganizzazione mentre al Comune si è di nuovo dimesso il responsabile dell ' esecuzione del contratto e su cui anche la Procura ha acceso i riflettori. Servizio e vertenza, tutto in itinere. Ieri, come oggi.

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