MENU
Chiudi
04/09/2018

Galleria, sberla al Comune vincono le insegne storiche

La Repubblica - ALESSIA GALLIONE

Il Consiglio di Stato annulla le gare su due ristoranti. La giunta: ma sono solo eccezioni
Il Consiglio di Stato mette la parola fine al pasticcio della Galleria. E, di fatto, rende nulla la gara con cui il Comune aveva deciso di riassegnare gli spazi dei ristoranti Gatto rosso e Il salotto. È così, con una sconfitta per Palazzo Marino, che si chiude una vicenda che, tra ricorsi e polemiche, si stava trascinando da oltre due anni. «Adesso, per questo singolo bando si riparte da zero», dice l'assessore al Demanio Roberto Tasca. Con due strade che, dopo una serie di verifiche tecniche, l'amministrazione si troverà di fronte: o rifare un nuovo bando o riconoscere una deroga ai locali in base al loro valore storico e culturale. «In ogni caso, viene ribadito come lo strumento guida per le concessioni siano le gare e che le eccezioni devono essere straordinarie», dice Tasca.
, pagina II Tutto sbagliato, tutto da rifare. Per capirlo, il pasticcio della Galleria, bisogna arrivare alle conseguenze della sentenza appena pubblicata dal Consiglio di Stato. Che, dopo oltre due anni di ricorsi e polemiche, mette la parola fine alla vicenda dei ristoranti contesi, Gatto rosso e Il salotto, dando torto al Comune e, di fatto, annullando la gara con cui Palazzo Marino aveva rimesso sul mercato quegli spazi d'oro.
«Adesso si riparte da zero», dice l'assessore al Bilancio con delega al Demanio, Roberto Tasca. Con due strade che, dopo una verifica tecnica da parte degli uffici, la giunta si troverà di fronte: rifare un bando per i due indirizzi della discordia o concedere una deroga, riconoscendo un valore «storico-culturale» ai locali e confermando loro il contratto.
Eccola, la conclusione. Amara per Palazzo Marino, condannato come da prassi anche a pagare 5mila euro di spese legali. Perché, scrivono i giudici del Consiglio di Stato, «i provvedimenti con i quali il Comune di Milano ha deciso di non rinnovare alle odierne appellate (Gatto Rosso e Il salotto ndr) le concessioni demaniali e ha conseguentemente indetto la gara pubblica per l'assegnazione delle stesse risultano viziate da eccesso di potere, in particolare sotto i profili di difetto di istruttoria, carenza di motivazione e disparità di trattamento». In pratica, il Comune avrebbe deciso di trovare nuovi inquilini mettendo a bando gli spazi adducendo come unica base motivazionale - «certamente insufficiente» - un parere dell'Anac, senza però motivare perché i due locali non potevano ottenere una deroga in quanto insegne storiche da salvaguardare e, tra l'altro, comportandosi in maniera diversa con altri indirizzi come Savini e Camparino, riconfermati al loro posto tradizionale. Una sentenza pesante.
Che per Tasca, però, non solo non rischia di mettere in discussione altre concessioni, ma contiene anche aspetti positivi: «Le sentenze non si commentano, si eseguono.
Ma con questa decisione viene ribadito come lo strumento guida per le concessioni pubbliche sia la trasparenza attraverso le gare. Ci dice anche che le eccezioni devono essere straordinarie e ben motivate.
Ho chiesto agli uffici di verificare se i locali hanno le caratteristiche storiche e identitarie per avere una deroga o se, invece, bisognerà rifare un bando. Al termine di questa istruttoria che potrebbe essere svolta in modo veloce, decideremo. Ora, però, almeno è stata fatta chiarezza». Tutto è iniziato quando, a novembre 2015, la giunta Pisapia ha rinnovato per dodici anni il contratto a tre locali considerati, appunto, storici come Savini, Gatto rosso e Il salotto. Una decisione rimessa in discussione quando, nel 2016, l'allora presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo ha presentato un esposto all'Anac criticando le scelte dell'amministrazione. Nel suo parere, riassume il Consiglio di Stato, l'Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ha segnalato «l'illegittimità della suddetta deliberazione nella parte in cui prevedeva la possibilità di rinnovare le concessioni senza gara pubblica». È allora che il Comune ha annullato la prima strada e, "salvando" il Savini, ha fatto un bando - e siamo a dicembre 2016 - per trovare nuovi gestori degli altri due spazi. È a questo punto che partono i ricorsi al Tar, a cui si aggiunge persino il secondo classificato della gara che contesta l'assegnazione a uno dei vincitori.
Adesso la parola fine. Anche perché, annotano i giudici, la stessa Anac riconosce come «il principio di evidenza pubblica è suscettibile di eccezionale deroga» nel caso di tutela della tradizione storico-culturale della città.

Foto: La Galleria Vittorio Emanuele

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore