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01/09/2018

E il Consiglio di Stato dà ragione alla Coop al centro dell’inchiesta

Il Gazzettino

LA SCONFITTA
PADOVA Edeco batte prefettura di Padova due a zero. La cooperativa pigliatutto sul fronte della gestione dei migranti per la quale vede i suoi vertici indagati per frode nelle forniture pubbliche, turbativa d'asta, truffa e falso, ha vinto al Consiglio di Stato al quale gli uffici territoriali padovani avevano fatto appello. L'oggetto della contesa è il bando che assegnava nel marzo del 2017 alla cooperativa Badia Grande di Trapani la gestione dell'hub di Bagnoli, arrivato anche a 900 migranti; oggi sono meno di 300.
Edeco, quarta classificata, ha fatto ricorso al Tar che nel dicembre 2017 ha rinviato alla commissione d'appalto della prefettura l'obbligo di approfondire la questione. La commissione ha ribadito che la vittoria era di Badia Grande. Ma Edeco non si è arresa. Ha inoltrato un ulteriore ricorso al Tar che nel maggio di quest'anno ha accolto la sospensiva, consentendo ad Edeco di continuare il servizio. A giugno la prefettura ha fatto appello al Consiglio di Stato che con l'ordinanza del 30 agosto lo ha respinto. Ora resta solo l'11 ottobre quando il Tar si dovrà pronunciare nel merito. Ma le speranze per la prefettura sono ridotte al minimo.
I MOTIVI
L'impianto della sentenza del Consiglio di Stato si può riassumere in questo modo: il Tar ha già espresso dei dubbi sulla correttezza delle procedure, dando la sospensiva, e anche al Consiglio sembra abbia agito bene: l'appello cautelare non appare fornito del prescritto fumus.
Ma visto che appare in effetti prevalente l'interesse generale rilevato dal tribunale ad assicurare la continuità del servizio (evitando l'eventuale avvicendamento nello stesso degli operatori) i giudici si rimettono all'udienza di merito lasciando Edeco dove sta.
Il bando prevede la gestione di 800 posti, con base d'asta 23 milioni e 686mila euro per il 2017-18 più sei mesi del 2019. Badia Grande aveva vinto con un ribasso del 28,5 per cento proponendo 23,32 euro al giorno per migrante. Edeco ha gestito dal novembre 2015 a 31,90. Ora, dice il Consiglio di Stato, se anche il tribunale ha ritenuto di porre in dubbio la complessiva attendibilità dell'offerta presentata queste tesi sono anche le nostre. Ma lascia l'ultima parola al Tar.
LA DIFESA
Intanto Simone Borile anima della cooperativa padovana al rientro dal Sudan è stato categorico: «Io non ho corrotto nessuno». Sono state le uniche parole che colui che è stato definito il capo dello scandalo dei migranti, ha pronunciato ieri mattina. Vi ha trascorso le ultime settimane di agosto con la moglie Sara Felpati. La coppia si è presentata dai carabinieri del Nucleo investigativo. È stato notificato a Borile e alla moglie l'avviso delle conclusioni delle indagini dell'inchiesta del pubblico ministero Federica Baccaglini. Borile ha parlato soltanto con il suo difensore, l'avvocato Giorgio Gargiulo, che adesso metterà mano ai 437 atti del fascicolo giudiziario sull'attività della cooperativa ex Ecofficina, ora Edeco. Poi è tornato al lavoro. Ieri nella sua abitazione di Battaglia non si è visto. Unici segni di vita dalla casa rossa, difesa da un sistema di telecamere di sorveglianza installato per riprendere ogni centimetro dello spazio attorno a sé, era l'ennesima telecamera, questa volta di un telefonino grigio, che ogni tanto faceva capolino da dietro la tenda del primo piano. Dell'inchiesta della magistratura però il gestore della cooperativa non ne vuole parlare. Ha soltanto respinto l'ipotesi della corruzione. Ma secondo gli inquirenti la sua cooperativa è accusata di aver accolto, almeno per tre anni, centinaia e centinaia di migranti in condizioni scandalose.
M.G. - N.M.
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