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15/06/2019

Gare opache e caccia al ribasso così cambieranno gli appalti

La Repubblica - Roberto Rho

Gli effetti del decreto Sblocca cantieri Controlli più difficili sulla sicurezza
MILANO - I tempi non si preannunciano fulminei: prima che lo Sblocca cantieri possa dispiegare i suoi effetti sul mercato delle opere pubbliche bisognerà attendere la pubblicazione di una cinquantina di decreti attuativi. Ma ammesso che le strutture tecniche dei ministeri riescano a sciogliere il groviglio di norme, rimandi e numeretti in forma comprensibile, come cambierà un appalto pubblico? Prima della gara, durante i mesi delle autorizzazioni, delle verifiche di compatibilità ambientale, idraulica, geologica, delle conferenze dei servizi e tutte le altre infinite incombenze dettate da leggi e regolamenti, cambia poco. Lo Sblocca cantieri, denunciano le imprese, non fa nulla per accorciare i tempi eterni della burocrazia. Poi arriva finalmente il tempo della gara d'appalto. E qui sì, le cose cambiano.
Non necessariamente in meglio.
L'appalto Per opere fino a un massimo di 1 milione, l'assegnazione avviene attraverso la procedura negoziata, preceduta dalla consultazione di un numero minimo di operatori. Più interessante il caso degli appalti compresi tra 1 e 5 milioni. Rispetto al passato la stazione appaltante potrà innalzare fino al 40% (dal massimo del 30% in vigore fino a oggi) la quota di lavori che l'azienda aggiudicataria potrà affidare in subappalto. È un'opzione, non un obbligo. Ma questa elasticità è contestata dalle imprese, secondo le quali un tetto fisso (tendenzialmente più alto) per i subappalti favorirebbe le aziende organizzate e penalizzerebbe le scorribande dei malintenzionati.
Sui subappalti bisogna intendersi: il subappalto non è un male in sé, anzi è in molti casi necessario. Più le opere sono complesse, con contenuti tecnologici elevati, più è difficile che una sola impresa possa avere al suo interno tutte le competenze necessarie. Se non le ha, le affida all'esterno. Se il subappalto è contenuto entro un limite ragionevole, trasparente e controllato, può contribuire a migliorare la qualità dell'opera. Il punto è che il governo ha cancellato l'obbligo di dichiarare già in sede di offerta la terna di subappaltatori che si intendono utilizzare. E ha cancellato le verifiche nel corso della gara. Innalzamento della soglia dal 30 al 40% e deregulation: in un Paese in cui il subappalto è il terreno di coltura ideale per le imprese della mafia, il combinato tra i due interventi finirà per agevolare le infiltrazioni delle imprese più spregiudicate.
Le offerte Il criterio della cosiddetta "offerta economicamente più vantaggiosa" (Oepv), che è un mix equilibrato di fattori quantitativi e qualitativi, viene sostituito da quello del "minor prezzo". Vincerà l'offerta più bassa tra quelle che - escluse le punte "anomale" - si avvicina di più alla media. Grazie a una correzione in corsa al decreto, la stazione appaltante potrà ancora, a discrezione, lanciare la gara con il criterio dell'Oepv, che però è molto più complesso e aggrava il peso delle responsabilità sul soggetto che dovrà scegliere. In un Paese in cui, per il timore delle possibili conseguenze, nessun funzionario pubblico firma più nulla, è prevedibile che il "minor prezzo" sarà il metodo di gran lunga più diffuso. Dunque avremo gare con decine, in molti casi centinaia di partecipanti, aziende sane ma anche scatole vuote, imprese senza storia e competenze. Insomma i classici veicoli con cui la criminalità penetra nel tessuto dei lavori pubblici.
La sicurezza Lo Sblocca cantieri non contiene nuove norme, né restrittive né estensive. È chiaro però che più è alta la soglia dei subappalti, più imprese lavorano in un cantiere (soprattutto se alcune di esse sono di dubbia affidabilità) e più si abbassa la soglia di sicurezza per i lavoratori. La formazione sarà precaria, il coordinamento tra i lavoratori di imprese diverse complicato, i controlli meno efficaci.