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18/12/2018

«Gas, acqua e luce, lavoratori a rischio»

Il Trentino

l'agitazione
Ieri lo sciopero contro il codice degli appalti che impone alle concessionarie di subappaltare l'80% dei contratti senza gara «Chiediamo al governo di rivedere la legge alla luce delle problematiche che si andrebbero a creare»
di Alice Sommavilla TRENTO Quasi 700 posti di lavoro a rischio. Per scongiurare questa eventualità, lunedì 17, davanti al commissariato del governo, hanno incrociato le braccia i lavoratori del settore energetico. Circa una sessantina i presenti, supportati dai rappresentanti dei sindacati. "Il nostro no è diretto all'articolo 117 del cosiddetto codice degli appalti- spiega Franco Weber, segretario generale di Filctem per il Trentino- che dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2019. Se questo dovesse accadere sarebbe un disastro. Questo articolo, infatti, stabilisce che i titolari di concessioni già in essere all'anno 2016, che abbiano ricevuto l'affidamento senza una gara d'appalto, dovranno affidare una quota pari all'80% dei propri contratti relativi alle concessioni attraverso una procedura di evidenza pubblica, potendo rincorrere a procedure controllate solo per il restante 20%". Diverse le società trentine che verrebbero direttamente toccate dal provvedimento, in primis realtà come Set Distribuzione e Noverati, ma anche Italgas, E-Distribuzione e Snam. "Tutte queste realtà- prosegue Weber- si trasformerebbero di fatto in piccole società appaltatrici. Oltre alla tremenda ricaduta che si avrebbe per quanto riguarda la perdita di posti di lavoro, verrebbero anche dequalificati i servizi di luce, acqua e gas, essenziali per la comunità, perché verrebbero meno gli investimenti necessari alla modernizzazione delle infrastrutture energetiche". La norma è già stata definita "una polverizzazione del settore energetico a favore di terzi", come conferma Emanuela Briani, segretaria generale Flaei Cisl: "Stiamo cercando di fare il possibile per avere un intervento del governo, che di fatto è l'unico ad avere l'autorità per fermare o modificare l'iter. Il rischio è alto per tantissimi posti di lavoro. Il nostro sciopero non vuole assolutamente andare contro le aziende, che sono compatte, forse per la prima volta, a fianco dei lavoratori, per sostenere i loro diritti. Ci dispiace se si verranno a creare dei disagi, ma è l'unico modo che avevamo per poter ottenere una risposta forte e sensibilizzare il governo, dal momento che il danno che i lavoratori potrebbero subìre finora non è stato preso in considerazione con la serietà che merita. L'entrata in vigore di questa norma ci farebbe ripiombare indietro nel tempo, andrebbe perso tutto il lavoro che in questi anni le aziende e i sindacati hanno fatto in collaborazione per portare il sistema energetico ai livelli di eccellenza attuali. Quello che chiediamo al governo è di rivedere la legge alla luce delle problematiche che si andrebbero a creare: Sarebbe sufficiente una modifica dell'articolo, in modo da non penalizzare le aziende di distribuzione e tantissimi dipendenti".

Foto: Il presidio dei lavoratori ieri davanti al Commissariato del governo