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13/06/2019

“Dobbiamo essere veloci via le scartoffie dai nostri laboratori”

La Repubblica - Scienze - e.d.

Le proposte
Un problema serissimo: chi acquista per primo un macchinario sbaraglia i concorrenti E i concorsi in italiano scoraggiano gli stranieri (Massimo Inguscio, capo Cnr)
La scienza pulsa a un ritmo diverso rispetto alla pubblica amministrazione. Quando si gareggia con un laboratorio straniero per finire prima un esperimento, la burocrazia è una palla al piede. «È un problema serissimo. La ricerca ha bisogno di velocità» sintetizza Massimo Inguscio , presidente del Consiglio Nazionale delle ricerche . «Chi arriva primo ad acquistare un nuovo macchinario riuscirà a sbaragliare i concorrenti». Fernando Ferroni , che guida l' Istituto Nazionale di Fisica Nucleare , aggiunge: «Separiamo la ricerca dalla pubblica amministrazione, rendiamo più leggera la burocrazia e poi facciamo controlli a campione. Puniamo solo chi sbaglia. La scienza in Italia è già abbastanza vessata dalla carenza di risorse». Anna Sirica , direttrice generale dell' Agenzia Spaziale Italiana , racconta: «Abbiamo avviato nuove pratiche di trasformazione dei processi interni e di gestione operativa: dal grande utilizzo della firma digitale alla lotta alla carta. Non ci sono più faldoni che si rincorrono nei corridoi e rimpalli di mail Abbiamo ridotto i tempi di una gara da 16 a 12 mesi. Ma non basta: serve una modifica del codice degli appalti. La ricerca nello spazio viaggia a velocità stratosferiche, incompatibili con quelle della burocrazia». Ne sa qualcosa Nicolò D'Amico , che presiede l' Istituto Nazionale di Astrofisica : «Per costruire solo le infrastrutture del nostro radiotelescopio in Sardegna abbiamo impiegato 10 anni. Ogni giorno sento la frustrazione dei miei ricercatori. Il mondo gira come un frullatore e noi non riusciamo a stargli dietro. Ben vengano le regole, ma attorno abbiamo rivali che corrono. La sensazione è che fra 10-15 anni gli altri paesi ci avranno deglutito». Il problema sono gli acquisti, ma non solo. «Nessun paese ha regole così assurde per il reclutamento del personale» prosegue Ferroni. «Noi abbiamo 300 candidati a ogni concorso. Dobbiamo prevedere due prove scritte. Solo dopo possiamo valutare i curriculum e ammettere i prescelti, a quel punto scesi a 200, agli orali. In media ci vogliono 8 mesi. Nel frattempo i migliori hanno trovato un altro lavoro». All'estero, aggiunge D'Amico «si fanno colloqui con skype, si usano le lettere di presentazione. E si valutano i lavori pubblicati sulle riviste scientifiche. Noi abbiamo un ente di valutazione pubblico, l'Anvur. Ma io, se voglio far vedere come lavora bene il mio ente, uso la classifica di Nature ». Senza senso è poi il vincolo della lingua. «Almeno uno dei due scritti deve essere in italiano» spiega Inguscio. «Ecco tagliati fuori tutti i candidati stranieri». -