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31/10/2018

Francesco Pacifico I governi di centrosinistra, pr…

Il Mattino

Francesco Pacifico
I governi di centrosinistra, prima con la legge Delrio eppoi con la riforma costituzionale Boschi-Renzi, hanno provato a tagliare la loro dotazione di sei miliardi e a cancellarle. Progetti falliti anche per la bocciatura del referendum del 4 dicembre 2016. Con il risultato che adesso abbiamo 73 Province, che senza soldi devono occuparsi della manutenzione di 100mila strade, 30mila tra ponti e gallerie, 5.100 scuole superiori dove studiano 2,5 milioni di studenti. Non a caso, dei 73 enti esistenti, 3 sono in dissesto finanziario, 11 in predissesto e 6 che si stanno avvicinando verso il baratro. «E chi ha chiuso i bilanci - nota Variati - l'hanno fatto tagliando gli investimenti». Che pure servirebbero per le manutenzioni straordinarie.
Con il Milleproroghe di settembre sono arrivate alle Province oltre 300 milioni di euro. Nelle bozze della manovra sono previsti 250 milioni per la manutenzione ordinaria di strade e scuole. Poi c'è la possibilità di pescare soldi per gli investimenti da un fondo di 3 miliardi destinato indistintamente a tutti gli enti territoriali. Infine si riconosce alle Province il ruolo di unica stazione appaltante per i piccoli comuni. Variati è «modernamente soddisfatto, è un primo segnale rispetto al passato, però servirebbero ben altre cifre».
Sempre l'Upi ha calcolato che per la sola manutenzione ordinaria servirebbero 280 milioni in più. Per quella straordinaria, per gli investimenti, 2,5 miliardi di euro e un altro mezzo miliardo per monitorare le opere al rischio. Al riguardo è stato comunicato al ministero delle Infrastrutture che tra strade, scuole e ponti 5.300 opere sono «sotto attenzione», 1.900 «vanno rifatte urgentemente». Il segnale in manovra quindi è più politico che finanziario. Si nota lo zampino della Lega, che difende questi enti: Matteo Salvini è firmatario di una proposta di legge per reintrodurre l'elezione diretta per il presidente e il consiglio provinciale, il viceministro all'Economia, il leghista Massimo Garavaglia, avrebbe spinto per concedere lo status di stazione appaltante unica per i piccoli Comuni. Un atteggiamento, quello del Carroccio, che ha modificato quello dei Cinquestelle: nel programma elettorale era proposta la cancellazione, adesso, per motivare la diserzione alle urne di oggi, ci si giustifica perché «le Province non sono mai state abolite e hanno solo tolto il diritto di voto ai cittadini».
Intanto si lavora per ridefinire il futuro di questi enti. A breve si aprirà al Viminale, nella commissione Stato-Citta, un tavolo per rivedere la Legge Delrio e inserire le Province nel Testo Unico degli enti locali. Lega e Cinquestelle, con gradazioni diverse, sono favorevoli al ritorno dell'elezione diretta. Ma l'Upi ha un progetto più ambizioso. Spiega Variati: «Nessuno di noi vuole tornare al passato. Ma sarebbe utile per tutti creare un unico ente intermedio tra governo, Regioni e Comuni che assommi tutte le funzioni frastagliate tra organismi minori come gli Ato per l'acqua, quelli per l'energie o i consorzi interprovinciali di trasporto. Risparmieremo tutti».
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