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20/01/2019

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La Nuova Sardegna

di Enrico CartawNEONELIIl canto a tenore batte i ministeri per i Beni Culturali e per l'Economia e le loro nebulose procedure. Il coro di Neoneli vince il primo round, ma proprio come avviene nei combattimenti di boxe è una di quelle riprese in cui l'avversario è finito ripetutamente al tappeto e solo il gong l'ha salvato dalla resa per ko. Il pronunciamento dei giudici della seconda sezione del Tar del Lazio, in un colpo solo, blocca la procedura di assegnazione di un milione di finanziamenti pubblici e, con la sua ordinanza, riapre le porte a chi misteriosamente o forse non tanto misteriosamente era stato tagliato fuori.La procedura inizia con un bando che mette a disposizione una bella fetta di sovvenzioni pubbliche per la "Salvaguardia del patrimonio musicale tradizionale" e si chiude con il decreto interministeriale pubblicato ad agosto e quindi in vigore da settembre. È allora che, nonostante avesse presentato un progetto assai articolato, il Coro a Tenores Cultura Popolare di Neoneli scopre di non rientrare tra i beneficiari del finanziamento. In gara inizialmente c'erano 74 progetti, ma tre erano stati esclusi per vizi di forma già in partenza. Erano quindi rimasti in 71 ad aspirare a una fetta della torta che deve servire a rinforzare l'azione di chi continua a mantenere in vita una cultura millenaria. Non tutti i progetti sono però finanziabili - il numero massimo è di venti - e capita anche di restare esclusi quando si partecipa a dei bandi di gara. È quello che è successo ai Tenores di Neoneli che hanno quindi voluto dare uno sguardo alle motivazioni di tale scelta e hanno scoperto che qualcosa nell'ingranaggio non aveva funzionato come avrebbe dovuto. Così hanno deciso di presentare ricorso al Tar del Lazio. L'avvocato Giovanni Cau ha ottenuto la sospensiva del decreto interministeriale e quindi anche la contestata elargizione di fondi pubblici.In particolare è la posizione di uno dei commissari chiamati a valutare la bontà dei progetti ad aver ingenerato i dubbi sulla liceità della procedura. Il Maestro Ambrogio Sparagna ha infatti, nella sua attività lavorativa, rapporti con alcune delle associazioni che hanno ottenuto finanziamenti. Nel ricorso ne viene indicata qualcuna evidenziando anche come non siano associazioni che regolarmente si occupano della valorizzazione delle tradizioni etniche attraverso la musica. È il caso del Collettivo Teatrale Bertolt Brecht che aveva ottenuto 35mila euro o della compagnia teatrale sarda Actores Alidos che, nel progetto dichiara candidamente di svolgere solo attività amatoriale nel campo della musica. Eppure ha ricevuto 75mila euro come contributo. Sono due esempi indicati nel ricorso, dove si evidenzia che il Maestro Ambrogio Sparagna ha avuto modo di collaborare con entrambe tramite l'agenzia Finisterre Management che promuove eventi folk e di world music. Incompatibilità, conflitto d'interessi e imparzialità a rischio: ecco perché il Tar ha bloccato tutto.

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