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02/06/2019

Fra Ance e Confindustria scontro sul codice appalti

La Repubblica - Marco Ruffolo

Il decreto sblocca cantieri
L'associazione delle imprese è favorevole alla sospensione proposta da Salvini i costruttori la contestano e avvertono Boccia: "Non avete titolo per parlarne"
ROMA - Con il suo emendamento "liberi tutti" al decreto sblocca-cantieri, Matteo Salvini era convinto di esaudire le richieste dei costruttori, liberandoli almeno fino alla fine del 2020 dalle regole del codice degli appalti, ritenuto il principale ostacolo al rilancio delle opere pubbliche, volano numero uno dell'auspicata crescita. I costruttori invece non ci stanno e considerano quell'emendamento «pericoloso». Lo vedono non come una semplificazione ma come «l'anticamera del caos, dell'anarchia». «Siamo contrari alle mani libere», dice Edoardo Bianchi, vicepresidente dell'Ance, l'associazione nazionale dei costruttori edili.
«L'emendamento prevede che la normativa europea sostituisca il codice degli appalti, ma questo lascerebbe dei vuoti spaventosi, creerebbe la totale anarchia per tutti i lavori fino a 5,5 milioni di euro, che è la soglia comunitaria oltre la quale la Ue impone regole comuni». Già il decreto sblocca-cantieri così come è entrato in vigore, ha abbassato, secondo il presidente dell'Autorità anti-corruzione Raffaele Cantone, le garanzie di sicurezza e di trasparenza, e aumentato i rischi di infiltrazioni mafiose.
In che modo? Alzando dal 30 al 50% la soglia di subappalto; consentendo per lavori fino a 200 mila euro la procedura negoziata con sole tre aziende (ossia l'assenza di gare); dando ai commissari governativi eccessivi poteri di deroga alle norme. L'emendamento della Lega spinge ancora più avanti la deregolamentazione: non pone più alcun limite al subappalto ad eccezione dei lavori tecnologicamente più complessi, e reintroduce il criterio del massimo ribasso che, come abbiamo ampiamente sperimentato in passato, apre le porte ai rialzi successivi di prezzo, alle varianti infinite e ai relativi rischi di corruttele.
Il campanello d'allarme scatta non solo tra i sindacati e l'opposizione, ma anche al vertice dei Cinque Stelle, e mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte prende tempo, la Lega cerca invece in tutti i modi di accelerare, anche perché il decreto, in questi giorni al Senato, deve essere convertito entro il 17 giugno. «Gli italiani vogliono dei sì, vogliono porti, strade, sviluppo», ha detto ieri Salvini. Quello che però il vicepremier non si aspettava era la levata di scudi degli stessi costruttori contro il suo emendamento. Manca un quarto d'ora alle cinque del pomeriggio di venerdì 31 maggio quando l'Ansa lancia un take con il commento del presidente dell'Ance, Gabriele Buia: «Bisogna fare chiarezza, non sono ammissibili passi indietro sulla legalità e la trasparenza. È necessario eliminare definitivamente il criterio del massimo ribasso, definire il perimetro d'azione dei commissari, senza comprimere la concorrenza e la trasparenza dei modelli di aggiudicazione delle gare». Passa poco più di mezz'ora e arriva un comunicato dai toni ben diversi del direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci: «Valutiamo con favore l'emendamento al decreto sblocca-cantieri che consente di derogare per due anni alla disciplina del codice degli appalti» . La reazione dell'Ance, con una dichiarazione resa ieri a "Repubblica" dal vicepresidente Bianchi, è furibonda: «Prendiamo atto che questa è la settimana che Confindustria è favorevole al governo ma i destini delle imprese non possono dipendere dalle uggie di Via dell'Astronomia. Confindustria non ha titolo per parlare delle regole del codice appalti, facendolo ha violato gli accordi tra noi e loro».
Nel merito, le critiche dei costruttori all'emendamento leghista sono nette. «La reintroduzione del criterio del massimo ribasso - dice Bianchi - sarebbe un incredibile passo indietro. Ma nel complesso la cosa più grave è la totale assenza di regole che si verrebbe a determinare: a ogni fase dei lavori - dalle norme sulla progettazione alle procedure di aggiudicazione le aziende non saprebbero più letteralmente cosa fare. Il caos, appunto. E un anno perso di incontri e di proposte».

I presidenti

Confindustria Vincenzo Boccia Ance Gabriele Buia

Foto: SHUTTERSTOCK / MGALLAR