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20/12/2018

Gare Ama deserte, faro dell’Antitrust: cartello di imprese

Corriere della Sera - A. Arzilli e M. Pelati

rifiuti e bandi a vuoto, avviata un'istruttoria
L'Antitrust ha avviato un'istruttoria su richiesta di Ama per due appalti andati deserti rispettivamente da 105 milioni di euro e da 188 milioni che miravano a trovare soggetti disposti a smaltire 1,2 tonnellate di rifiuto indifferenziato. L'astensione ha provocato una gara «ponte» con rialzo dei prezzi.

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Un cartello per disertare le due gare indette da Ama nel 2018 per il trasporto e lo smaltimento rifiuti in modo da ottenere dalla municipalizzata capitolina condizioni sempre più vantaggiose. L'ipotesi è dell'Antitrust che ha avviato un'istruttoria dopo le segnalazioni di Ama sui due appalti andati deserti: il primo, da 105 milioni di euro, il 26 marzo e il secondo, dal valore di 188 milioni, lo scorso 21 settembre, miravano a trovare soggetti disposti a smaltire 1,2 tonnellate di rifiuto indifferenziato, ovvero tutto quell'eccesso di spazzatura stoccato nei Tmb Ama, Rocca Cencia più quello sulla Salaria, adesso in dismissione dopo l'incendio. Il sospetto dell'Autorità è che le società private attuali fornitrici di Ama - ovvero Herambiente e la sua controllante Hera, Linea Ambiente e la controllante Linea Group Holding, A2A, Rea Dalmine, Sogliano Ambiente e Core -, si siano messe d'accordo praticando «l'astensione dalla partecipazione» alle gare «nonostante le basi d'asta, fissate rispettivamente a 150 euro e 154,50 euro a tonnellata, fossero più vantaggiose delle precedenti aggiudicazioni dei medesimi servizi», obbligando l'Ama ad «acquistare i medesimi servizi a trattativa privata e a condizioni economiche più onerose, concludendo contratti di fornitura a prezzi più elevati con le stesse società».


Martedì le prime ispezioni degli ispettori dell'Antitrust e della Guardia di finanza nelle sedi delle società coinvolte, entro il 31 dicembre 2019 si concluderà l'istruttoria. Ci sarebbe anche questo, il patto tra aziende fornitrici, dietro l'emergenza rifiuti che da settimane mette sotto pressione la Capitale, ormai piena di spazzatura nei cassonetti di tutti i quartieri. Un primo passo per uscire dalla crisi è stato l'accordo siglato tra Ama e Rida Ambiente - azienda privata proprietaria di un Tmb ad Aprilia - che già ieri ha accolto una lunghissima coda di tir con i rifiuti di Roma, circa 400 tonnellate di indifferenziato.


Mentre per l'invio fuori regione di 180 tonnellate al giorno è giunto il primo stop. «Le debbo comunicare la totale indisponibilità della Regione Abruzzo a smaltire i rifiuti nelle nostre discariche che risultano capienti esclusivamente per la quantità di rifiuti programmati e prodotti dagli abruzzesi - ha scritto ieri il presidente vicario abruzzese Giovanni Lolli alla sindaca Raggi -. Siamo invece disposti a discutere la possibilità di accogliere nelle nostre strutture le quantità di rifiuti da Voi indicate unicamente ai fini del trattamento». Intanto gli extracosti di Ama del 2018 probabilmente provocheranno un aumento della Tari (fino al 5%) nonostante il Campidoglio, in una memoria di giunta elaborata precedentemente al rogo del Tmb Salario, avesse già stabilito il blocco della tariffa anche per il 2019.


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La vicenda

L'11 dicembre scorso è andato a fuoco il Tmb Salario che smaltiva 500 tonnellate di rifiuti indifferenziati

Il Campidoglio sta inviando i rifiuti ad altri impianti del Lazio e fuori regione , ma ieri l'Abruzzo ha detto no a 180 tonnellate al giorno «perché la discarica è piena»

L'Antitrust ha aperto un'indagine sulle gare di Ama andate deserte, per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati, compresi quelli destinati al Tmb Salario


Foto:

In strada Rifiuti nei giorni scorsi


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Compattatore
Uno dei mezzi di Ama per la raccolta dei rifiuti. Da ieri decine di tir trasportano circa 500 tonnellate di indifferenziata ad Aprilia