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05/09/2018

Differenze Tra Sanità e Giustizia La Sanità vede d…

Il Gazzettino

Differenze
Tra Sanità
e Giustizia
La Sanità vede da anni il nostro Paese alle prime posizioni in tutte le indagini e i confronti fatti dalle organizzazioni internazionali che si occupano di qualità e livello delle prestazioni offerte, una situazione confortata non solo dal dato della durata media della vita ma anche dell'afflusso di pazienti stranieri che si curano nelle nostre strutture. Certo le politiche degli ultimi tempi hanno penalizzato la sanità delle regioni meridionali. Non altrettanto si può dire della Giustizia, alle ultime posizioni per i tempi lunghissimi in cui vengono erogate le prestazioni in tutti i diversi ambiti di giurisdizione analizzati. Un confronto veramente impietoso, di cui gran parte del Paese sembra non aver preso consapevolezza: se la situazione della sanità, a volte ingiustamente al centro delle cronache, non può essere che il frutto di quarant'anni di politica improntata all'universalità delle prestazioni francamente non ci sono parole per giustificare il disastro in cui l'amministrazione della giustizia versa in tante realtà del nostro Paese. Ma soprattutto l'esperienza degli ultimi anni ha fatto emergere l'impiego di diversi e incomprensibili metri di misura: mentre i costi della sanità hanno formato oggetto di attenta analisi nell'intento di ridurne l'ammontare, nessuno pare chiedersi quanto costi in termini di riduzione del prodotto nazionale lordo l'inefficienza della nostra amministrazione della giustizia. Quanti imprenditori non vengono ad investire nel nostro Paese per la mancanza di risposte rapide in caso di contenzioso con altri imprenditori o con la Pubblica Amministrazione?
Giuseppe Barbanti
Mestre (Ve)
Promesse elettorali
Il nemico
è il debito pubblico
Il duo Salvini-Di Maio si sta rendendo conto che con le casse vuote, mantenere le promesse fatte in campagna elettorale è praticamente impossibile. Né ricorrere ad altri prestiti per attuarle, risulterebbe consigliabile considerato il debito pubblico accumulato. Specie in un momento di diffidenza dei mercati finanziari in attesa del Def per reagire. Per come l'Ue si è organizzata, non mi sono mai sentito in buona compagnia, ma sul pareggio di bilancio condivido l'iniziativa. Soprattutto per i politici nostrali sempre propensi ad immagazzinare debito, come fosse merce destinata a rivalutarsi. Quando è il debito pubblico il nemico numero uno da abbattere, per allontanare lo spettro di altre pesanti afflizioni. Una politica responsabile su questo dovrebbe impegnarsi a fondo con ogni mezzo per venirne a capo. Purtroppo è da escludere che i due vice di Giuseppe Conte si ispirino, più probabile che per non deludere i propri elettori finiranno col peggiorare le condizioni di vita degli italiani.
Renzo Nalon
Dolo (Ve)
Genova /1
Ponte, usiamo
il nostro esercito
A distanza di diversi giorni dal crollo del ponte Morandi di Genova, assistiamo quotidianamente inerti alla pletora di parole, proposte retoriche, improvvisazioni tecniche. Personalmente al dispiacere per una tragedia simile, penso pragmaticamente ad una soluzione che sarebbe a mio modo, già potuta partire. L'Esercito Italiano, riconosciuto in tutto il mondo per le sue capacità e professionalità, ha in forze l'Arma del Genio. Se il Genio Ferrovieri è stato in grado di rifare l'intera rete ferroviaria dell'Albania, quello Pontieri è capace di mettere in opera un ponte Bailey a Genova. Con le dovute caratteristiche per il passaggio di auto e mezzi, certamente non pesanti, gestendo il flusso con un semaforo non sarebbe oggi già a buon punto di costruzione? È senz'altro simile a quello che Autostrade ha proposto e che il Vice Presidente del Consiglio, ha sdegnosamente rifiutato con l'affermazione: Non vogliamo la carità di nessuno... , senza costi eccessivi per il Bilancio dello Stato. Del resto non avendo mai lavorato, non ha idea di cosa comporti tre ore di traffico per recarsi al lavoro e lo svolgimento di altre attività quotidiane.
Carlo Zardi
San Daniele del Friuli (Ud)
Genova /2
Le nazionalizzazioni
dopo il crollo
Quanto si dice in questi tempi sulle nazionalizzazioni sembra sconcertante. Anche a leggere le magistrali considerazioni di Luca Ricolfi sul Gazzettino. Eravamo abituati a sentire che uno Stato imprenditore era una contraddizione in termini economici e soprattutto gestionali. In base a tale visione delle cose sono nate le diverse e strutturali decisioni, non solo politiche, come il decentramento dello Stato, le varie autonomie e deleghe nell'esercizio delle funzioni statali, le responsabilità assegnate agli enti locali e via dicendo. Ora tutto, dopo il crollo del ponte, appare sotto processo, o meglio viene visto con sospetto o elemento preparatorio alla corruzione. Se ne va una parte culturale della politica. Tuttavia le avvisaglie del nuovo corso erano visibili anche prima, in particolare nella contrapposizione etica dei 5 stelle nei confronti dell'ordinamento statale. Appare inverosimile la nazionalizzazione e non una correzione radicale al sistema degli appalti (responsabilità che appartiene almeno per una metà ai ministeri statali), tutt'altro che vantaggioso al bene comune. Si deve notare, inoltre, che la visione sovranista nei confronti dell'Europa, per alcuni aspetti, è una autonomia mascherata, una rivendicazione a sottrarsi a dei controlli. Per quanto riguarda le responsabilità concrete sul ponte di Genova, si può essere in attesa del nome del costruttore nei cui confronti anche l'architetto Morandi aveva manifesato delle perplessità?
Luigi Floriani
Conegliano (Tv)
Il consiglio
Salvini-Di Maio,
leggete Manzoni
Ai due capi del Governo consiglio di (ri)leggersi I promessi sposi e soffermarsi sull'episodio dei due galli di Renzo che si azzuffano tra loro mentre don Rodrigo... Mentre voi due litigate per il reddito di cittadinanza, per la flat-tax, per la fornero ecc, il novello don Rodrigo ,alias il gallico-francese Macron, si sta pappando la Libia. Allungate lo sguardo, pensate più in grande. Se l'Italia perde la Libia, non solo ne consegue un enorme danno economico, ma riapriremmo le porte all'immigrazione, oltre a perdere quel poco di prestigio internazionale che ancora ci resta. Altro che reddito di cittadinanza, saremo destinati tutti alla fame. Meditate. Meditate anche voi sinistri dell'opposizione se vi interessa il vostro Paese.
Rinaldi Rinaldo
Padova

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