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03/11/2018

«Ex centro civico vuoto, Mestre non attrae»

La Nuova Venezia - Mitia Chiarin

Fa discutere l'assenza di investitori sul palazzo di via Poerio. Confesercenti: «Il mercato decide, meglio rivedere il bando» operazioni immobiliari e beni comuni
Mitia ChiarinIl bando andato deserto, dopo la proroga di luglio, per assegnare a privati l'ex centro civico di via Poerio fa discutere. «È il segnale che il centro di Mestre continua a faticare ad essere attrattivo per gli investitori», commenta con amarezza Maurizio Franceschi, direttore della Confesercenti di Venezia. «Un edificio in quella posizione, centralissimo, con il museo davanti», spiega, «dovrebbe avere caratteristiche interessanti per gli investitori ma va anche detto che il mercato a determinare il futuro di questi spazi, non le scelte politiche. E se il mercato non accoglie, allora forse è il caso di pensare di cambiare, rivedendo la proposta per renderla più attrattiva». Un investimento rilevante, almeno un milione di euro, per aprire una attività di ristorazione e corsi di cucina al posto dell'ex centro civico in un edificio di quattro piani, evidentemente, ha scoraggiato gli investitori. Anche perché di fronte dal primo dicembre apre il distretto del museo M9 con i suoi bar e ristoranti. E attorno non mancano i locali di ristorazione. La proposta, nel bando comunale andato deserto, prevedeva la locazione per dieci anni, con possibile rinnovo per altri venti, limitata a gastronomia, corsi di cucina, bar e che i privati si accollassero «il completamento della struttura, la sua attrezzatura interna ed esterna, la manutenzione ordinaria e straordinaria per l'intero periodo del rapporto locativo» con il versamento di un canone annuo di 150 mila euro. Previste, poi, una fidejussione di 60 mila euro e la partecipazione al bando di privati con un fatturato di un milione di euro nell'ultimo triennio.L'amministrazione Brugnaro ora dovrà valutare cosa fare. «Il sindaco dovrà incontrare gli uffici dei Lavori Pubblici e del Patrimonio per valutare la questione ma al momento l'ipotesi più semplice pare quella di ripetere il bando, fra qualche mese. Per rivedere tutto, di norma bisogna che due bandi vadano deserti», spiega l'assessore Renato Boraso.«Forse sarebbe utile una indagine di mercato per capire se ha davvero senso vincolare alla ristorazione un edificio così grande in un centro dove c'è già tanta offerta di locali», aggiunge Federico Della Puppa, esperto di riqualificazione urbana. «Una partnership pubblico-privato potrebbe essere una soluzione con un riuso di parte dell'edificio dell'ex emeroteca a fini sociali e una attività privata a sostegno. Uscire dalla semplice logica dell'operazione immobiliare può aiutare», dice. Un aiuto potrebbe darlo il regolamento dei beni comuni? Il regolamento non riguarda operazioni immobiliari ma il recupero di spazi pubblici con un patto tra Comune e associazioni che attendono assegnazioni certe dopo mesi di rinvii. «In teoria potrebbe aiutare. A mio avviso, era meglio assegnare il piano terra e il mezzanino, come aveva deciso la passata amministrazione. Ma serve anzitutto un progetto che stia in piedi economicamente e non esclusivamente a scopo di lucro», ricorda il consigliere e deputato del Pd, Nicola Pellicani, che ha proposto il regolamento e attende di discuterlo in commissione. «La maggioranza ha dimostrato interesse per il tema e sono certo che si possa arrivare in tempi brevi ad approvare un testo condiviso». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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